Data: 30/04/2010
Ad un anno dal crollo del ponte stradale sul Po molto è stato fatto grazie ad un lavoro di squadra tra le istituzioni piacentine ma non è finita qui: una volta consegnata la nuova struttura occorrerà sedersi ad un tavolo affinché il tanto agognato secondo viadotto non venga classificato come opera locale bensì di interesse nazionale. E' questa, in estrema sintesi, l'opinione e l'augurio di chi ha lavorato in questi mesi, ciascuno con il proprio ruolo, affinché venissero tutelati gli interessi dei cittadini di Piacenza e della sua provincia. Massimo Trespidi non era ancora presidente della provincia lo scorso 30 aprile (giorno del crollo) ma era candidato e la campagna elettorale appena iniziata. «Uscivo dal cortile del Colombini per prendere l'auto dopo aver finito di far lezione - racconta -. Ho visto che dalla questura cominciavano a partire una serie di macchine a sirene spiegate. Si capiva che era accaduto qualche cosa di grosso. Così ho fermato un dirigente della Digos e mi ha spiegato che era crollato il ponte».
Una volta proclamato presidente l'11 giugno 2009, il 16 Tresidi partecipò ad una conferenza dei servizi in prefettura e non fu affatto tenero: «Dopo tre ore senza decisioni sull'abbattimento del ponte vecchio sono sbottato dicendo che la gente si aspettava che velocemente iniziasse l'iter per la costruzione del nuovo». Pronunciò una frase rimasta famosa: «O si decide o la prossima volta butto io qualcuno in Po». Stessa linea anche alla presentazione del ponte di barche: «Ricordai che stavamo inaugurando un ponte di barche, la soddisfazione c'era ma era mitigata dal fatto che comunque un ponte vero era crollato».
Trespidi sottolinea come «il lavoro di squadra compiuto dai parlamentari piacentini, dal presidente della provincia e dal sindaco di Piacenza abbia consentito di tenere alta l'attenzione di Anas che si è mossa tempestivamente ed anche i tempi sembrano sostanzialmente rispettati. Oggi il mio pensiero va prima di tutto alle persone che sono state coinvolte e che portano ancora i segni dell'accaduto».
Nei prossimi giorni partità una lettera ad Anas, assieme al sindaco, per chiedere di estendere l'apertura alle 24 ore del viadotto provvisorio.
«Stiamo cercando di trasformare in opportunità quella che è stata una grandissima ferita per la città e le persone coinvolte - osserva proprio il sindaco di Piacenza, Roberto Reggi -. Abbiamo dovuto fare la faccia feroce, dicendo cose che mai avremmo voluto dire nelle relazioni tra enti, per rivendicare un rispetto che in passato non abbiamo avuto. Adesso abbiamo con Anas un rapporto positivo con un ponte provvisorio che funziona bene, ma soprattutto stiamo puntanto ad avere un viadotto nuovo bello, funzionale che dia un'immagine dell'ingresso nord della città che non abbiamo mai avuto». «Questo anno tribolato lo vedo oggi con occhi diversi - prosegue -, anche se il rammarico grande è che le imprese piacentine non siano riuscite ad inserirsi nei lavori. Siamo consapevoli poi che il 18 dicembre non sarà finita: si aprirà la trattativa per il secondo ponte e avremo bisogno dell'appoggio dei nostri parlamentari».
Onorevoli piacentini che in questi mesi hanno comunque già lavorato insieme. «Siamo usciti da una situazione di emergenza - osserva Tommaso Foti (Pdl) - con la realizzazione di una struttura di avanguardia. Mi auguro che si possa arrivare anche all'apertura su 24 ore. Penso che l'Anas sia stata all'altezza, visto che i lavori mi sembra stiano procedendo bene». Sulla medesima linea Massimo Polledri (Lega Nord): «Mi sembra che l'Anas si sia mossa abbastanza bene, mi aspetto solo di conoscere bene le cause del crollo. Sui lavori per il nuovo ponte mi sembra che le premesse per finire in tempi utili ci siano tutte. Dispiace che non ci siano state le condizioni per l'impiego di aziende piacentine».
«ll fatto di aver svolto un gioco di squadra - sottolinea Paola De Micheli (Pd) - ci ha consentito di avere tempi contenuti rispetto a quelli soliti italiani. L'altra questione che si pone è quella di riproporre su un tavolo nazionale delle infrastrutture il secondo ponte sul Po, non essendo un problema locale ma nazionale. Si collegano due regioni tra le più produttive d'Europa. Infine l'impatto economico della chiusura del ponte: chiederò a breve un incontro con le categorie produttive per capire quanto abbia influito sull'economia piacentina e lodigiana». Ai tempi del crollo il presidente della Provincia era Gianluigi Boiardi che si trovò a gestire la prima fase dell'emergenza. «Mentre correvo sul luogo della tragedia insieme al prefetto Luigi Viana, avevo il pensiero fisso delle centinaia di auto che a quell'ora attraversano il ponte. La mia rabbia come presidente della Provincia è stata rivolta ad un Governo, quello attuale, che invece di investire il denaro in una delle infrastrutture essenziali per il territorio del Nord Italia, si è baloccato con un inutile e irrealistico progetto come quello dello stretto di Messina».
«Eravamo tutti d'accordo con il presidente degli Industriali Sergio Giglio quando, a luglio, dichiarò che dal problema doveva nascere un'opportunità: "Sul piatto ci sono 44 milioni di euro. Vogliamo farli ricadere sul nostro territorio". Il bando è stato vinto dai veneti e il risultato ottenuto dal tanto invocato gioco di squadra si è rivelato un fallimento».
Federico Frighi
