Data: 10/08/2012
L'appello del centrodestra - quello di approvare la richiesta di un referendum, in consiglio provinciale, all'unanimità - è caduto nel vuoto, ed è stato rispedito al mittente dal partito di viale Risorgimento, il Pd. «Ora io vorrei sapere perché debba essere considerato "reato" chiedere alla gente di potersi finalmente esprimere». L'onorevole Tommaso foti, dalla sede del Pdl, ha due assi nella manica, per sostenere che la richiesta di un referendum per passare alla Lombardia non sarebbe né "inutile" né "dannosa", come invece sostengono nel centrosinistra: il primo è che «quarantasei sindaci su quarantotto hanno sottoscritto, a luglio, un documento - spiega il parlamentare azzurro - dove si dice chiaramente che, in caso di mancato successo della via parlamentare, si dovrà procedere a una consultazione dei cittadini», dando così voce all'articolo 132 della Costituzione italiana. La seconda argomentazione è quella dei numeri del futuro consiglio provinciale "allargato", all'interno del quale Piacenza sarebbe in minoranza schiacciante, con «tre soli consiglieri su sedici. Che peso avremmo nella scelta del presidente della macroprovincia? » chiede foti.
Il Pd, le cui dichiarazioni sono state riportate ieri da Libertà, viene accusato dal Pdl di incoerenza. «Basta andare a leggere le dichiarazioni rilasciate dall'onorevole Paola De Micheli, dal capogruppo del Pd in consiglio provinciale Marco Bergonzi e dal segretario provinciale Vittorio Silva, oggi aspirante direttore generale della macroprovincia da Modena a Piacenza, un anno fa - ricorda, citando alcuni stralci di giornali, il parlamentare foti -. Quando al governo c'era Berlusconi, parlavano di provvedimenti demagogici e del rischio di diventare parmensi o di perdere la nostra identità di piacentini. Ora che al Governo c'è un professore, la storia cambia: non accettiamo alcuna lezione di serietà da costoro».
Quell'area vasta tra Modena e Piacenza, quindi, che tanto non piace al centrodestra, resta, agli occhi del PdL, «una regione - dice foti -, con due milioni di abitanti. Da parte nostra, comunque, nessuna preclusione. Ma possiamo, finalmente, capire cosa ne pensano i piacentini? Anche perché, sia chiaro, in questo processo non è prevista alcuna consultazione delle Province da accorpare».
Capire cosa pensano i cittadini, sostengono nel Pd, avrebbe un costo di un milione di euro. «Non mi risulta che un referendum costituzionale sia pagato dalle amministrazioni provinciali o comunali, basta leggere un qualunque "bigino" di diritto - conclude foti -. La vera sfida, ora, è che Piacenza possa restare capoluogo e non perda, come invece sembra scontato, anche le sedi delle associazioni di categoria».
«È stata scritta una pagina molto triste della storia piacentina - aggiunge Filippo Bertolini, capogruppo Pdl in consiglio -. L'atteggiamento del Pd è di totale incoerenza». «È nei momenti impegnativi che emerge il valore di un amministratore - conclude Michele Magnaschi, consigliere provinciale del Pdl -, questo è un momento di grande cambiamento, prioritaria deve essere la salvaguardia del nostro territorio».
da Libertà
