Data: 21/11/2010
«Piacenza rappresenta uno dei punti strategici più importanti nel nostro paese e sarà sicuramente al centro di questo nostro progetto che si pone l'obiettivo di far crescere l'Italia nel settore delle infrastrutture e del trasporto merci». A sostenerlo è il Sottosegretario alle Infrastrutture Bartolomeo Giachino, che ieri mattina è stato ospitato nella nostra città dal Pdl locale per presentare il nuovo piano nazionale della logistica e le sue possibili connessioni con la nostra città. Si intitola appunto "Piacenza e il nuovo piano nazionale della logistica" l'intervento che Giachino ha illustrato all'auditorium di Sant'Ilario, in compagnia degli esponenti del centrodestra locale: il presidente della Provincia Massimo Trespidi, il parlamentare Tommaso Foti ed il vice-coordinatore regionale Giampaolo Bettamio. Una relazione che è servita a capire come il Governo intenderà agire nel settore della logistica nei prossimi anni, potenziandolo e cercando così di recuperare il terreno perduto a causa della crisi economica, e come Piacenza potrà essere protagonista all'interno di questo progetto puntando essenzialmente sulla propria posizione geografica, cerniera di importanti collegamenti, e sulla rendita che potranno portare le merci che saremo in grado di attirare dal nord Europa. Lo spiega così lo stesso Giachino: «Ogni anno almeno due milioni di container di merci arrivano da lì e vengono smistate dai nostri porti, a 300 euro l'uno. Ma se venissero gestite su strada da una realtà come Piacenza, con le tasse di trasporto e altro, frutterebbero ben 2300 euro l'uno, garantendo un ricavo di 40 miliardi. Per questo bisogna investire nella logistica, soprattutto qui, centro di autostrade e tangenziali cruciali per i trasporti». In un discorso più ampio, il piano proposto da Giachino punta a sostenere il settore logistico per aumentare le inefficienze presenti, diminuendole di almeno 10 punti all'anno (ora si calcola che comportano una perdita di 40 miliardi), in attesa che vengano realizzate le grandi infrastrutture previste per i prossimi 10-12 anni. «Non possiamo aspettare così tanto - afferma il sottosegretario - per cui abbiamo stilato un rapporto con gli operatori che ci hanno segnalato 47 azioni da mettere in moto, a costo zero, dal gennaio 2011. Se riusciremo così ad aumentare l'efficienza delle infrastrutture già esistenti arriveranno più merci dagli altri paesi e ci sarà più lavoro, con un innalzamento del Pil stimato intorno allo 0.5 %».
Giachino ha in seguito invitato i presenti ad inviargli personalmente proposte in materia, o riferendole ai politici locali, che non si sono certamente lasciati sfuggire l'occasione di presentare le peculiarità del nostro territorio. Se Foti ha asserito che Piacenza «potrà dire la sua soprattutto nel nord-est e nel nord-ovest», Trespidi è stato più specifico elencando una serie di politiche messe in atto dalla Provincia per il consolidamento nel campo dei trasporti: «Ci poniamo l'obiettivo di essere sempre più una cerniera per le autostrade A21 e A1, rispetto al sistema metropolitano di Milano ed a quello centropadano, e di recente abbiamo avviato una ricerca per diventare uno snodo centrale anche lungo i due corridoi europei Lisbona-Kiev e Genova-Rotterdam». Presente in sala, anche l'assessore comunale ai trasporti Pierangelo Carbone, nonostante la diversa appartenenza politica, ha voluto esprimere il suo parere in termini positivi: «Ho sentito dei discorsi preparati con cura, sono contento perché le scelte che faremo in questo settore ci indirizzeranno verso un senso preciso per i prossimi 15-20 anni. Noi politici dobbiamo quindi mettere a tacere i tamburi di guerra e cooperare tutti insieme, Comune e Provincia. In particolare dobbiamo continuare a fare ciò che abbiamo già iniziato, farci sentire in Regione per rivendicare il nostro ruolo da protagonisti, perché finora ci hanno posto dei limiti impedendoci di crescere in un'ottica nazionale, ma è una cosa che non ci possiamo più permettere e va chiarita entro il 31 dicembre, altrimenti rischiamo che venga spostata in agenda».
Gabriele Faravelli
