Camera

Pubblica amministrazione:
recuperare efficienza

Data: 24/11/2008

Tutti concordano che la Pubblica Amministrazione necessiti di interventi decisi per recuperare efficienza, ma le modalità della «lotta ai fannulloni» lanciata da Renato Brunetta destano non poche perplessità. La riforma della Pa (vedi articolo a fianco, ndr) è all'esame del Senato, dove il testo del governo ha subito qualche modifica anche per il contributo del Pd che ha optato per l'astensione.
Massimo Polledri, Lega Nord, precisa: «Non è possibile fare di ogni erba un fascio, si è offesa una categoria», ma «è evidente che qualcosa non funziona, se in soli tre mesi le assenze sono diminuite del 30%, se al Sud gli insegnanti fanno un mese di ferie e uno di malattia. Tutto questo ci costa un punto di Pil, per non parlare dei falsi invalidi al Sud». Per il leghista per cambiare l'Italia «dei furbi e dei furbetti, serve rigore morale: gli uomini pubblici devono dare il buon esempio e i sindacati dovrebbero considerate il problema». Sulla riforma, Polledri riferisce di essere intervenuto per apportare alcune modifiche, come la difesa di chi non lavora perché in attesa di terapie per malattie gravi.
Per Tommaso Foti «un piano industriale per la Pa significa valorizzarne la funzione e definirne gli obiettivi, eliminando i tanti sprechi. Il vero merito di Brunetta è quello di essersi messo dalla parte del cittadino che spesso rimane deluso delle non risposte che la Pa fornisce». Il deputato Pdl - An ritiene che «la lotta ai fannulloni è un preciso dovere dello Stato che non può permettere che, tra i suoi dipendenti, chi lavora e chi no siano trattati nello stesso modo». Sul rinnovo del contratto, esso «deve sempre più valorizzare il merito e i talenti, anziché distribuire uguali risorse a tutti in nome di un piatto egualitarismo».
Di tutt'altro avviso il ministro ombra del Pd Pierluigi Bersani, che non crede «che i cittadini in questi mesi abbiano avuto segnali di un miglioramento delle procedure amministrative, di una semplificazione o di uno snellimento della Pa. Credo invece che il tema dei fannulloni abbia dei contenuti di verità, ma venga usato come messaggio simbolico, propagandistico, facendo di ogni erba un fascio». Piuttosto, continua l'ex ministro, «sul comparto le decisioni più significative sono state il taglio di 140 mila posti in 3 anni nella Scuola, e la paradossale sospensione degli incentivi per chi lavora di più. E' il caso delle Agenzie delle Entrate: noi avevamo introdotto una misura "brunettiana" che premiava chi raggiungeva certi risultati. E non credo sia casuale il fatto che questo taglio avvenga proprio là dove si combatte l'evasione fiscale». In conclusione, per Bersani gradualmente «emerge nell'opinione pubblica la differenza tra le parole e i fatti» e questo vale «per Brunetta ma anche per Gelmini e Berlusconi: con gli spot si fa strada all'inizio, ma poi prevale la realtà».
Per Paola De Micheli «non si può negare che dopo l'ultimo, approfondito intervento di Bassanini nel '98, la riforma della Pa abbia subito una battuta d'arresto» e allora c'è bisogno «di una profonda riforma», ma, evidenzia la deputata Pd, «i presupposti di Brunetta sono sbagliati. I fannulloni non sono un'esclusiva della Pa e le riforme non si fanno collocando tutti sotto il segno meno». De Micheli riferisce di «esempi, di modelli che funzionano meglio del nostro, ma a questo governo interessano le sparate e il governo colpisce tutti perchè non ha il coraggio di colpite veramente le corporazioni, dove si nascondono i problemi veri del Paese. Nulla di nuovo, quindi, il vuoto pneumatico ben venduto».
Maurizio Migliavacca premette: «Il Pd in campagna elettorale ha indicato nella riforma della Pa una delle priorità per rendere più competitivo il Paese e per migliorare i servizi pubblici, tanto che nel nostro programma prevedevamo di ridurre la spesa di mezzo punto, e poi di un punto all'anno». Ed è «talmente vero che non abbiamo un atteggiamento pregiudiziale che in commissione il Pd si è astenuto, cosa non usuale». Detto questo, «l'approccio di Brunetta è propagandistico, fa leva su un malessere dei cittadini per sparare nel mucchio come se tutti i dipendenti fossero degli inetti, con la degenerazione finale di equiparare i fannulloni con la sinistra. Una dichiarazione inaccettabile». Per Migliavacca «il problema vero è trovare meccanismi reali per aumentare la produttività e si deve partire dalla testa, cioè dai dirigenti, prendendo esempio dal privato, ossia fare una riforma della dirigenza che ha la responsabilità dei servizi, mentre i lavoratori vanno motivati, legando il raggiungimento di obiettivi a incentivi concreti».
Marta Tartarini

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