Data: 09/12/2005
Un'anomalia seria e grave della maggioranza di centro-sinistra che ha espresso Reggi sindaco è quella di non avere una visione unitaria dello sviluppo urbanistico del nostro territorio
Non so se a Piacenza la cultura del sospetto abbia attecchito in misura maggiore o minore rispetto alle aree limitrofe, anch'esse con vocazione ""provinciale"".
Una cosa però mi sento di dire, senza avere la pretesa di correggere o convincere né gli alleati del centro-destra, né gli avversari politici: le scelte urbanistiche vanno fatte prescindendo sia dalle persone interessate, sia dai furori ideologici.
Un'anomalia seria e grave della maggioranza che ha espresso Reggi sindaco è quella di non avere una visione unitaria dello sviluppo urbanistico del nostro territorio.
Lo riprova il fatto che la maggioranza di sinistra-centro non è stata quasi mai autosufficiente nelle scelte urbanistiche ogni qual volta una pratica è stata sottoposta all'esame del Consiglio Comunale.
Logico, quindi, che l'opposizione di centro-destra ciò abbia fatto rilevare, assumendo un atteggiamento responsabile (senza ostruzionismi preconcetti), ma ben lontano da ogni pateracchio.
Dette considerazioni dovrebbero suggerire, a mio avviso, agli amici del centro-destra un atteggiamento meno ""animoso"" rispetto alle pratiche (esaminate o in fase di esame) riguardanti la Paver.
Diventa diversamente difficile comprendere quale idea di sviluppo del territorio abbia il centro-destra se si ricorre ad argomentazioni che di ""amministrativo"" ben poco hanno, per contrastare l'ampliamento (per altro di fatto già realizzato) di una azienda.
Ciò, soprattutto, in un periodo di facili delocalizzazioni e, quindi, di rischi concreti di assistere al ripetersi di ciò che si verificò negli anni '60 quando tanti imprenditori piacentini furono costretti (per la miopia delle classi dirigenti di allora) a insediare nel ""basso milanese"" la propria azienda.
Se poi si teme di ""regalare"" classificazioni urbanistiche destinate a rimanere tali sulla carta (si pensi alla vicenda Dossi di Roncaglia-Mandelli o Imepeb-Astra) allora si potrebbe pensare di legare le stesse all'apposizione di un vincolo, magari quinquennale, di inalienabilità dell'aree interessate.
Ciò affermo nella convinzione piena che sia sempre più necessario favorire, nel nostro territorio, la diffusione della cultura del ""fare e far fare"", con buona pace di chi si periterà di iscrivermi nell'elenco degli amici di Parenti.
di Tommaso Foti
