Data: 02/03/2009
di MARTA TARTARINI
"Viene ripristinata la legalità in una storia che si trascina da 24 anni". Così il Ministro alle Politiche agricole, Luca Zaia, ha annunciato l'accordo raggiunto sulle quote latte. Il decreto, al vaglio del Senato (per poi passare a Montecitorio, dove il provvedimento sarà inserito nel calendario nella settimana del 9 marzo), è sotto attacco da più parti, sia sul fronte politico che da parte del mondo agricolo.
Massimo Polledri lo difende a spada tratta: "Il decreto non prevede un aumento di produzione, che resterà sui 10 milioni e 800 mila tonnellate. Inoltre punta a chiudere definitivamente i contenziosi senza sanatorie". Il deputato del Carroccio precisa che "distribuiamo la quota ai produttori della quota B tagliata, agli splafonatori e agli affittuari, per regolarizzare le produzioni di latte che erano già sul mercato".
Quindi, nessuna sanatoria. La multa, di 1 miliardo 671 milioni ancora da incassare, riferisce Poliedri, "è spalmata su oltre 8400 aziende, di cui 4.264 ancora in produzione. In ogni caso, 900 milioni sono già esigibili. Oggi gli splafonatori sono 4.264, non 1.500 e la produzione di latte non coperta da quote è attualmente pari a 468.000 tonnellate. Dai dati in nostro possesso, molto probabilmente non verrà distribuita tutta la quota, ma un ammontare di gran lunga inferiore".
Il deputato piacentino precisa che "la norma dice che c'è una rateizzazione onerosa, chi non paga anche solo una rata perde la titolarità delle quote che non si può vendere fino al 2015. Chi non paga dovrà fare fronte al superprelievo, aumentato del 150%."
Tommaso Foti chiede che il decreto Zaia sia modificato: "Recenti e dure prese di posizione delle associazioni agricole e dei produttori trovano la mia piena condivisione. Quella delle quote latte e degli splafonamenti è una vicenda che si è trascinata per oltre un decennio, con contrapposizioni anche dure, e a cui era stata data una soluzione legislativa equilibrata e rispettosa delle varie posizioni dall'allora Ministro Gianni Alemanno. Non vedo perciò - continua il deputato Pdl-An - per quali motivi si debba riaprire una questione già chiusa: l'aver ottenuto dalla Comunità Europea la possibilità di produrre latte in quantità maggiorata rispetto al passato, non può infatti che portare ad una distribuzione condivisa della stessa".
Insomma, "alcune forzature legislative suonano oggi come beffa per coloro che in questi anni hanno impegnato significative risorse economiche per produrre latte in un contesto di legalità". Ne segue "il personale impegno per rimuovere alcune norme particolarmente stonate contenute nel decreto in questione".
Anche il Pd chiede di rivedere i criteri di suddivisione. "Tutti prendano distanze da chi non si è comportato secondo la legge", osserva Paola De Micheli, per la quale "il decreto per l'assegnazione delle nuove quote latte rischia di diventare l'ennesimo condono, questa volta mascherato, a favore di quelle poche aziende che nel passato si sono mosse nell'illegalità sperando che qualcuno le avrebbe poi aiutate a non affrontare le conseguenze". E annuncia: "La nostra azione in Parlamento sarà finalizzata a che la distribuzione delle quote sia fatta in modo equo, individuando, ad esempio, nelle regioni gli organi deputati all'amministrazione delle quote dei rispettivi territori. Secondo noi - precisa De Micheli - le priorità nell'assegnazione delle quote aggiuntive deve essere ai titolari della cosiddetta quota B tagliata, ai produttori affittuari di quota ed agli splafonatori. Inoltre riteniamo che la rateizzazione dovrà essere contenuta in un massimo di 20 anni e accordata a condizioni di mercato (Euribor +1%)". Inoltre, "assoluta" è la contrarietà del Pd alla nomina del commissario di governo che disciplini il rapporto con i super splafonatori: "Sia il Ministero a farsi carico dentro al quadro normativo dei casi specifici".
Anche per Maurizio Migliavacca, "si penalizzano gli onesti e si premiano gli allevatori che non hanno rispettato le regole. Una cosa negativa per il mondo agricolo e gli allevatori che sopportando costi e sacrifici hanno ottemperato alle norme. Più in generale - continua il deputato piacentino - è un brutto segnale: se c'è una cosa che la crisi ci insegna è che servono poche regole, ma chiare e rispettate da tutti e che tutti devono fare la loro parte". L'ex ministro Pier Luigi Bersani è lapidario nell'esprimere la sua contrarietà: "Non si può prendere a schiaffi chi ha rispettato le regole" e chiede che il decreto sia modificato in sede parlamentare.
