Data: 09/06/2009
Piacenza - La prima volta al timone della Provincia. Per il centrodestra piacentino il successo è un'ubriacatura promessa ma non meno travolgente, è la festa annunciata da un vento politico che non ha mai soffiato così forte. C'era fame di vittoria va ripetendo il neo-presidente Massimo Trespidi che con il 52,3 per cento di preferenze stacca di dieci lunghezze l'uscente Gian Luigi Boiardi.
Ecco l'euforia "a caldo" degli alleati. La Lega Nord incassa il risultato migliore di sempre (16.7 per cento). Il parlamentare Massimo Polledri, casco verde da operaio calato in testa, apre i cantieri di una politica improntata sulla sicurezza e incassa «una valanga di voti che dalla montagna arriva in pianura - commenta - Abbiamo Carpaneto, Besenzone, Pecorara, San Giorgio ed esplodiamo a Bobbio con il 40 per cento che premia Roberto Pasquali, un successo da far invidia a Varese e a Bergamo, una percentuale bulgara, a Morfasso scaliamo il 23 per cento». Le ragioni profonde? Voglia di autonomismo coniugata con il federalismo leghista. «Ci hanno votati molti delusi da Fini che cambia idea e sbanda in curva, - morde Polledri - chi non trova sicurezza, chi a sinistra non vede garanzia per i posti di lavoro». Ma la Lega non è per le camicie rosse o nere: «Siamo per una politica pragmatica e concreta e il nostro valore aggiunto portato alla coalizione si è visto, quando la Lega si schiera subito, si vince».
E festeggia Maurizio Parma, capogruppo della Lega Nord in Regione e vice-presidente in pectore della Provincia, conferma che il Carroccio avrà tre assessori, che è risultato determinante per la vittoria nel dare una svolta all'immobilismo, che punterà sulla sicurezza. Cauto nell'analisi degli errori dell'avversario: la caduta di Boiardi è tutta in provincia dove si è stravinto («Reggi in città lascia un buon ricordo») e apre spazi di vittoria a Castellarquato, Ziano, Sarmato. Il botto al primo colpo? «Ci abbiamo creduto e poi quando un presidente uscente ha come primo obiettivo di arrivare al ballottaggio... ».
Soddisfazione, mescolata ad una goccia di comprensibile amarezza pensando alla sfida per le Provinciali di cinque anni fa, sembra di avvertire nel tono del coordinatore provinciale del Pdl, l'onorevole Tommaso Foti, che contese senza successo a Boiardi la poltrona di via Garibaldi, ma non ebbe l'appoggio della Lega al primo turno. Il Pdl oggi porta a casa il 34,18 per cento (Europee), un punto in meno rispetto al 35,4 delle Politiche dello scorso anno e al 35,6 per cento del risultato nazionale del Pdl di oggi.
«Cinque anni fa? C'erano condizioni politiche diverse, senz'altro sono migliori questa volta e dal primo turno, con il coinvogimento della Lega e soprattutto con l'Udc, fondamentale per il risultato». Stavolta il raggruppamento si rafforza al 55,6 per cento. Errori dell'antagonista Boiardi? «Non mi occupo degli errori degli altri, abbiamo fatto molte cose giuste, sono soddisfatto per una campagna elettorale corretta, penso che si debba dare ora la dovuta considerazione a chi si è impegnato in questa bella avventura». Cosa cambierà nella macchina dell'ente? «Massimo conosce bene il meccanismo, non vedo problemi, è un ambiente molto diverso dal Comune, c'è meno tensione politica, penso che nessuno si troverà a disagio». Sicuro e senza scosse si prevede il dialogo con Palazzo Mercanti.
Antonio Agogliati insiste sul valore di aver costruito una buona coalizione, sull'aver fatto tutto il possibile per emergere al primo turno («il ballottaggio non ci sorride spesso e volentieri»), resta il grande orgoglio di aver vinto in una regione "rossa" per antonomasia come l'Emilia Romagna: «Una vittoria che ci ripaga di amarezze, ora ci tiriamo su le maniche e lavoriamo per il buon governo. Il dialogo fra Comune e Provincia? Uno dei primi atti sarà incontrare tutti i sindaci per instaurare un rapporto collaborativo. Gli errori di Boiardi? «Gli errori si commettono in cinque anni di amministrazione, indipendentemente dal vento politico. Gli italiani sono maturi, sanno come votare» conclude Agogliati.
Il centrodestra coglie un risultato importante, frutto di un lavoro senza antagonismi sulle singole performance ma teso all'unità, conviene Andrea Paparo, capogruppo Pdl a Palazzo Mercanti e in odore di diventare assessore provinciale («Ma è la sola cosa di cui non abbiamo parlato con Massimo»).
Il territorio ha apprezzato una candidatura radicata, capace di scalzare una gestione egemonica. «E' un'avventura nuova ma a differenza delle vittorie di anni fa, oggi il centrodestra ha formato una classe dirigente all'altezza della nuova sfida». Nel dialogo con il Comune varrà l'alternanza come valore positivo, meglio che non vi sia egemonia fra enti («stimola di più»).
Le forze più piccole sono pure contente dei voti messi in saccoccia. Pier Paolo Gallini (Udc) non nasconde l'aspirazione per il suo raggruppamento di entrare nell'assetto amministrativo e fa rilevare il traguardo del 4.7 per cento (cinque anni fa fu il 3,4), non danneggiato dalla lista di centro (Squeri, ndr) in competizione. «Speravamo nel primo colpo, ci ho sempre creduto. Il trend nazionale ha inciso moltissimo, certo Boiardi è un avversario di rispetto, ma forse ha preferito appoggiarsi ad una posizione di sinistra tout court».
Per Pietro Busconi, vice-presidente del movimento Pensionati Emiliani, lo 0.96 per cento vuol dire raddoppiare la dote rispetto alla prima e precedente discesa in campo (ottenne lo 0,47) e aver centrato l'obiettivo: «Ci siamo spesi molto sul candidato, abbiamo puntato sul cavallo vincente, ora speriamo che ne nasca un'attenzione specifica sul sociale, come concordato». Anche Riccardo Palmerini (Alleanza sociale) apprezza lo 0.70 per cento dei consensi: «Siamo contenti due volte, per l'elezione di Massimo perché noi, in tempi non sospetti, siamo stati fra i primi ad indicarlo come presidente. E anche se il nostro non è il risultato atteso, speravamo in qualche decimale in più, siamo andati bene, muovendoci con le nostre sole forze e 24 persone che non avevano mai fatto politica prima».
E anche da una posizione esterna arrivano commenti a favore, come quelli di Giorgio Soprani, segretario regionale del Partito Pensionati, che rivendica un merito: «Non ci siamo presentati per non rompere equilibri, per evitare di essere invasivi verso la strategia politica adottata». Soprani apprezza anche il successo della Lega «molto significativo, cosa che non avvenne quattro anni fa con la discesa in campo di Molinaroli per la presidenza della Provincia».
Patrizia Soffientini
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