Data: 19/07/2009
Ben vengano le mani tese e le offerte di collaborazione, una cosa però deve essere chiara: se l'operazione aree militari è rimasta sin qui al palo non è colpa del Comune, ma del governo in carica che ha cambiato le carte in tavola. Così il sindaco Reggi ha replicato ai deputati del centrodestra Tommaso Foti (Pdl) e Massimo Polledri (Lega) che hanno polemizzato con la giunta parlando (v. Libertà di ieri) di due anni di tempo perso - quelli dalla firma del protocollo di intesa tra Comune e Difesa - per responsabilità di Palazzo Mercanti.
Le novità legislative «In realtà» il protocollo porta la data del 3 aprile 2008, dunque «si tratta di un anno e tre mesi», ha puntualizzato ieri il sindaco osservando che da allora sono intervenute due novità ascrivibili al governo di centrodestra che hanno determinato la necessità di rivedere quel documento. La prima, spiega, sono i cambiamenti legislativi introdotti con la Finanziaria 2009: mentre il protocollo prevede che il successivo accordo di programma avrebbe dovuto essere siglato tra il Comune e il Demanio (sentita la Difesa), ora l'interlocutore dell'ente locale si stabilisce che sia la Difesa (sentito il Demanio). Ma c'è dell'altro: la permuta tra le aree che i militari sono chiamati a cedere al Comune in cambio del nuovo stabilimento industriale di cui hanno bisogno erano gli enti locali a doverla gestire, nel senso di crearne le condizioni di fattibilità; ora invece questo compito può essere assunto dalla Difesa, si tratta perciò di scegliere tra le due alternative.
obiettivi ridimensionati Al di là di quello di natura normativa, il secondo ordine di ragioni che fanno superare il protocollo del 2008 è «il ridimensionamento degli obiettivi sul polo militare di cui il ministero della Difesa ci ha informato in quest'ultima fase», fa presente Reggi, ridimensionamento che «vorremmo che i nostri parlamentari contrastassero fortemente perché è un fatto grave dal punto di vista occupazionale, per i tanti civili che in quelle strutture lavorano».
il vertice a roma «Sono due azioni di questo governo, e ora siamo costretti a riprendere in mano un protocollo che prevedeva dinamiche di sviluppo che invece adesso sono seriamente a rischio», incalza Reggi nell'informare che a fine luglio - probabilmente martedì 28, ma la data è da confermare - sarà a Roma a colloquio con il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto. «Li invito da subito a partecipare all'incontro», afferma il sindaco rivolto a Foti e Polledri che pure si sono detti pronti a collaborare per rendere la più proficua possibile la ripartenza del negoziato: «Mi auguro di no, ma se il ridimensionamento degli obiettivi fosse confermato valuteremo il da farsi alla luce del mutato fabbisogno di spazi della Difesa».
la nuova sede del polo E a tale proposito Reggi tiene a mettere in chiaro un altro punto: un parco nella ex Pertite rimane una sua «priorità». Se cioè dai militari dovesse arrivare l'indicazione, come i due deputati del centrodestra hanno accreditato, che, tramontata l'ipotesi Le Mose, le aree in ballottaggio per lo stabilmento diventano l'Arsenale di viale Malta (dove ammodernare il polo industriale esistente) e l'ex Pertite tra via I Maggio e via Emilia Pavese (dove realizzarne uno nuovo), il sindaco darà battaglia per non vedere pregiudicata quella che è stata una sua promessa elettorale, appunto la destinazione a parco della Pertite. «Quell'impegno lo mantengo, piuttosto sacrifico l'ex ospedale militare», dice Reggi segnando così la distanza da quanto suggerito da Foti e Polledri, cioè una ristrutturazione del polo nell'Arsenale cercando però di far liberare dall'Esercito i fabbricati dell'area viale Malta ritenuti strategici, non solo l'ex ospedale, ma anche il castello farnesiano e i bastioni.
ai militari l'ex ospedale D'accordo su castello, mura e bastioni, ma l'ex ospedale, se deve essere in alternativa alla Pertite, il sindaco preferisce lasciarlo ai militari: «Potrebbero metterci quegli uffici per i quali oggi non riescono a trovare spazio in viale Malta», considera, e «altri spazi per le loro esigenze sono ricavabili nella Artale di via Emilia Pavese». Questi tre dunque - viale Malta, Artale ed ex ospedale - i punti di sfogo dove «mettere in gioco i volumi» del futuro polo militare, sostiene Reggi che peraltro converge con Foti e Polledri sull'obiettivo di liberare la Niccolai di piazza Cittadella e il Laboratorio Pontieri.
assessore e protocollo Anche l'assessore al territorio Francesco Cacciatore è intervenuto ieri per difendere l'operato della giunta dalle critiche del centrodestra: «E' un'operazione che riguarda il futuro della città, mi sembra inutile insistere che il protocollo sia carta straccia perché è grazie a quel documento che abbiamo potuto tenere aperti e approfondire i rapporti con la Difesa nonostante, oltretutto, siano sin qui cadute nel vuoto le richieste di collaborazione rivolte ai due onorevoli». Cacciatore è pronto comunque a «raccogliere la mano tesa» che arriva da Foti e Polledri: «Bisognerebbe però che in questa partita nessuno sentisse il bisogno di piantare bandierine, adesso vorremmo sentire dal governo se confermano o meno i segnali di ridimensionamento giunti dai militari, nel qual caso si ragionerà di come rendere fattibile la permuta».
Gustavo Roccella
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