Data: 18/06/2010
Le 29 associazioni ambientaliste chiamano alle "armi" in vista di un Ptcp che si preannuncia di fuoco. Intanto l'assessore regionale all'ambiente Sabrina Freda giudica «irresponsabile» e «puerile» l'intenzione dell'Amministrazione provinciale di voler votare un piano per «stravolgerlo» come detto chiaro e tondo l'altro giorno in commissione consiliare dall'onorevole Tommaso Foti. E in più, sulla partita della diga, la Freda resta con i piedi per terra sull'eventuale valutazione della Regione: «Noi valutiamo i piani e gli strumenti di programmazione, non le volontà politiche». Gli ambientalisti hanno incontrato ieri pomeriggio proprio il neoassessore regionale Sabrina Freda, in attesa dell'incontro con il presidente della Provincia, Massimo Trespidi, previsto per questa mattina. «Non imbrogliateci» è l'appello che parte da No Tube in vista della prima seduta di consiglio provinciale su un Ptcp che, portato avanti con l'intenzione appunto di stravolgerlo, agli ambientalisti proprio non va giù. Oggi quindi oltre al sit in di fronte al palazzo della Provincia è prevista anche un'azione dimostrativa - ancora segreta - tra le 17 e 30 e le 18 e 30. «Vogliamo far capire - sostiene Gian Marco Rancati - che i cittadini vanno tenuti in considerazione. L'articolo 100, messo in discussione in queste ore da un emendamento, è stato il risultato di un procedimento di democrazia esemplare: era nato dalle 14mila firme di cittadini e aveva ottenuto il voto unanime del consiglio provinciale. Adesso c'è un emendamento che, consentendo la riattivazione di quei progetti rimasti "dormienti" prima dell'adozione del piano, lascia la forma ma ne svuota la sostanza». Cosa ne pensa l'assessore Freda? «Un piano è un piano. Non dovrebbero sussistere stravolgimenti: questo infatti significherebbe non avere la responsabilità di portare avanti un insieme coerente di azioni. Certe giustificazioni le trovo puerili: non è che uno vota un piano per senso di responsabilità e poi lo modifica. La responsabilità vera è quella di predisporre uno strumento organico ed efficace per il territorio, si chiama piano apposta. Mi sembra un approccio che viene meno al dovere di ogni amministratore e che mira invece a trovare una copertura». Discorso analogo vale anche per la diga: «L'argomento è delicato e complesso e deve tenere conto in sinergia di molti aspetti così come di differenti livelli. Penso al risparmio idrico, alla tutela dell'ambiente e alle esigenze di irrigazione. Ci si deve confrontare sui tavoli con gli strumenti di programmazione. Ognuno - invita - giochi il suo ruolo».
malac.
