Data: 18/08/2011
Nel precedente intervento, riguardante il "caso" delle firme false, evidenziavo la grave disparità di trattamento riservata dalla sinistra agli indagati in ragione della loro appartenenza politica.
Sottolineavo, inoltre, l'inopportuna presa di posizione dell'ingegnere Reggi che, da sindaco di tutti i piacentini, non può - se non a responsabilità dei singoli accertate - sostenere le ragioni di un suo consigliere comunale, ignorando quelle di tre suoi concittadini che reclamano anch'essi la propria estraneità ai fatti in questione.
Il consigliere Piazza, cui avevo riservato non più di un paio di righe, ha deciso di replicare con quei toni muscolari che gli sono maggiormente congeniali.
Convinto di essere superiore agli altri in tutto, anziché solamente - come è - nella stazza, dimentico di essere un candidato nominato, Piazza si compiace di una rappresentatività popolare che, se la si verifica, appare tuttavia labile (il 2,68% dei voti ottenuti dalla lista di Reggi, lo 0,0032452% rispetto ai voti validamente espressi dai piacentini).
Saltando dalla palestra al vocabolario, Piazza spiega poi il significato di "amico" e di "favore", dimentico di essersi imputato un "eccesso di fiducia", da lui stesso inteso "nel senso che ho fatto pieno affidamento su quello che mi hanno detto i responsabili della lista chiedendomi di autenticarla. Ho fatto un favore ad un amico, forse sono stato superficiale... ".
Ma tant'è: alla lingua italiana più s'attagliano le inflessioni che le flessioni.
Abbandonato il più congeniale travestimento da Obelix, il Piazza s'improvvisa quindi narratore, giusto appunto per calarmi in una vicenda simile alla sua, intingendo tuttavia il pennino nel calamaio dell'ignoto quando scrive che, per via di essere io deputato, se fossi stato al posto suo, tutto si sarebbe concluso con un "non luogo a procedere".
A prescindere che di sottoscrizioni dal 1990 ad oggi chi scrive ne avrà autenticate ben più di 20.000 senza contestazione alcuna, rimane il fatto che - in attesa di sapere se rispetta la legge - è certo che Piazza ignora la Costituzione. Se, infatti, tra un travestimento e l'altro, l'avesse letta negli ultimi 17 anni e qualche mese, avrebbe capito, pur non essendo obbligatorio, che le norme di cui all'articolo 68 sono inapplicabili al caso di specie.
Con buona pace - dunque - dei chiacchiericci di o da Piazza: se Foti avesse sbagliato, Foti avrebbe pagato. Nei fatti, non nei racconti ad personam del Piazza che necessita, con ogni evidenzia, di un corso non di educazione fisica, ma di educazione civica, come con meno pomposità di oggi si chiamava una volta.
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L'onorevole, il consigliere e il distratto Stalinetti
di EDO PIAZZA*
Dopo aver letto la bella lezioncina di diritto in materia elettorale del nostro concittadino, nominato deputato, onorevole Tommaso Foti, mi sento chiamato a rispondere. Non perché ritenga che l'intervento dell'onorevole possa alimentare fraintendimenti o necessiti risposte - non occorre essere dei politologi per cogliere l'assurdità di quanto accaduto e l'ancor più paradossale "caso" che se ne è fatto. Per inciso, gli articoli sui giornali circa il "caso Piazza" hanno fatto sorridere non solo le persone che mi conoscono e i colleghi che mi hanno espresso solidarietà, ma anche chi possiede un minimo di senso critico e sa analizzare, con una certa sensibilità i fatti (per citare il grande Peppe: «Ma di cosa stiamo parlando»?). Io, ovviamente, ho sorriso un po' meno, vista l'inaspettata piega degli eventi.
Il motivo per cui mi sento in dovere di rispondere all'onorevole è perché lo vedo seriamente preoccupato per la nostra città, che pare essere nelle mani di una banda di politici che tacciono un "complice" e "assortante" silenzio e manifestano solidarietà rigorosamente "interessate". Non vorrei che Foti pensasse che un pugno di firme doppie vada a sconvolgere gli equilibri politici dell'intera Nazione, per questo mi voglio spiegare meglio. Non solo gli assetti politici del nostro Paese non sono stati sconvolti dal "caso Piazza" (...magari!) ma, questo pugno di firme (ammesso e non concesso si tratti di firme raccolte in modo irregolare - saranno le autorità competenti a deciderlo) non ha per niente inciso nemmeno sul raggiungimento del quorum necessario al Movimento 5 Stelle, che è stato abbondantemente superato di alcune centinaia.
Sicurissimo della sensibilità critica dell'onorevole Foti, non capivo, dal suo intervento, come il "caso Piazza" non avesse fatto sorridere anche lui. Poi ho compreso tutta questa sua disinteressata non-solidarietà. In effetti, bisogna spiegare un punto cruciale, ovvero, cosa significhi "fare un favore a un amico". Sicuramente il sottoscritto e l'onorevole danno una connotazione quantomeno distinta a questa frase. Altrimenti non sarei stato travisato. Per "fare un favore a un amico" intendo dire: prestare parte del mio tempo libero offrendo un servizio, di cui possiedo competenza, a chi lo necessita. La parola "favore", quindi, per come la intendo io (ma evidentemente non per tutti è così), contempla impegno (stare al banchetto e controllare che i Grillini raccogliessero le firme in modo regolare) e gratuità (quest'ultima, sempre per come la intende il sottoscritto, è inscindibile dal "favore" e significa "a titolo gratuito", cioè, senza ricevere nulla in cambio). Ha capito onorevole?
Ci sarebbe anche da precisare il significato della parola "amico", ma mi limito, per non aprire un infinito ramificarsi di accezioni, a riportare un antico detto che, a mio avviso, dovrebbe valere sempre: l'amico lo conosci nel momento del bisogno. Nel caso in questione, il "bisogno" si rifletteva nell'evidente difficoltà dei Grillini a reperire un Pubblico Ufficiale (notaio, Consigliere Comunale, Consigliere Provinciale) che potesse autentificare la raccolta di firme. Questo perché il Movimento 5 Stelle non ha e non aveva alcun rappresentante nelle istituzioni piacentine. Oltre a "fare un favore a un amico", quindi, credo di averlo fatto anche alla democrazia: tutti devono poter partecipare alle competizioni elettorali.
Chiarito questo passaggio, concluderò con un racconto immaginario, che vede come protagonista l'onorevole Foti, visto che è a lui che sto rispondendo. Mettiamo il caso che il deputato Foti, in una tornata elettorale qualsiasi, conceda la propria disponibilità, ovviamente a titolo gratuito, a presenziare ai banchetti e a certificare le liste elettorali del proprio partito. Un sabato pomeriggio alle 15 in punto, il Foti si presenta sul posto per svolgere il proprio compito. Dopo una decina di minuti, arriva al banchetto un vecchio simpatizzante del partito comunista, tale Giuseppe Stalinetti. Un comunista di quelli tosti, quelli che mangiano i bambini, tanto per intenderci. Foti non lo conosce, anche se una volta, tanti anni fa, si erano scontrati durante un comizio di Almirante. Lo Stalinetti presenta il documento, il rilevatore ne controlla la validità, riportandone i dati nell'apposito spazio, quindi fa firmare lo Stalinetti. Il Foti controlla attentamente tutte le operazioni, che risultano essere regolari.
Il nostro Stalinetti, proseguendo nella sua passeggiata del finesettimana, si imbatte anche nel banchetto di Rifondazione Comunista. Il nostro Stalinetti è un po' distratto e si dimentica di aver già firmato: appone la sua firma anche su questa lista. Solo successivamente, l'incauto cittadino, scoprirà, che firmare per due liste elettorali contravviene alla legge e comporta il pagamento di una sanzione alquanto salata. Così disconosce una firma, naturalmente quella fatta al banchetto del PDL. Il gioco è fatto... L'onorevole Foti, pur avendo svolto correttamente il suo compito, è nei guai, come il consigliere Piazza. Anzi no, non come il consigliere, perché la Camera dei Deputati voterà per lui il "non luogo a procedere".
Come ho già precisato questo è un racconto immaginario. L'ho narrato per far capire al lettore come facilmente ci si possa trovare nei guai pur svolgendo correttamente il proprio compito. Arrivederci alla prossima puntata... spero dopo le ferie, perché comincio a essere un po' stufo.
da Libertà del 9 agosto 2011
