Data: 15/03/2009
L'accordo siglato a Roma nei giorni scorsi tra Popolo della libertà e Lega nord per l'investitura di Massimo Trespidi (Forza Italia) come candidato del centrodestra alle prossime elezioni provinciali non può ancora essere considerato definitivo e comunque non ha sopito tutti i malumori all'interno del Carroccio.
Alcuni mal di pancia sono tornati a galla durante il direttivo provinciale di venerdì sera: una riunione a cui hanno partecipato il parlamentare Massimo Polledri, il consigliere regionale Maurizio Parma (designato come vice di Trespidi) e tutti i segretari dei circoli della provincia.
Nel mirino soprattutto le dichiarazioni del parlamentare Pdl Tommaso Foti (che aveva duramente stigmatizzato la richiesta leghista di ottenere un impegno per il candidato alle Comunali di Piacenza nel 2012 in cambio del via libera a Trespidi) e l'atteggiamento di una certa parte del Popolo della libertà: uscite che non sono affatto piaciute a molti militanti e che dovranno doverosamente essere oggetto di un confronto chiarificatore per evitare di partire un percorso unitario con il piede sbagliato.
Ma la trattativa non può comunque essere considerata definitivamente conclusa fino a quando non arriverà il placet dei vertici federali del Carroccio: è vero che a Roma si è raggiunto un soddisfacente punto di intesa, ma il leader Umberto Bossi in persona ha posto una condizione molto chiara. «Fino a quando non sarà approvata dal Parlamento la riforma per il federalismo fiscale, tutto resta in sospeso». Anche perché le due forze politiche sono alle prese con alcuni casi (come la candidatura alla presidenza della Provincia di Brescia) che fanno parte di un puzzle che comprende anche Piacenza: fino a quando anche l'ultimo pezzettino non sarà a posto, nessun accordo potrà essere ritenuto definitivo.
Tra l'altro, restando all'ambito nazionale, lo stesso premier Silvio Berlusconi avrebbe chiesto di aspettare la nascita del Pdl (il congresso si terrà a Roma l'ultimo fine settimana di marzo) prima di sottoscrivere qualsiasi patto ufficiale.
A tutte queste motivazioni di carattere generale, l'intesa piacentina è potenzialmente minata anche da un paio di rilevanti questioni più strettamente locali. La prima riguarda il peso della Lega nord all'interno della futura squadra di Trespidi, qualora sia candidato unitario della coalizione e vinca: Parma è vicepresidente designato, ma il Carroccio rivendica anche un rilevante peso in giunta, in particolare su alcuni assessorati strategici (agricoltura, ambiente, lavori pubblici). Anche perché venerdì sera c'è chi ha ribadito che diversi esponenti leghisti avrebbero (o avrebbero avuto) le capacità e il consenso per correre alla presidenza con fondate speranze di vittoria.
Ma se da Milano arriverà il via libera all'accordo, tutti sosterranno Trespidi di buon grado. A quel punto infatti la Lega avrà ottenuto quanto richiesto in termini di candidature in molti dei 35 Comuni piacentini che andranno alle urne. Ai già certi Ziano, Pontenure e Gazzola, potrebbero quindi aggiungersene diversi altri.
Michele Rancati
