Data: 05/07/2009
Far chiarezza sul nuovo stabilimento militare previsto a Piacenza, sulle sue funzioni, sulla forza lavoro e sulle caratteristiche strategiche che dovrà avere. E' quanto chiede l'onorevole e coordinatore provinciale del Pdl, Tommaso Foti, affiancato da lavoratori del Polo di Mantenimento Pesante Nord - Carlo Covini, Gianni Agosti e Michele Paradiso - invitando le istituzioni locali a convocare il tavolo militare al più presto perché vengano accertate le reali esigenze dello Stato Maggiore dell'Esercito alla luce delle modifiche al nuovo modello di Difesa e dopo la visita del generale Fabrizio Castagnetti.
Sullo sfondo, l'impoverimento di lavoratori del polo, ma anche nuovi scenari per l'Esercito, l'esigenza di un confronto politico chiaro e stringente con i militari.
Nel 1995 gli stabilimenti in "grigioverde" di Piacenza contavano su 1.370 dipendenti - enumera Foti nel corso di una conferenza stampa - siamo oggi a 920, con la prospettiva di scendere a 700 nel 2015, una curva declinante pari a quella toccata al polo energetico. «Bisogna invece mettere in campo azioni per rendere il polo più competitivo», mobilitando tutti gli attori interessati, si sottolinea.
E oltre all'aspetto occupazionale, c'è un lato legato alle aree militari. Per il deputato del Popolo delle Libertà l'agenzia che dovrebbe incamerare i beni militari includerà i servizi ma non la parte immobiliare, per la quale dovrebbero invece restare in piedi gli strumenti degli accordi di programma su aree dismissibili.
Tirando le somme: «E' necessario riunire il tavolo militare e riflettere sulla situazione, dare corpo ad una proposta che, fino a quando resterà un esercizio accademico o indefinito, rischia di non concretizzarsi mai». Dopo il protocollo firmato dal sindaco Roberto Reggi e dall'allora sottosegretario Giovanni Lorenzo Forcieri, che esprimeva precise volontà sulla realizzazione del nuovo polo militare industriale, ora si tratta di disegnare un perimetro preciso al progetto, di tradurlo in un piano industriale. Dovrà essere il tavolo ad interloquire in modo chiaro con l'Esercito: «Costruiamo un documento certo». I lavoratori intanto insistono sulle eccellenze internazionali del Polo: l'attività di diagnosi e riparazione di mezzi, la rimozione di strumenti contenenti radionuclidi attivi, per citare due esempi. Valori e specializzazioni da salvaguardare. Oltretutto oggi c'è aria di stasi sugli stabilimenti: il Laboratorio Pontieri, da dismettere, è stato svuotato in gran parte di persone, una cinquantina sono ancora in loco, con duplicazione di costi gestionali.
pat. sof.
