Camera

Una cinquina da ieri a Montecitorio

Data: 30/04/2008

dall'inviato
roma - Roma capitolina saluta il sindaco, di Alleanza Nazionale, Gianni Alemanno, ed il nuovo parlamento della Repubblica, a maggioranza centrodestra, con la pioggia, lieve ma fastidiosa. Le due camere accolgono nuovi, pochi, e collaudati, i più, rappresentanti del popolo. C'è la "pattuglia" piacentina composta da quattro "veterani" come Tommaso Foti, Massimo Polledri, Maurizio Migliavacca e Pierluigi Bersani e da una matricola, Paola De Micheli. Mai come in questa tornata è chiara la posizione di vinti e vincitori, ed allora accade che davanti a Montecitorio, l'atmosfera uggiosa della mattinata venga improvvisamente vivacizzata da un assembramento, con bandiera celtica sventolante al grido di "Bossi, Bossi" che suscita la curiosità di turisti stranieri. Sono i "lumbard" calati dal nord per salutare il "leader" che arriva quando i lavori della camera sono già iniziati. I romani sono svezzati da tempo, poco li incuriosisce.
Giornalisti, fotografi, cameramen, rincorrono un po' tutti, all'esterno ed all'interno del palazzo. Anche fra questa categoria ci sono i primipari, come noi, ai quali si chiude inesorabilmente la grande porta a vetri dell'ingresso dello storico edificio e veniamo dirottati, ciascuno, su ingressi diversi da via Della Missione.
Documenti, borse al metaldector, tesserino di riconoscimento e poi verso l'emiciclo, dove è in corso l'elezione del presidente, non prima di aver attraversato una sequenza di sale e corridoi fino al transatlantico che immaginavo più spazioso, brulicante di una variegata fauna politica dai molti volti noti e dove domina l'elemento maschile, le donne sono una vera rarità come risulterà anche nell'aula. In fondo al transatlantico inforco il corridoio a sinistra, prendo l'ascensore fino al secondo piano, ancora un lunghissimo corridoio con passatoia rossa, preziosi quadri alle pareti, busti in candido marmo di statisti e politici del passato: Crispi, Marcora, Fortis, Biancheri, Mancini.
Eccomi nell'emiciclo che mi appare più cupo dell'immagine alla tivù, un'atmosfera demodé, il rosso degli arredi sposato al marrone del legno incupisce l'ambiente nonostante le vetrate del soffitto, Castagnetti presiede e lo speaker chiama al voto gli onorevoli: chi in coda per accedere all'urna, chi al cellulare, chi legge, chi fa capannello, un chiacchiericcio da mercato sale verso l'alto.
Qui che si decidono le sorti del Paese. Riconosco i "nostri", Polledri nel settore centrale, Foti passeggia fra i banchi di quello a sinistra, lo spolverino rosa di Paola De Micheli è appoggiato su un banco a destra, Bersani e Migliavacca si destreggiano nel parterre al centro, spiccano per gli abiti i pochi esemplari del gentil sesso. Dove sono parate le quote rosa? Il voto è concluso, ma il nuovo presidente, sarà eletto domani. Fini attende paziente, cinque anni sono lunghi.
Maria Vittoria Gazzola

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