Data: 21/09/2009
Il nuovo anno scolastico parte tra proteste e polemiche. Il 14 settembre, giorno in cui ripartiva l'attività nella maggior parte delle scuole, non si contavano le manifestazioni dei precari, i sit-in, i volantinaggi e iniziative varie contro i tagli del governo. Tutto questo nonostante in extremis il Consiglio dei Ministri avesse approvato una norma ?salva precari' che assegna ai docenti senza contratto una indennità economica e l'accesso prioritario a supplenze brevi.
Il Pd boccia la linea del Governo. Pier Luigi Bersani ritiene che "«e proteste dei precari sono l'emblema politico del governo di centrodestra: bugie e tagli dei posti di lavoro in piena crisi economica». Il candidato alla segreteria del Pd ritiene che l'aver «portato tagli indiscriminati alla scuola senza nulla prevedere per chi perde il posto di lavoro è una gravissima responsabilità di questo governo che aggiunge un problema a quelli già gravi che il Paese sta affrontando».
Anche per Maurizio Migliavacca la situazione della scuola è «l'emblema di un centrodestra miope, è il cuore del problema italiano, perché se l'Italia perde competitività nel mondo, fa fatica a promuovere la coesione sociale, a fare i conti con l'immigrazione è anche per le carenze nel settore del sapere. E' molto grave - aggiunge il Presidente della Giunta per le elezioni di Montecitorio - che il governo, in un momento di crisi, tagli invece di investire. Il governo destruttura il sistema pubblico con ricadute negative non solo per gli insegnanti ma anche per famiglie e Comuni». A Piacenza ad esempio «non aumentano i posti nella scuola dell'infanzia ed è sempre più difficile assicurare assistenza e formazione ai bambini che hanno difficoltà. Bisogna invece investire nei servizi, sull'integrazione e sui nuovi saperi. Il tema dei precari richiede una programmazione e un sistema di ammortizzatori all'altezza».
La deputata Paola De Micheli premette che bisogna «riformare la scuola, ma non era la scuola elementare quella da cui partire. Il vero punto di snodo per il futuro è la scuola media». Per la parlamentare Pd servono «modelli di valutazione degli insegnanti secondo standard europei, investimenti sulle strutture scolastiche, sulle lingue straniere e l'educazione civica». L'obiettivo è una maggiore «mobilità: se hai delle capacità devi emergere e non se hai delle conoscenze o sei figlio di qualcuno. Un modello scolastico che sia il primo tassello di garanzia per la mobilità sociale è una scuola che si riformi sugli standard europei e non che abbia come unico obiettivo quello di ridurre o demotivare i docenti. Per questo ci siamo opposti a questo modello di riforma: tocca le elementari che erano un'eccellenza, si pone come obiettivo la riduzione dell'organico, lasciando senza lavoro migliaia di insegnanti e non si orienta alle nuove sfide alle quali i ragazzi del 2020 dovranno rispondere in aperta competizione con i cittadini europei».
«Sulla scuola si terrà conto delle autonomie e dei problemi specifici della montagna». Lo assicura il deputato della Lega Nord, Massimo Polledri, che commenta la situazione piacentina. «Da parte del Ministero - riferisce il parlamentare del Carroccio - c'è massima attenzione alle scuole di montagna. Il dicastero ha garantito che ci sarà flessibilità nell'applicazione della normativa sulle pluriclassi e che la riforma non ricadrà come una scure su tutto il territorio». Sul fronte assunzioni, Polledri esprime «solidarietà a tutti i precari» e precisa che «quella del dilagare del precariato nella scuola è un'anomalia tutta italiana. Si avverte, ora più che mai, la necessità di un assestamento. L'obiettivo è coniugare un alto livello di professionalità con maggiori retribuzioni».
Dal Pdl, Tommaso Foti ci tiene a dire che «il precariato è una piaga sociale che colpisce in particolare i giovani, ma su quello formatosi nel mondo della scuola la sinistra fa demagogia, essendo figlio di una situazione che essa stessa ha creato. La scelta nel passato di indire concorsi pubblici, senza un numero definito di posti da assegnare - aggiunge Foti - ha infatti finito per produrre migliaia di precari nella scuola». Piuttosto «occorreva fare scelte chiare e definitive, come è stato fatto con la chiusura delle SIS che obbligava a un ulteriore esame senza garanzia di poter entrare in graduatoria». Infine, sul decreto ?salva precari' Foti rileva che il provvedimento del governo consentirà di garantire «ad oltre 18mila precari della scuola una indennità di disoccupazione e una via preferenziale per le supplenze brevi. Mi aspetterei più applausi che fischi».
Marta Tartarini
