Data: 17/10/2009
di TOMMASO FOTI *
Il primo Presidente nero che gli elettori degli Stati Uniti hanno eletto, l'icona dei liberal di tutto il mondo e, in Italia, di una sinistra che ne ostenta le immagini e lo contrappone all'odiato (dalla sinistra stessa) Berlusconi, è impegnato da mesi in un duro braccio di ferro con uno dei più importanti network televisivi americani, Fox News di Rupert Murdoch.
Sì, proprio quel Murdoch che i "democratici" nostrani adorano da quando i suoi giornali inglesi sono i capifila dei continui attacchi di certa stampa internazionale contro Silvio Berlusconi. Attacchi che, giova evidenziarlo ai paladini della libertà d'informazione, sono puntualmente cominciati proprio quando a Sky è stato tolto il privilegio, in Italia, di pagare meno tasse dei concorrenti.
Se Berlusconi, quindi, si difende da una campagna di stampa e televisiva, specie da parte dei "media" stranieri che lo dipingono con le tinte più fosche, è - per la sinistra - un intollerante che vuole mettere il bavaglio al mondo dell'informazione. Un aspirante tiranno contro cui strapagati (dalla RAI) conduttori realizzano intere puntate dei programmi televisivi loro affidati.
Per Obama, che con durezza replica al dissenso della Fox, la sinistra, invece, si fa silente e ne diventa complice.
"Li tratteremo come un avversario, come un partito d'opposizione", ha spiegato il direttore per le comunicazioni della Casa Bianca Anita Dunn, rivolta alla televisione americana di Murdoch. "Stanno conducendo una guerra contro Obama, non possiamo far finta di pensare che questo sia il comportamento legittimo di un organo d'informazione".
Ma Obama è andato oltre e ha deciso di escludere la Fox dalle interviste presidenziali, la limitazione di quelle dei funzionari governativi e, soprattutto, il rifiuto di rispondere ai cronisti Fox in briefing e nelle conferenze stampa. A tacere dell'offensiva scatenata dal Presidente nero contro le radio (che sono in maggioranza d'orientamento conservatore).
In sintesi, la Casa Bianca sembra avere imboccato la strada di una totale delegittimazione dei network e dei media che non la pensano come Obama e i democratici. E in ballo, in questo caso, non ci sono né vicende private, né interessi economici; non ci sono insulti, né calunnie. "C'è una stazione televisiva - ha dichiarato Obama - interamente dedicata ad attaccare la mia amministrazione, se la guardate per un giorno difficilmente troverete una sola storia positiva su di me".
I "media" più vicini a Obama, di orientamento liberal, non hanno, tuttavia, fatto finta di niente e hanno contestato al Presidente un atteggiamento censorio, denunciando il tentativo di controllo dell'informazione da parte della Casa Bianca.
A quando, anche in Italia, una bella campagna per la libertà d'informazione negli Usa, messa in pericolo dal Presidente nero, rafforzata da una bella manifestazione a Washington, davanti alla statua di Lincoln (come faceva Marthin Luther King)? Inutile illudersi. I "martiri dell'informazione" e i loro accoliti (con più o meno valide patenti intellettuali) sono disponibili a firmare soltanto in due casi: contro Silvio Berlusconi e per la liberazione del pedofilo Polanski.
*Parlamentare Il Popolo della Libertà
