Data: 16/03/2009
Gli scioperi nel settore del trasporto potranno essere proclamati dai sindacati che rappresentano almeno il 50% dei lavoratori o, in alternativa, e solo dopo l'approvazione di un referendum approvato dal 30% dei lavoratori, da quelli che contano il 20% di iscritti. Poi arriva lo "sciopero virtuale" e l'adesione individuale che però saranno decisi dalla contrattazione collettiva. Sono queste le principali novità decise dal governo che introduce anche, nel disegno di legge delega, sanzioni per comportamenti "sleali" nell'autotrasporto e nelle categorie che possono provocare il blocco della circolazione.
«Lo sciopero virtuale sarà disciplinato dalla contrattazione, perché potrà essere effettuato con o senza la trattenuta dal salario» precisa il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, secondo cui «L'azione deve produrre un danno anche per la controparte per spingere le aziende ad impegnarsi per evitare lo sciopero».
Sia Pd che maggioranza convengono sulla necessità di definire nuove regole, ma l'opposizione contesta la forma e teme una compressione del diritto riconosciuto dalla Costituzione.
Per l'ex ministro Pier Luigi Bersani è molto preoccupante il ricorso allo strumento della legge delega «Perché si è di fronte a temi di profilo costituzionale rilevante, e non è mai buona cosa affidare al governo, qualunque esso sia, la definizione di materie così delicate». L'esponente del Pd aggiunge: Noi siamo pronti a discutere». Per Bersani nel provvedimento del governo «Ci sono cose che non vanno, ad esempio la soglia di adesione al referendum per poter proclamare uno sciopero mi pare un poco alta. Se parliamo solo del settore dei trasporti, con ragionevolezza e in maniera non ideologica, siamo pronti a discutere, includendo però nella discussione anche i sindacati». Secondo Maurizio Migliavacca, Pd, «Non è in discussione la necessità di regolamentare lo sciopero in un settore che tocca la vita quotidiana di tanti cittadini» e sottolinea le critiche. «Innanzitutto la forma, ossia il ricorso al disegno di legge delega, non si è mai visto che la disciplina di un diritto costituzionale sia affidata ad un atto unilaterale del governo». Il parlamentare chiede perciò «Che il provvedimento passi per un confronto parlamentare, e c'è la nostra disponibilità a vararlo in tempi rapidi».
Secondo punto: «Il governo ha già lavorato per dividere le parti sociali, lo si è visto con il nuovo modello contrattuale, uno stile ancora più sconsigliabile in una materia in cui bisogna cercare l'accodo dei sindacati e delle parti sociali». Infine Migliavacca parla di merito «Siamo perplessi sul quorum del 50%, mi sembra bassino». Paola De Micheli, Pd, ritiene che «Una regolamentazione serve, soprattutto per evitare che siano lesi i diritti dei cittadini e venga bloccato l'intero paese, ma serve una migliore regolamentazione della rappresentanza, che peraltro rafforzerebbe i sindacati confederali». «Una necessità che non si deve trasformare in una compressione del diritto di sciopero in sé, il che - sottolinea la deputata Pd - sarebbe assolutamente sbagliato, oltre che pericoloso». La De Micheli sostiene che la delega non è lo strumento giusto. «Questa è una materia di rilevanza costituzionale e deve essere affrontata dal Parlamento». Sul fronte della maggioranza, Tommaso Foti, PdL, valuta le novità «Compresi il referendum preventivo obbligatorio e il cosiddetto sciopero virtuale, necessarie, solo che si osservino i dati sugli stessi». Foti cita poi la relazione del presidente della Commissione di Vigilanza: «Ci dice che, nel corso del 2008, nel settore trasporti sono stati effettuati circa 500 scioperi, quasi 2 al giorno. Non si tratta dunque di soffocare il diritto di sciopero, ma di non togliere al cittadino il diritto a viaggiare». Del resto continua il deputato del Pdl: «Proprio la Costituzione, all'articolo 40, prevede che lo sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano. Con il provvedimento governativo si punta proprio a regolamentare, ad armonizzare tale diritto con gli altri diritti di tutti i cittadini: dire basta agli scioperi selvaggi significa ribadire il primato del diritto sull'arbitrio». Anche per il Carroccio l'intervento del governo, «E' particolarmente sentito dagli utenti e così - evidenzia Massimo Polledri - si tutela il diritto costituzionale alla libertà di movimento e di iniziativa economica privata». Polledri afferma che «Lo sciopero virtuale vuole tutelare i cittadini, il lavoratore esercita lo sciopero, pur lavorando, ma manifestando comunque le motivazioni del suo disagio, mentre il datore di lavoro paga una penale da versarsi in un apposito fondo da utilizzarsi per le finalità sociali».
Marta Tartarini
