Camera

Una locomotiva a vapore
in cerca del suo monumento

Data: 15/08/2009

E' parcheggiata su un troncone di binario in via Ongina, accanto alla recinzione che delimita il confine dell'area ferroviaria, nascosta da due stabili di quattro piani e da una folta sterpaglia di erbacce e rovi, alla mercé di pioggia e vento nonostante la tettoia protettiva.
E' ricoperta di polvere e da un principio di ruggine la vecchia locomotiva a vapore che, attraverso un accordo, era passata di proprietà dalle Ferrovie di Stato al comune di Piacenza, una storia lontana nel tempo e dimenticata.
La rinverdisce il signor Fabio Maggi attraverso una lettera indirizzata a Libertà con la quale chiede di sapere dov'è finita la locomotiva «un bell'esemplare, di quelle mitiche che sbuffavano il fumo bianco - e ricorda un particolare - qualcuno suggerì di esporla in un giardino pubblico come attrazione per i bambini - ma desolato aggiunge - poi tutto finì nel dimenticatoio e mi chiedo se, a distanza di anni, forse venti, la locomotiva è ancora in nostro possesso, spero non sia stata ceduta o demolita - infine suggerisce Maggi - potrebbe essere collocata al Parco della Galleana, o di Montecucco, o all'ex macello». La vicenda risale ai primi anni Ottanta del secolo scorso, nel frattempo alcuni dei protagonisti sono scomparsi, altri la ricordano sbiadita dalla successione degli eventi.
La nostra paziente ricostruzione parte da Carlo Berra, "memoria" del consiglio comunale: «Era stata un'idea di Bruno Montanari, assessore provinciale al Bilancio e Patrimonio e soprattutto capostazione di lunga carriera che si adoperò per far acquisire alla comunità piacentina una vecchia locomotiva a vapore». Montanari però è morto due anni fa, la sua idea, spiega Berra. «Era di collocarla, come un grande giocattolo per i bambini, ai giardini della stazione, l'operazione, non so perché, non venne conclusa».
«Ricordo solo che Bruno era andato a prenderla a Pisa», aggiunge la vedova Mariuccia. All'epoca era sindaco Stefano Pareti che aggiunge un altro tassello al mosaico dei ricordi. «Per la collocazione servivano una cifra non indifferente ed il permesso della Soprintendenza ai beni ambientali, abbiamo lasciato perdere, ma non me ero occupato direttamente». L'assessore alla Cultura della sua giunta, Aldo Lanati, riferisce di restauri svolti all'ex Arsenale militare, lo stabilimento ha avuto in cura diverse opere d'arte della nostra città, dal portone della basilica di Santa Maria di Campagna ai seicenteschi gruppi equestri del Mochi.
Una parentesi importante di cui è provvidenziale informatore il generale Eugenio Gentile, fra il 1982-85 vicedirettore dello stabilimento militare sotto il timone del colonnello Gianni Gamberini scomparso diversi anni fa ed entrambi appassionati di arte e storia. «La locomotiva era stata portata nei nostri capannoni per il restauro, un lavoro intenso e paziente che aveva fatto emergere parti dorate, era stata lucidata alla perfezione e ricostruiti i meccanismi spezzati o mancanti, insomma era stata riportata nelle condizioni originarie». Il deposito si era protratto negli anni ma non necessariamente a causa dei lavori spiega Gentile: «Quando fui trasferito in provincia di Torino, nell'85, era ancora nei nostri stabilimenti, ma al rientro nell'87 non c'era e non me ne sono più curato».
Il silenzio dura fino al 1994 quando il consigliere comunale Tommaso Foti, con una interrogazione, pone la questione della locomotiva a vapore abbandonata, prima sui binari dell'ex linea ferroviaria per Bettola sotto il tunnel di viale Patrioti, poi su un binario morto della stazione, parcheggio di cui il comune avrebbe dovuto pagare il pedaggio. A quel punto viene presa in consegna dal Dopolavoro ferroviario che si fa carico di un deposito provvisorio.
I soci del Dopolavoro, a proprie spese, una ventina di milioni di lire, spostano il vecchio cimelio della storia del trasporto su ferro, italiano, su un terreno delle Ferrovie di Stato in fondo a via Ongina dove trasferiscono un tratto di binario sul quale, con la gru, viene posata la locomotiva e costruiscono un portichetto per riparare il mezzo dall'inclemenza del tempo, di tanto in tanto qualcuno va a ripulire l'area delle erbacce, e dove noi l'abbiamo trovata ma in condizioni non buone: negli anni la locomotiva è stata oggetto di vandalismi e furtarelli. A terra sono rimasti vecchi orologi di stazione, di alcuni c'è solo la cassa contenitiva, forse il meccanismo è stato rubato.
E chiudiamo ancora con le parole del nostro attento e fedele lettore, Fabio Maggi: «La locomotiva a vapore sarebbe una bella testimonianza del nostro glorioso passato», noi ci permettiamo di aggiungere che la giusta e doverosa collocazione pubblica renderebbe glorioso anche il presente.
Maria Vittoria Gazzola
mariavittoria. gazzola@liberta. it

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