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Primarie PDL; «Chi ha "talenti" si faccia avanti»

Data: 26/06/2011

Ha lanciato la proposta delle primarie nel centrodestra. E ora lancia messaggi al suo partito, agli alleati e pure agli sfidanti. Tommaso Foti, parlamentare e coordinatore provinciale del Pdl, ha di fatto imboccato il corridoio che conduce alla campagna elettorale per le Comunali del 2012. Un appuntamento che, dopo dieci anni di ininterrotto governo di centrosinistra, il centrodestra non potrà permettersi di fallire. Proprio ieri, in quel di Caorso, si è tenuto il primo dei tre incontri organizzati dal Pdl per testare gli umori della base (dibattito di tre ore, erano presenti Foti, Pollastri,
Trespidi, Barbieri, Bursi e i sindaci Maffini, Ciammaichella, Callori, Papamarenghi e Marcotti). Per capire cosa chiede, dove bisogna correggere, dove concentrare gli sforzi. Il 7 luglio l'appuntamento sarà invece a Piacenza (alle 20,45 alla Circoscrizione 1) e proprio in quella sede il tema clou sarà quello delle elezioni. Ma intanto in questa intervista Foti ara il terreno e, dopo aver aperto alle primarie, sembra chiedere ai suoi:
«Chi vuole e ha i "talenti", si faccia avanti».
Onorevole Foti, dunque nel Pdl si aprirà una discussione franca, lei ha detto. Il governo ha subìto un
paio di duri colpi (amministrative e referendum). Ha la sensazione che la gente si stia staccando? Secondo lei il Governo riuscirà a fare quelle riforme promesse? E' vero, come qualcuno sostiene che siamo al capolinea del "berlusconismo"?
«Le elezioni di metà mandato sono sempre politicamente pericolose per il Governo in carica. Dal 2008 quando Berlusconi ha rivinto trionfalmente delle elezioni, che due anni prima lo avevano visto perdere rispetto a Prodi, le cose sono profondamente cambiate. La crisi internazionale ha colpito anche quel ceto medio che rappresenta una parte determinante dell'elettorato del centrodestra. Era già stato un miracolo vincere le Europee e le amministrative del 2009 e poi le Regionali 2010. All'estero non è stato così. Oggi in Francia Sarkozy vale meno del 18%, in Germania quello della Merkel perde nei lander tradizionalmente favorevoli, in Spagna Zapatero ha perso recentemente nelle sue roccaforti tradizionali. Gli è rimasta Vigo che per i socialisti spagnoli rappresenta quello che è Bologna per gli ex comunisti italiani. Dunque parlare della fine del berlusconismo in relazione ai risultati della recente tornata amministrativa mi pare più un desiderio della sinistra che una reale volontà degli italiani. D'altra parte chi ha memoria politica sa che dopo il 1974 ed il 1975 venne il 1976».
Scusi, cosa intende dire?
«Nel 1974 dopo i referendum sul divorzio il Pci si illuse di aver sconfitto un fronte conservatore costituito da preti e democristiani. Nel 1975 questa convinzione si radicò fortemente tanto è che nelle amministrative la Dc perse la maggior parte dei comuni in cui era al governo (anche a Piacenza fu così con l'elezione a sindaco del comunista Felice Trabacchi) e le giunte rosse o comunque di sinistra, in prevalenza costituite da uomini del Pci e Psi ma in alcuni casi rese possibili solo per il determinante appoggio di uomini del Psdi o del Pri, nacquero come i funghi. Si disse allora che l'Italia aveva un futuro rosso e di sinistra. Ma alle Politiche del 1976 a vincere fu ancora
quell'area moderata che, in un mondo ancora condizionato dalle divisioni in blocchi e dal muro di Berlino trovava nella Dc il suo perno».
Molti però si lamentano dell'immobilismo di questo Governo. Per quali azioni, a su avviso, andrebbe lodato?
«Quando c'è crisi il pessimismo finisce per prevalere sul realismo, la protesta sulla memoria. Abolire l'Ici sulla prima casa, avere spazzato via il gotha dei criminali mafiosi che infestavano la Sicilia, avere sostenuto la cassa integrazione di milioni di italiani anziché attivare operazioni di macelleria sociale come è accaduto in numerosi paesi d'Europa (ma qualche anno fa Grecia, Spagna e Irlanda non erano giudicate dei modelli economici da seguire?), non mi sembrano cose da poco. E che dire del blocco dell'aumento degli interessi sui mutui, della social card, delle iniziative volte a garantire per il tramite della Cassa depositi e prestiti 8 miliardi di credito per le imprese, la riforma dell'Università e del Pubblico impiego con la lotta ai fannulloni, le grandi opere ripartite. Insomma, fatti non pugnette».
Allora come spiega i trionfi di Pisapia e De Magistris?
«Che è stato sbagliato voler politicizzare le elezioni amministrative e che buttarla in caciara non è servito a niente e a nessuno».
Fatto sta che il centrosinistra ora è fortemente galvanizzato e conta di vincere anche le prossime elezioni amministrative nel comune capoluogo. Onorevole, sarebbe la terza vittoria consecutiva... Non le pare troppo?
«Chi vivrà vedrà. Per carattere sono un combattente e quindi non mi faccio impressionare nè dal vento politico né degli altrui facili entusiasmi. L'importante è avere la forza di credere nella possibilità di vincere, contribuire a migliorare questa città e di realizzare un'unità politica del centrodestra cementata dal basso e non solo dai vertici».
Dunque ha detto che proporrà le primarie. Come si aspetta che reagirà la base? E i gerarchi del Pdl?
Conosce bene le solite ambizioni personali dei suoi...
«Se si vuole trarre un qualche insegnamento da questa tornata elettorale amministrativa e referendaria, allora non si può non convenire che se si è manifestata una volontà di partecipazione alle scelte decisionali che da qualche anno mancava. La cosa non mi stupisce essendo convinto che la propaganda e gli slogan possono contribuire a sostenere un'idea politica, ma non possono sostituire la politica. Non vedo perchè chi ha legittime ambizioni personali non dovrebbe sentirsi gratificato dal fatto di poter trovare condivisione nelle stesse da parte degli elettori. Forse che un candidato scelto in 5/6 in una stanza di quattro metri quadrati deve sentirsi più gratificato rispetto ad un candidato scelto con le primarie da un cospicuo numero di elettori?».
Fosse per lei, punterebbe su un uomo del partito o della società civile?
«La domanda mi sembra fuori tema. Se si fanno le primarie è chi ritiene di poter essere oggi un buon candidato sindaco e domani un ottimo sindaco a venire allo scoperto e mettere in mostra i propri talenti».
Come pensa che reagiranno gli alleati?
«Innanzitutto la proposta che ho formulato deve passare all'interno del Pdl, sempre che quest'ultimo voglia designare un candidato. Se così non fosse il tema non si porrebbe. Poi certo, se il Pdl dovesse avere un nominativo beh, allora non si potrà non discutere con gli alleati. Ma in questo caso penso che sarà difficile non convenire che anche in questa seconda fase il potere decisionale debba essere attribuito al popolo del centrodestra. Certo, con regole di garanzia, ma anche nella piena convinzione che non è interesse di nessuno voler forzare gli esiti. Da che mondo e mondo le strategie politiche sono volte a ricercare il successo, non la sconfitta».
Ma dopo le Provinciali del 2009 non c'era da rispettare quell'accordo con la Lega?
«Mi pare che le legittime rivendicazioni degli altri alleati non siano affatto in contraddizione con l'iter prospettato. Ad esempio: per il Terzo polo, se si volesse alleare con noi è più facile convenire su un candidato leghista in ragione di accordi tra i segretari di partito o a seguito di un responso popolare degli elettori del centrodestra?».
E' sicuro di non nutrire qualche ambizione personale?
«Se le avessi non vedo perchè le dovrei nascondere. In ogni caso proprio il fatto di proporre le primarie nel Pdl obbliga come è detto ognuno a scoprire le carte e quindi a togliere dal campo l'idea che si pensi in un modo e si agisca nell'altro».
Cosa si racconta a una città dopo dieci anni di amministrazione Reggi?
«L'indomani appartiene a noi. Chi si candida a voler amministrare questa città non può pensare di proporre agli elettori una ribollita antireggi che rischia di risultare indigesta. Gli elettori sanno cosa ci sia da apprezzare di un'amministrazione e cosa no. Reggi è il passato e non può che essere dietro
le spalle. Quindi chi vuole fare il sindaco dica chiaramente che cosa vuole fare per Piacenza e come».
Non la facevamo così buonista? E' una svolta?
«Dieci anni di risse non hanno favorito il centrodestra. E poi è proprio sul terreno della caciara che la sinistra, facendo del vittimismo, mobilita i propri elettori. Non certo sulle idee forti che non ha più, al pari delle utopie».
Cacciatore, Dosi, Fellegara. Se l'avversario fosse uno di loro?
«Un candidato vale l'altro».
E come inquadra Gianni D'Amo. Si sta muovendo molto dietro le quinte, potrebbe essere l'ago della bilancia?
«Non lo penso e non lo credo al di là di quei movimenti di cui lei parla. Nelle elezioni dirette il potere di interdizione non esiste né può esistere. O si sta di là o di qua. Se combatti sul ring o sei il detentore del trofeo o sei lo sfidante. Non puoi fare l'arbitro e poi chiedere di giocartela. Finiresti per prendere cazzotti da tutte le parti. Vale per D'Amo come per il Terzo Polo».


da La Cronaca

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