Data: 27/04/2009
Un decreto di semplificazione delle norme edilizie e leggi regionali per incentivare l'ampliamento delle abitazioni, escludendo centri storici e aree protette. Il governo si sta muovendo in questo senso, dopo l'intesa raggiunta con le Regioni, per attuare una misura anticiclica che possa rimettere in moto il settore delle costruzioni. Ma mentre si elaboravano questi provvedimenti, è arrivato il terremoto dell'Abruzzo e ora l'esecutivo sta limando le misure per inserire anche incentivi a costruzioni antisismiche. La maggioranza plaude all'iniziativa, il Pd chiede miglioramenti significativi.
Per Tommaso Foti si tratta di «una scelta di buon senso e rappresenta una straordinaria opportunità per il rilancio del settore edilizio e, quindi, dell'economia. Nel pieno rispetto della fisionomia dei centri storici e dei vincoli architettonici e paesaggistici - osserva il deputato Pdl - il piano fa proprie le attese dell'opinione pubblica di potersi confrontare con regole semplici e che consentano un modesto aumento della volumetria degli immobili posseduti». Foti ritiene che «al di là della sterile e patetica propaganda della sinistra, i Presidenti delle Regioni hanno colto l'importanza e le finalità del provvedimento, raggiungendo rapidamente un accordo con il Governo sulle modalità ed i tempi di attuazione dello stesso. La semplificazione delle norme edilizie e la possibilità all'aumento della cubatura per case mono e bifamiliare non si configurano, dunque, né come una deregulation né come un incentivo alla cementificazione, ma forniscono una risposta concreta e di buon senso alle esigenze delle famiglie italiane». Anche dal Carroccio si parla di piano «positivo. La Lega - precisa Massimo Polledri - ha chiesto il rispetto del ruolo delle Regioni, poi bisogna dire che le regioni dovrebbero fare meno politica. L'intesa è positiva in particolare per le giovani coppie che fanno fatica a trovare casa senza svenarsi. E' un piano di buon senso, geniale che aiuta le famiglie e fa molto bene all'economia. Non è vero - chiude il parlamentare - che si voleva cementificare, anzi forse si poteva avere più coraggio perché così nei condomini si potrà fare poco. Comunque saranno 10 milioni gli italiani che potranno ingrandire la propria abitazione senza troppa burocrazia».
«Intanto chiamiamolo piano edilizia che piano casa è una parola grossa», attacca Pier Luigi Bersani, che poi precisa: «Rispetto a come si era partiti, con l'intervento serio delle Regioni, si è arrivati ad una cosa abbordabile e che può avere delle opportunità, soprattutto dove si incoraggiano i rifacimenti, anche alla luce del terremoto». Ma per l'ex ministro «resta insufficiente l'incentivazione alle ristrutturazioni e resta vaghissima la parte che riguarda l'edilizia residenziale pubblica. Su questo abbiamo solo parole e nessun riferimento a intenzioni credibili. Insomma, visto anche quello che è successo in Abruzzo - chiude il responsabile Economia del Pd - bisogna passare dalle deroghe alle norme, ossia a un concetto ordinato di regole, non burocrazia ma regole serie».
Anche Maurizio Migliavacca ritiene «apprezzabile l'intesa tra governo e Regioni, ma si possono fare passi avanti. L'accordo segna un cambiamento rispetto all'iniziativa del governo che avrebbe prodotto una deregulation con effetti devastanti. Adesso il provvedimento è su binari più accettabili anche in ottica anticiclica: si potranno ampliare solo certe abitazioni e le ricostruzioni permetteranno un miglioramento degli edifici». Ma, aggiunge il deputato, «c'è da chiedersi se non convenga, alla luce del terremoto in Abruzzo, riflettere sul patrimonio edilizio che in gran parte del paese non è antisismico: si potrebbero prevedere incentivi pubblici per costruire o ristrutturare con standard di sicurezza». Altre modifiche dovrebbero riguardare «una maggiore efficienza energetica e una risposta in termini di edifici popolari per l'affitto. Così si potrebbe creare un vero pacchetto casa e non uno spot».
Paola De Micheli, premesso che «in realtà il piano casa non esiste ancora», ma solo «indiscrezioni giornalistiche, l'idea di prendere un'iniziativa di semplificazione per rilanciare il mercato dell'edilizia privata è positiva se si rispettano alcuni criteri: l'impatto ambientale, la sovranità degli enti locali, la responsabilità vera dei professionisti e certezza dei controlli». Un piano casa, osserva la deputata Pd, «dovrà essere occasione di miglioramento del patrimonio immobiliare privato, ma dovrà occuparsi anche del pubblico, con un rilancio dell'edilizia sociale e intervento drastico di incentivi all'affitto, come già da me proposto con la cedolare secca e l'aumento della detrazione Irpef».
Marta Tartarini
