Camera

Polledri: «Un brutto colpo
per i sogni romani di Reggi»

Data: 15/12/2010

piacenza - «Chi era partiro per suonare, finì per essere suonato». Usa una metafora popolare il parlamentare piacentino del Popolo della libertà Tommaso Foti per commentare l'esito del voto di fiducia al governo di ieri. «Quando si mette insieme il cartello degli sconfitti a quelli a cui piace perdere - aggiunge - non può che finire così. Anche se onestamente non c'è da cantare vittoria, con una maggioranza così risicata alla Camera ci sono solo due alternative. La prima: chi ha presentato in modo irresponsabile questa mozione trovi almeno la responsabilità di sostenere il governo per continuare con le riforme che abbiamo iniziato. Se viceversa il fronte degli sconfitti vuole rimanere tale, la cosa più semplice è andare alle elezioni, dove sanno benissimo che incasserebbero una batosta ancora peggiore». Altrettanto chiaro sulle possibili dimissioni Gianfranco Fini: «Sarebbe più opportuno, soprattutto per lui, scegliere se tornare a fare solo il presidente della Camera oppure sostenere il suo nuovo partito: non può fare allenatore, giocatore e arbitro nello stesso momento».
Il deputato leghista Massimo Polledri non ha dubbi: «E' stata innanzitutto una vittoria culturale e dei valori, lasciare l'Italia in mano a chi si lascia condizionare dalla piazza, spesso violenta come quella di ieri, non avrebbe fatto bene al Paese. Ha vinto Silvio Berlusconi, non so con che coraggio Fini tornerà a presiedere le sedute». Non manca una frecciata con un bersaglio locale: «Credo che tra i più arrabbiati ci sia il sindaco di Piacenza Roberto Reggi, che vorrebbe venire a Roma in Parlamento: sognava le elezioni anticipate, sarà rimasto deluso. Fermo restando che non sarà facile convincere Paola De Micheli a rinunciare».
Dall'altro fronte, proprio la De Micheli (Partito democratico) usa parole di fuoco contro il centrodestra: «Che il governo potesse ottenere una fiducia risicata era lo scenario che si era profilato, Berlusconi ha messo pesantemente le mani nel gruppo di Futuro e libertà e lo si è visto. Tuttavia dopo il voto non cambia molto, questo governo non ha futuro: da domani riprendono i lavori del parlamento e l'esecutivo alla prima occasione andrà di nuovo sotto. Probabilmente tenterà di allargare la strettissima maggioranza, dopo le feste ritornerà alla carica con Casini». La deputata ha vissuto con molta partecipazione i lavori alla Camera: «A Montecitorio si respirava un'atmosfera carica di tensione, con scaramucce verbali frequenti. Sono rimasta angosciata da certe scene che si sono viste nell'emiciclo, certi comportamenti addicono più allo stadio che alla sacralità delle nostre istituzioni. E' deprimente aver la sensazione di aver a che fare con una tifoseria, piuttosto che con gli avversari politici. Il nostro segretario Pierluigi Bersani - conclude - ha fatto un discorso puntuale ed emozionante, uno dei suoi migliori da quando è leader del Pd. E' stato chiaro nella definizione della nostra strategia: da un lato demolire un centrodestra sempre più debole e percorso da contraddizioni, e dall'altro sforzarsi di costruire un'alternativa di governo più solida».
Non meno duro, l'altro onorevole democratico piacentino, Maurizio Migliavacca: «E' stato messo il sigillo dell'ufficialità su tre fatti: la differenza tra la maggioranza e l'opposizione è passata da cento a tre deputati, il centrodestra è esploso e con la sua iniziativa il Pd ha prodotto il risultato che è sotto gli occhi di tutti: il governo Berlusconi è arrivato al capolinea, come si vedrà già nelle prossime votazioni parlamentari».
Michele Rancati

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