Data: 21/04/2010
Il rompicapo sul nucleare non si scioglie e chiama ancora in causa Caorso. È l'ennesima doccia fredda per la provincia che, dopo troppi balletti di ipotesi, vuole solo fatti concreti e l'Agenzia per il nucleare. E soprattutto non vuole "rattoppare" un reattore di seconda generazione, se di mezzo dovesse esserci la sicurezza. Adesso, stando all'intervista - pubblicata ieri dal quotidiano Repubblica - al presidente di General electric per il Sud Europa, Giuseppe Recchi, riavviare una centrale ferma dall'86 sarebbe possibile. Ma soprattutto economicamente appetibile, con un via libera al nucleare a tempi record, entro il 2014. Ma l'attenzione piacentina si focalizza soprattutto sulla cifra ipotizzata per quello che tecnicamente si chiama "revamping": solo 2 miliardi di euro per l'ammodernamento della centrale di Caorso. L'ipotesi che non c'era o l'ennesimo exploit sul nucleare? I piacentini interpellati non sono convinti. Pensano che sia una mossa imprenditoriale di chi, intanto, vuole mettere la mani avanti. Eppure la Caorso "rammodernata" potrebbe garantire circa 900Mw. Siamo sicuri che chi di dovere non si lascerà almeno tentare dall'idea?
Al presidente della Provincia, Massimo Trespidi, la notizia suona come l'ennesima «sparata» sulla stampa: «Non mi sembra sia una proposta istituzionale, aspettiamo di valutare i fatti». Il progetto non è chiaro per i parlamentari: appare più come un tentativo imprenditoriale che una concreta possibilità istituzionale. Agli onorevoli, inoltre, non convince il fatto che, diversamente da quanto detto dal ministro Claudio Scajola, venga riesumato a Piacenza un reattore di seconda generazione. E qui si unisce la preoccupazione dei sindacati: «Mossa pacchiana, la gente si sente presa in giro», è infatti il commento del piacentino Giacomo Berni della segreteria nazionale di Filcem Cgil.
«Che presupposti scientifici? » «Cosa significa - sottolinea l'onorevole Tommaso Foti - che se il vantaggio della terza generazione è quello della maggior sicurezza, con il revamping possiamo applicare tecnologie avanzate anche agli impianti di seconda? Non si capisce come e in che modalità. Ho visto l'articolo e l'ho ritagliato - commenta - perché volevo vederci chiaro. Penso che sia più serio aspettare le opinioni del Governo e l'Agenzia. Dall'articolo non si capisce precisamente su quali presupposti scientifici si fondi l'ipotesi, arrivata in modo troppo "dirompente". Mi sembra sia più un messaggio lanciato al mercato da parte di un'azienda».
«E IL COSTO DELLE BOLLETTE? » Concorda con il parlamentare Pdl anche l'on. Paola De Micheli del Pd: «La questione posta è tipicamente imprenditoriale, ma i desideri di una grande azienda non c'entrano con un progetto politico nazionale». E poi non tornano i costi: «Qui si fa riferimento al costo di un impianto, ma il problema è il costo della bolletta che dopo i primi tre anni esplode perché inizia la fase di smaltimento delle barre. Il fatto che con il nucleare saranno tagliate le bollette è solo una grande balla».
«RISPETTIAMO I TEMPI» «L'avanzare ipotesi - spiega l'onorevole Massimo Polledri (Lega Nord) - rientra nelle possibilità, penso che dal punto di vista industriale questi manager si siano documentati. Ma adesso dobbiamo aspettare il processo politico, al di là degli annunci».
«NON ci SI PRENDA IN GIRO» Giacomo Berni del sindacato elettrici nazionale sottolinea come «la proposta arrivi tardi - spiega - Caorso è in fase di decommissioning. Punto. L'iter verso il ritorno all'atomo è partito male: andavano coinvolti prima i cittadini. Ora invece mi sembra che abbiano tra le mani un reattore e che lo portino in giro per l'Italia cercando dove metterlo».
«SE fosse un aiuto? » «Noi siamo per il lavoro - sottolinea Giancarlo Barbieri - vorrei capire a pieno le ripercussioni del progetto sulla sicurezza. Un ammodernamento della centrale potrebbe però dare lavoro sul territorio, se spalmato sulle aziende locali».
Elisa Malacalza
