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"Referendum solo se promosso dalla Provincia"

Data: 09/07/2012

«Se il referendum per decidere in quale Regione collocarci si vuole fare, non c'è dubbio che lo debba promuovere la Provincia». In caso contrario «se lasceremo ai 48 Comuni la possibilità di chiedere autonomamente ai propri cittadini in quale Regione preferiscono sia collocato il proprio territorio, daremo vita a un'iniziativa suicida, che farà della nostra Provincia una gruviera». Il deputato Tommaso foti (Pdl) commenta così l'ipotesi di un referendum a carattere provinciale. Il possibile approdo di Piacenza in Lombardia non è facile e dovrebbe contemplare, chiarisce il deputato, anche una nuova legge, a referendum concluso.
Di fatto, la sorte della Provincia pare segnata e l'immobilismo delle funzioni di corso Garibaldi, nell'incertezza assoluta, è dietro l'angolo. Si parla di un accorpamento delle Province già a partire da ottobre. Ma questo lascia con più di un dubbio. Se è un accorpamento e non un'abolizione, vuol dire che qualcosa di Piacenza si salverà. Se il presidente della Provincia, Massimo Trespidi, è stato eletto dai piacentini, e non nominato, che fine faranno quei voti e quel presidente? Potenzialmente ogni elettore potrebbe presentare un ricorso allo Stato.
Invoca quindi il «dovere a rispettare la volontà popolare» l'onorevole pidiellino. Lo stesso foti, infatti, ricorda come anche alcuni partiti avessero convenuto sulla necessità di abolire le Province: dal Pdl, alle politiche 2008, all'Idv, per passare all'Udc e ad altre forze politiche minori. «Ma non si è mai visto che organi eletti in ragione del voto espresso dai cittadini siano soppressi prima della loro scadenza naturale (5 anni, ndc) - precisa -, non ricorrendo nessuna delle condizioni richieste dalla legge. Un vero e proprio scippo, dunque, della volontà popolare, che lede i principi della Costituzione».
Al di là di un piano ideale, c'è tutta la questione organizzativa. Come ipotizzare in poche settimane, dice ancora foti, il trasferimento dei beni immobili, magari soggetti a un utilizzo vincolato o prestabilito, o di azioni di proprietà di una Provincia a un'altra? Il problema dei tempi sta alla base anche del tanto invocato referendum, tanto che lo stesso presidente della Provincia, Massimo Trespidi, sottolinea come, dalle verifiche fatte, non risultino i tempi necessari per allestire l'operazione (per nulla semplice) entro l'autunno.
«Se il referendum per decidere in quale Regione collocarci si vuole fare, non c'è dubbio che lo debba promuovere la Provincia - chiarisce foti -. Se il referendum passa, occorre poi una legge dello Stato che vi dia attuazione. Non a caso, è previsto che entro 60 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del risultato del referendum, il ministro dell'Interno presenti al parlamento il disegno di legge ordinaria per la modifica dei confini delle regioni coinvolte. Fino ad oggi il governo si è ben guardato di presentare, quando il caso lo richiedeva, il disegno di legge». Pubblichiamo a pagina 45 il testo integrale dell'intervento.

da Libertà

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TommasoFoti
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