Camera

Riforma della giustizia:
una necessità bipartisan

Data: 19/01/2009

di MARTA TARTARINI
Fra pochi giorni, e precisamente il 23 gennaio, la riforma della giustizia approderà al Consiglio dei Ministri. Lo ha confermato Silvio Berlusconi, annunciando che «ci sono larghe condivisioni» con l'opposizione. In attesa che vengano resi noti i contenuti del provvedimento, maggioranza e opposizione concordano sulla necessità di intervenire, ma sul "come" il dialogo è solo agli inizi.
Sul fronte Pdl Tommaso Foti segnala un «crescente sentimento di sfiducia nei confronti del sistema, che non riesce a dare risposte puntuali e celeri ai cittadini». Il deputato di An evidenzia che «i giudizi civili si sono da tempo trasformati in un inutile calvario per chi chiede giustizia» a causa dei «tempi biblici. Ciò vale anche in campo penale, dove è auspicabile che vengano fissati criteri per individuare i reati a cui dare priorità. Per restituire efficienza al sistema vanno rivisti anche i criteri di selezione dei magistrati». Sulla separazione delle carriere bisogna «garantire la terzietà del giudice, fermo restando la sua subordinazione al solo potere giudiziario». Per quanto concerne le intercettazioni telefoniche, «strumento indispensabile di ricerca della prova dei reati, non vanno utilizzate per alimentare la gogna mediatica».
Massimo Polledri precisa che la Lega è «da anni sensibile» al tema, lotta per «una giustizia inflessibile con chi sbaglia. I nostri punti chiave sono quattro: separazione delle carriere, elezione dei Pubblici Ministeri, riforma del Csm e funzioni della Polizia Giudiziaria». Sul primo punto c'è «completa sintonia con Berlusconi», il secondo, invece, «è un nostro cavallo di battaglia: l'elezione popolare dei Pubblici Ministeri». Per Polledri «sarebbe ideale partire con una sperimentazione, ampliando la competenza dei Giudici di Pace e rendendo elettiva la loro carica». Sulla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura «siamo aperti al dialogo, premettendo che il Csm non può più nominare i pubblici ministeri e controllarli». Infine la polizia giudiziaria: «Deve avere le competenze per individuare i reati, permettendo successivamente ai Pubblici Ministeri di indagare».
Per il Pd una riforma è «necessaria», ma si attende il testo per valutare il merito. Per Paola De Micheli deve essere una «priorità di questa legislatura, seconda solo all'economia e all'intervento sulla spesa pubblica. Non ho questa opinione da oggi - precisa - cioè dopo il coinvolgimento giudiziario di esponenti del centro sinistra, ma da molti anni. Ritengo prioritaria la riforma della custodia cautelare». Per la deputata occorre «intervenire sui tempi dei processi civili e penali» e assicurare «maggiore indipendenza della magistratura. L'attuale assetto è stato costruito su un mondo che non c'è più: la politica deve andare oltre la questione che ormai imprigiona il paese da 15 anni e cioè Berlusconi, Presidente del Consiglio e uomo più ricco del paese. Il sistema giudiziario è fatto per tutti gli italiani. Non possiamo lasciare nella mani di una parte una riforma così importante».
Anche per Maurizio Migliavacca «dal punto di vista dei cittadini il problema è grave: i dati parlano di 5 milioni di cause penali pendenti e 5 anni per arrivare a sentenza. Sul civile poi 9 milioni di cause pendenti e 758 giorni per arrivare al primo grado, 150 - 200 mila accuse che ogni anno vanno in prescrizione». Insomma, «c'è una crisi profonda che va affrontata dal punto di vista dei cittadini e non per tutelare poteri forti». Tre punti per il presidente della Giunta per le elezioni: «Snellimento per velocizzare, indipendenza della magistratura (che non va sottoposta al controllo della politica, mentre si possono distinguere i ruoli di pm e magistratura giudicante) e responsabilità maggiore dei giudici, da ottenere anche riforma del Csm per liberarlo da logiche correntizie». E dice no a limiti alle intercettazioni. Sul dialogo, «se la base è quella di cui ha parlato Fini ci può essere un dialogo proficuo».
«Siamo interessatissimi a una riforma del servizio giustizia che non funziona per i cittadini», afferma Pier Luigi Bersani che critica sia le procedure civili che penali per «la durata dei processi. Se si parla di questo siamo disponibilissimi - assicura l'ex ministro - abbiamo le nostre proposte che abbiamo già presentato in Parlamento». E quello che ha proposto Fini «può essere terreno su cui discutere, se invece questi intendono fare una resa dei conti tra politica e magistratura non siamo interessati alla discussione». Insomma, «stiamo aspettando che il governo presenti le sue proposte, le valuteremo».

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