Camera

Una "manovrina"
che piace a metà

Data: 07/07/2009

Misure utili per il centrodestra, insufficienti per il Pd. La "manovrina" del Ministro Giulio Tremonti divide maggioranza e opposizione. Per Massimo Polledri si va «nella direzione di garantire più equità ai cittadini». Il leghista che preferisce «un Paese che cresce tirando di lima, non nei salotti dopati della finanza», valuta così le misure: «Si propongono di favorire la piccola e media impresa che costituisce l'ossatura del nostro Paese, con un occhio di riguardo alle fasce più esposte. E' in questa visuale che si colloca il rilancio del manifatturiero, la detassazione degli utili, i bonus per chi non licenzia, i pagamenti più veloci nella pubblica amministrazione e l'abbattimento dei costi energetici». Polledri ricorda «che in Italia un'azienda che fattura annualmente 50 milioni di euro spende in energia dai 500 ai 700 mila euro in più rispetto a un concorrente tedesco. La nullità delle clausole bancarie sul massimo scoperto rappresenta, poi, una boccata d'ossigeno per chi ha il conto bancario in rosso. La lotta a chi detiene illegalmente capitali nei paradisi fiscali consentirà di scovare i furbetti che intendo arricchirsi alle spalle dello Stato e della povera gente».
Anche per Tommaso Foti le misure anticrisi varate in questi mesi «vogliono favorire la ripresa dei consumi e, quindi, della produzione. In particolare, all'interno del decreto fiscale, appaiono particolarmente significative le norme che prevedono la detassazione degli utili per le imprese che reinvestono in macchinari, l'Iva a rate, il costo dell'energia per la produzione più basso. Quanto al mondo del lavoro - osserva il deputato Pdl - sia il bonus per le imprese che evitano la cassa integrazione sia quello destinato ai cassintegrati che decidono di aprire una propria attività, costituiscono una risposta concreta alla piaga della disoccupazione». Insomma, «ancora una volta, il governo Berlusconi si qualifica per una straordinaria capacità di saper fare bene, ottenendo il plauso sia del mondo produttivo sia di quello sindacale».
Scettici i parlamentari del Pd. Maurizio Migliavacca ritiene che la manovrina «va nella direzione giusta, ma è insufficiente per una crisi che si aggrava sempre di più e di fronte alla quale il governo è sordo. Positiva la detassazione degli utili ma avrà effetti solo nel 2010 quando la crisi dovrebbe attenuarsi». Bene per Migliavacca «garantire la cassa integrazione, ma non c'è nulla per chi rischia di più, cioè i precari: già 400 mila hanno perso il posto di lavoro». Quindi «servirebbe ben altro, un intervento di almeno un punto di Pil come chiesto da Pd per sostenere gli investimenti, sbloccare le opere nei comuni e per gli ammortizzatori sociali. Una manovra che sarebbe finanziabile con risparmi e la lotta all'evasione e elusione fiscale, ma il governo non ci sente, speriamo che si ravveda».
Paola De Micheli ritiene «velleitario affrontare la questione degli utili reinvestiti: primo perché solo le grandi aziende faranno utili e abbiamo bisogno di misure per le piccole e medie; secondo perché se ci sono risorse allora andrebbero destinate ai crediti d'imposta su chi ha già investito, nel risparmio energetico e nella ricerca». Invece, continua la deputata «si tagliano le risorse sui crediti d'imposta: ho firmato un'interpellanza perché migliaia di aziende che avevano i requisiti sono state escluse dai finanziamenti per l'energia» e poi «non sono molto convinta nemmeno dei meccanismi di incentivo a chi non licenzia. Vedremo il testo, ma il rischio di speculazioni è molto elevato». Più in generale «credo che in questa difficile stagione gli interessi dell'impresa e dei lavoratori siamo gli stessi» e «se ci sono risorse occorre destinarle alla riduzione delle imposte sul lavoro, questi sarebbero soldi veri».
Pierluigi Bersani valuta così: «C'è qualche pillola, che male non fa, ma non risolve il problema. Mancano tante cose. Fondamentalmente è da un anno che non viene varata una vera manovra anticrisi». Entrando nel merito, Bersani osserva che «la defiscalizzazione degli utili reinvestiti dà qualche respiro a chi produce macchinari, ma è poca cosa perché tantissime imprese oggi non fanno utili e c'è comunque una bassa attitudine agli investimenti. Viene poi da chiedersi - conclude l'ex ministro - perché si decida adesso una misura di questo genere dopo aver tolto crediti di imposta automatici per la ricerca e l'innovazione e per gli investimenti al Sud. Si è tolto uno strumento che funzionava e che si rivolgeva alla generalità delle imprese per mettere al suo posto un pannicello caldo».
Marta Tartarini

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl