Data: 28/10/2008
piacenza - Ripensare la Via Francigena nelle sue valenze culturali, turistiche e devozionali, a partire da una carta del 1799 conservata all'Archivio di Stato di Parma e recentemente portata all'attenzione da Giuseppe Cattanei, che collabora con l'università di Milano e fa parte del comitato scientifico dell'opera Storia economica e sociale di Piacenza (Tipleco).
Proprio nell'ambito delle ricerche condotte per quest'ultima iniziativa, Cattanei si è imbattuto nella carta che ieri nella Cappella Ducale di Palazzo Farnese è stata al centro del seminario "Piacenza e la Via Francigena", organizzato dall'associazione culturale Omnia Eventi, di cui fa parte lo stesso Cattanei. All'incontro sono intervenuti anche Angelo Moioli, docente di storia economica all'università Cattolica di Milano, e Paola Frassinetti, parlamentare del Popolo delle libertà e vicepresidente della commissione cultura della Camera, che ha ribadito l'importanza dell'antica viabilità: «In Parlamento vi sono varie proposte di legge sulla Francigena, tra cui quella molto interessante dell'onorevole Tommaso Foti», ha evidenziato l'onorevole, compagna di partito del parlamentare piacentino. «Si tratta di un cammino che ci può indicare simbolicamente da dove partire per i progetti delle nuove vie pensate per velocizzare gli scambi in Europa. E' necessario però che la sinergia tra i Comuni coinvolti sia totale», ha aggiunto, sottolineando come punti di forza della Francigena la sua «dinamicità, nel porsi come fascio di strade» e il suo significato per «valorizzare l'identità europea, lungo un percorso che dimostra quanto determinante sia stata in passato l'attrazione del Nord verso la parte più mediterranea del continente».
Oggi la Francigena dei grandi pellegrinaggi medievali sta cominciando a rivivere come itinerario della fede e turistico, dopo un periodo di oblio. Quando sia iniziata la sua decadenza, per Moioli va stabilito con una seria ricerca di carattere non solo toponomastico, ma archivistico, consultando anche le tante fonti custodite in Francia. Anche il viaggio in Italia compiuto nel XVIII secolo da Karl von Zinzendorf, funzionario asburgico e poi governatore di Trieste, suggerisce un particolare tracciato per raggiungere Livorno da Parma, passando per itinerari appenninici che «si intersecavano o si sovrapponevano alla Francigena. Solo un caso?», si è chiesto Moioli. «O forse la storia di quella via non si è fermata al Mille, ma è proseguita ben oltre il XV secolo contrariamente a quanto di solito ritenuto?». Domande alle quali potrebbe tentare di rispondere anche la carta del 1799 illustrata da Cattanei e ancora da studiare: «Redatta dal perito Alessandro Abbati, comprende il tratto della Strada Romea dal Reggiano al corso del Rio Bardoneggia. Abbiamo rintracciato la documentazione che accompagnava questa "via percorsa dai pellegrini", anche se non sappiamo su quali basi si fondasse questa indicazione. Vi compaiono ulteriori cenni sui luoghi di culto e di sosta. E' importante intanto vedere la Romea rappresentata topograficamente come tale e non soltanto ricostruita sulla base di descrizioni e diari, come avvenuto in passato». La carta segnalava - ha spiegato Cattanei - le chiese da sopprimere e quelle da mantenere aperte. Esistono altre mappe a Torino: «L'Abbati ha disegnato l'itinerario completo, dal confine con la Francia fino a Roma». Per approfondire e rielaborare questo tracciato, Omnia Eventi ha rivolto un appello per trovare sostegno presso enti pubblici e privati.
Anna Anselmi
