Data: 12/07/2004
Piacciono moltissimo ai cittadini che trovano prodotti "grandi firme" a prezzi stracciati. Preoccupano moltissimo gli operatori dell'industria della moda costretti a una competizione senza regole. Parliamo degli outlet, le cittadelle dello sconto continuo. E senza regole. E di norme a tutela della concorrenza si occupa la proposta di legge sottoscritta anche dal deputato di An, Tommaso Foti (collegio di Piacenza) e presentata a Montecitorio.
«La vita commerciale dei prodotti dell'abbigliamento, del tessile, dell'intimo, del calzaturiero è molto breve perchè legata ai dettami della moda: per cui le merci si riducono drasticamente di prezzo.
Per questo, su modello americano, sono nati gli outlet, inizialmente spacci aziendali», spiegano i parlamentari. «E' evidente - continua la proposta di legge - la preoccupazione degli operatori perchè questi centri smerciano articoli scadenti e invenduti con sconti fino al 70 per cento, un sistema che sta azzerando la vendita al dettaglio». «Ma il primo ad essere beffato è il consumatore che si reca nelle cattedrali dello sconto con l'illusione di risparmiare.
In realtà acquista prodotti fuori moda e molto spesso d'importazione», è la tesi. Si propone perciò una riforma dell'intera filiera della distribuzione e un controllo alla produzione della merce «altrimenti destinata a non arrivare mai nei negozi tradizionali». Gli outlet dovranno cioè cambiare aspetto e metodo di vendita, torneranno ad essere simili a spacci aziendali o commerciali, con l'offerta di prodotti di unico marchio con qualche difetto o passati di moda così da «evitare un effetto distorsivo della concorrenza con la pratica scorretta di vendita di merci acquistate da terzi». Anche gli insediamenti dei centri verranno regolati: ma a questo penseranno le regioni.
da Libertà
