Camera

«Per Caorso sono stati rispettati gli impegni»

Data: 30/07/2005

Ennesima fumata nera, giovedì sera, per il bilancio della Sogin. Gli azionisti non hanno ratificato il bilancio dell'esercizio 2004 a causa della "tensione" con l'Autorità per l'energia e il gas, chiamata a vigilare sui costi finanziati con la bolletta elettrica, che ha contestato la contabilizzazione di 4,8 milioni di euro. Il problema?
Per esempio certe spese per gli uffici a Mosca. Sogin ha fatto ricorso al Tar della Lombardia e ora si attende di raggiungere un accordo.
Evidentemente ancora un po' difficile. Intanto continua ad essere anche rimandato il rinnovo dei vertici.
Il costo complessivo del programma di smantellamento degli impianti nucleari elaborato da Sogin è di 2,65 miliardi di euro in vent'anni per le centrali nucleari, 6 miliardi di euro in 10 anni per gli impianti del ciclo del combustibile. La copertura dei costi è assicurata da due diverse fonti di finanziamento un fondo di circa 333,11 milioni di euro
conferito all'atto dello scorporo delle attività nucleari dall'Enel e una componente tariffaria sul prezzo dell'energia elettrica attualmente pari a 0,04 centesimi di euro al kWh. Il programma operativo è sottoposto annualmente a verifiche di efficienza e congruenza da parte dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, che determina l'entità degli oneri nucleari da addebitare sulla componente A2 della tariffa
elettrica ed è lì che l'Authority non vuole inserire i 4 milioni e 800 mila euro considerati extra alla "commessa nucleare".
Sulla questione dei sottomarini nucleari dell'ex Urss abbiamo chiesto all'onorevole leghista Massimo Polledri, esponente della commissione per le attività produttive, che si recò a Mosca per l'inaugurazione degli uffici con Paolo Mancioppi, membro piacentino del Cda di Sogin.
«La decisione di intervenire in Russia venne presa al G8 di Roma per svuotare gli arsenali nucleari e riempire i granai. E' un'opera che rende merito al Paese: smontare armi atomiche e renderle inoffensive».
Il deputato di An Tommaso Foti preferisce invece parlare di quello che Sogin è stata chiamata a fare e che sta facendo. «Non so se le barre cominceranno a partire entro il 2005 o dall'inizio del 2006, e credo che per saperlo bisognerebbe sapere quale ditta si è aggiudicata il
bando per il riprocessamento e come intende pianificare il lavoro di allontanamento. Quello che so è che le cose stanno andando avanti come annunciato a gennaio dai vertici di Sogin a Caorso, alla presenza della
cittadinanza, dei parlamentari e delle istituzioni. La presentazione alla stampa delle attrezzature pronte per le operazioni che porteranno via il combustibile e l'annunciare una serie di provvedimenti viari e di iter autorizzativo insieme al Comune, alla Provincia e alla Regione
mi sembra la dimostrazione evidente che tutto sta proseguendo per il meglio. E se l'allontanamento delle barre, la fase più urgente dello smantellamento, costa 300 milioni di euro direi che quelli ci sono. Le
questioni di bilancio non mettono in pericolo quello che a Caorso è stato promesso e che Caorso attende da anni. Non va dimenticato che parliamo di operazioni delicate, il nucleare è un terreno minato».

da La Cronaca

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