Data: 27/07/2010
Il sindaco di Rottofreno, Giulio Maserati, ha approfittato del fine settimana per fare un giro in bicicletta sul cantiere del ponte sul Trebbia. Ma non ha trovato anima viva e la gita gli è decisamente andata di traverso. Perché non si vedono i lavori? La Provincia ieri in commissione ha dato alcune risposte. Una su tutte: «Fra dieci giorni dovrebbe partire il cantiere». Con sette mesi di ritardo, una struttura tutta in ferro e alleggerita di 60mila euro di costi che saranno equamente spartiti tra Provincia e ditte.
APPROVATA LA VARIANTE I 60 documenti che compongono la variante migliorativa presentata tempo fa dalla società d'impresa temporanea formata al 60% dalla Cir di Ferrara e da altre due imprese piacentine, Edilstrade building e Maserati di Sarmato, dopo il ritiro della Barabaschi di Podenzano, sono stati ufficialmente approvati come dimostra una determina dirigenziale della metà di luglio.
PRESSING DEI SINDACI Il sindaco Maserati si è fatto il classico nodo al fazzoletto. Perché questa volta quello che hanno avviato i sindaci di Piacenza, Roberto Reggi, Gragnano, Andrea Barocelli e Rottofreno è un vero e proprio pressing, come dimostrato dall'ultimo appello inviato in corso Garibaldi ieri, poco prima della commissione, per mettere il ponte "fantasma" ai raggi x. Perché, quando di mezzo c'è una maxi opera da 26milioni di euro, fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio: «Ogni giorno - ha commentato Maserati - mi sento sollecitare da migliaia di cittadini».
SETTE MESI DI RITARDO: FINE A NOVEMBRE 2011 Ecco il quadro dei ritardi: 120 giorni di attesa in più causati dalla bonifica bellica, 58 giorni di attesa in più per il ritrovamento della discarica abusiva, 32 giorni di attesa in più per i fenomeni atmosferici (neve etc). Totale: 210 giorni di ritardo, pari a sette mesi complessivi.
«Per questi motivi la fine del cantiere è prevista per la metà di novembre del 2011 e non più ad aprile», ha spiegato l'assessore Sergio Bursi.
IL PONTE IN FERRO «Il ponte - ha spiegato il dirigente Pozzoli - sarà in struttura metallica in acciaio anziché in cemento armato. Sarà modificato il sistema di fondazione profonda (tra i 33 e i 20 metri), costituito da pali di 1200 mm sotto le spalle e pali di grandissimo diametro, 2800 mm sotto ogni pila del viadotto. Si adatterà inoltre alle recenti norme antisismiche e comporterà una riduzione del costo d'opera. Saranno necessarie meno persone sul cantiere, non cambierà esteticamente e sarà costruito sul posto».
FOTI: «NESSUNO SAPEVA DELLE BONIFICHE? » Non è solo la minoranza ma anche l'onorevole Tommaso Foti del Pdl a incalzare gli ingegneri della Provincia, Andrea Reggi e il dirigente Stefano Pozzoli, sui ritardi. Reggi ha precisato che «l'autorità militare ha richiesto una bonifica bellica più profonda, a sette metri. Durante queste operazioni abbiamo trovato anche la discarica occultata a due metri di profondità e risalente a 22 anni fa».
BOIARDI: «FERRO E CEMENTO SONO DIVERSI» All'ex presidente Gianluigi Boiardi (Nuovo ulivo) non torna il cambio di materiale e il ritardo nella comunicazione, fatta a determina firmata. «Un conto è un ponte in ferro, un altro conto è un ponte in cemento armato». E l'assessore Bursi: «Anche il nuovo ponte sul Po è in ferro».
Elisa Malacalza
