Data: 27/04/2010
«La Lega in tutta l'Emilia Romagna, ha ricordato la festa della Liberazione, il segretario del Carroccio emiliano Alessandri ha tenuto l'orazione ufficiale a Guastalla, l'onorevole Polledri a Bobbio». Così il Carroccio risponde ai Giovani del Pd che avevano segnalato polemicamente l'assenza domenica in piazza Cavalli dei deputati dei deputati del centodestra Tommaso Foti (Pdl) e Massimo Polledri (Carroccio).
«E' inutile nascondersi dietro un dito: lo si voglia ammettere o meno, la mia presenza sarebbe giudicata una provocazione da parte di una minoranza, quella però solitamente molto rumorosa, e finirebbe per caricare di divisione e di tensione (con conseguenze inevitabili sull'ordine pubblico) un'iniziativa che invece deve unire e pacificare gli animi». Così ha spiegato sul punto Foti, secondo il quale «il trattamento riservato, in modo premeditato», a Trespidi «è la più lapalissiana dimostrazione che, al di là delle parole dei giovani democratici, il 25 aprile è inteso da alcuni - neppure troppo irrilevanti sotto il profilo politico e istituzionale, se è vero che sono rappresentati nella giunta Reggi - come una festa per molti, ma non per tutti».
«Per evitare, dunque, che la mia presenza fornisca il pretesto per ulteriori chiassate ai professionisti della contestazione», dice Foti, «continuerò ad astenermi anche in futuro dal partecipare alle celebrazioni ufficiali del 25 Aprile, salvo che la mia presenza non fosse condivisa anche dall'Anpi».
Ma «la nostra critica era rivolta non esclusivamente all'assenza dalla piazza, ma era solo la prova provata che una parte del Paese non si riconosce appieno in questa giornata e non ne condivide lo spirito di memoria storica», è la controreplica dei Giovani democratici: «Non è la presenza in Piazza la discriminante, ma l'operato nel quotidiano e visto che da ormai lungo tempo il governo che gli on. Foti e Polledri sostengono, mina alle radici la Costituzione figlia di quel 25 aprile, è evidente che non si ricorda con piacere quello che rappresenta il punto più alto del civismo italiano».
