Data: 14/06/2011
Spegne invece l'entusiasmo di una lettura "politica" Tommaso Foti, coordinatore del Pdl. «Sui referendum per noi c'era libertà di voto, e vorrei sottolineare che in quel quorum c'è anche il contributo dell'elettorato di centrodestra» è la sua premessa. Foti aveva già detto che non sarebbe andato a votare, e su questa linea il centrodestra tutto aveva appunto lasciato facoltà di libera scelta: «Da parte mia, penso che i referendum fossero inutili, il legittimo impedimento era stato già "giustiziato" dalla Corte Costituzionale, il tema del nucleare già recepito dal Parlamento». Le tariffe? Per Foti è difficile pensare che in futuro non terranno conto di chi investe nelle reti: «Non si è mai visto che ci sia chi investe in perdita, pubblico o privato, gli investimenti devono essere ammortizzati». Se no i rischi aumentano. Sull'acqua pubblica, Foti parla di «un bello spot, intelligente», ma di cui pagheremo le conseguenze fra due o tre anni «quando le bollette saranno alte e il pubblico non riuscirà ad investire e la dispersione dell'acqua sarà aumentata di parecchio». Circa la trasposizione sul piano politico di questo esito referendario e sulle richieste di dimissioni che arrivano dalle opposizioni, Foti obietta: «il Crozza di oggi potrebbe chiedere le dimissioni del Bersani di ieri, che diceva sull'acqua le stesse cose che diciamo noi». E la sconfitta del governo? «Il referendum è uno strumento libero, che incide sulle leggi del Parlamento e non sul governo, che ha tenuto la neutralità. E poi, sono proprio sicuri a sinistra che se si dimette Berlusconi loro vincono? Non ne sarei certo, anche pensando alla fine della "gioiosa macchina da guerra" di Occhetto dopo il referendum del 1993».
da Libertà
