Data: 11/05/2011
Una notizia positiva che ho dato - l'avvenuta definizione da parte del Ministero dell'Ambiente delle stime di inventario radiometrico, indispensabile per potere assegnare i fondi relativi alle compensazioni territoriali a favore dei siti che ospitano centrali nucleari - a leggere certi commenti che sono seguiti sembra quasi una disgrazia.
Così non è ed è bene che ciò sia chiaro, se non ad altri, almeno al lettore. Premetto che nel merito, una qualche benemerenza penso di meritarla unitamente al collega Massimo Polledri, non fosse altro perché, nel lontano 2003, l'approvazione di un nostro emendamento al cosiddetto "Decreto-Scanzano" consentì che anche il nostro territorio potesse godere delle misure compensative destinate ai siti che ospitavano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare. Segnatamente la norma (articolo 1 e 1-bis della Legge 24.12.2003, n. 368) prevedeva che, definite annualmente dal Ministero dell'Ambiente le stime di inventario radiometrico, le risorse fossero assegnate, per ciascun territorio, nella misura del 50% al Comune che ospitava la centrale (nel nostro caso, quello di Caorso) e del 50% alla Provincia su cui l'impianto insisteva (nel nostro caso, quella di Piacenza).
Che le compensazioni territoriali frutto dell'iniziativa legislativa mia e di Polledri abbiano permesso al territorio piacentino di disporre di significative risorse economiche è confermato dal fatto che all'iniziativa venne affibbiato il marchio di "tesoretto".
Ben presto la norma voluta da chi scrive e Polledri subì una pesante modifica. L'articolo 1, comma 298, della Legge 30 Dicembre 2004, n. 311, dispose infatti che, a decorrere dal 1° gennaio 2005, venisse assicurato al bilancio dello Stato il 70% del contributo complessivo che doveva spettare ai siti che ospitavano gli impianti nucleari.
Da quella data - e sono passati più di sei anni - non risulta che Comuni e Province interessate abbiano impugnato detta norma, chiedendo che ne fosse accertata l'illegittimità costituzionale, né che la stessa sia stata dichiarata.
Aggiungo che, in sede parlamentare, le mie documentate proteste hanno avuto poca fortuna. Da allora dunque - e diversamente non poteva essere - la ripartizione dei fondi avviene nel rigoroso rispetto della legge 311/2004, che - ripeto - ha drasticamente ridotto l'entità delle compensazioni territoriali rispetto a quelle previste dalla legge n. 368/2003. D'altra parte, che il Parlamento - indipendentemente dalla maggioranza politica al Governo - non abbia voluto cancellare la norma "taglia compensazioni" è dimostrato dal fatto che, nel 2007, la stessa venne sì modificata, ma solo nella parte che interessava la ripartizione dei fondi e non disponeva, invece, il ripristino dell'entità originaria degli stessi, come voluta da chi scrive e dal collega Polledri. L'articolo 2, comma 560, della legge 24.12.2007, n. 244, si limitò infatti a prevedere solamente l'ampliamento della platea dei destinatari delle compensazioni ambientali ai Comuni confinanti con gli impianti nucleari "qualora situati in province diverse e nel raggio massimo di 10 chilometri dall'impianto medesimo".
Ma non è finita. L'articolo 7-ter della legge 27.2.2009, n. 13, ha modificato nuovamente non solo la platea dei beneficiari dei contribuiti, ma anche le modalità di ripartizione tra gli stessi. Fermo restando, infatti, la percentuale del 50% riconosciuta al Comune che ospita l'impianto nucleare, il restante viene oggi assegnato per il 25% alla Provincia su cui l'impianto insiste e per il rimanente 25% ai Comuni confinanti con quello nel cui territorio è ubicato il sito, in proporzione alla superficie e alla popolazione residente nel raggio di dieci chilometri dall'impianto.
Ora, sbagliate che si ritengano le modifiche legislative introdotte, le stesse potevano e dovevano legittimamente essere contestate al momento dell'entrata in vigore e non certo in quello dell'avvenuta applicazione (di cui ha dato conto chi scrive), avvenuta come visto nei successivi anni. Vero è, invece, che proprio le continue modifiche normative hanno ritardato, eccome, l'assegnazione dei contributi relativi alle compensazioni ambientali degli ultimi anni, come mi è facile dimostrare. Coloro che, come il sottoscritto e il Sindaco Callori, hanno sempre seguito l'iter delle compensazioni territoriali sanno bene - infatti - che la ripartizione effettuata per il 2008, poiché teneva conto solo dei Comuni sedi di impianti nucleari, nonostante l'approvazione da parte del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE), è stata successivamente prima contestata e, poi, definitivamente bloccata da parte della Ragioneria Generale dello Stato.
A quel punto, e parliamo di pochi mesi or sono, l'iter burocratico è dovuto ricominciare e, proprio per evitare che ulteriori negativi riflessi ritardassero anche le compensazioni territoriali riferite al 2009, il Ministero dell'Ambiente ha deciso di provvedere congiuntamente alla definizione delle stime di inventario radiometrico.
Numerosi enti locali, la Provincia di Piacenza in testa, mi hanno in questi mesi più volte sollecitato ad intervenire presso il Ministero affinché il Decreto in questione - senza il quale il CIPE non può decidere alcunché - venisse adottato e inviato a quest'ultimo.
Il fatto che ciò sia accaduto - non perché lo scrivo io, ma perché lo dice la legge che al caso si applica - consentirà prossimamente al CIPE di potere assumere gli atti di sua competenza ed inviarli successivamente alla Ragioneria dello Stato, dal cui ultimo assenso dipende - come visto - l'effettiva erogazione dei contributi. Poi, certo, si può legittimamente auspicare che il CIPE si pronunci in tempi stretti, ma senza il decreto in questione, l'assegnazione dei contributi afferenti le compensazioni territoriali in questione avrebbero comunque continuato a rappresentare un miraggio.
Su questo non ci piove!!!
di Tommaso Foti
Libertà e Cronaca
