Camera

Una situazione drammaticaResta silenziosa la crisi
di 300mila professionisti

Data: 23/09/2009

di TOMMASO FOTI*
Sono avvocati e architetti, biologi e commercialisti, in camice o colletto bianco, legati a uno studio professionale o a un laboratorio medico da un contratto di consulenza, o con una partita iva. Anche loro oggi sono colpiti dalla crisi finanziaria, dalla caduta del mattone o dai crack aziendali. Secondo le recenti stime si tratta di un esercito di circa 300 mila professionisti i cui posti di lavoro sono pesantemente precari; circa un sesto del terziario qualificato italiano che rischia di essere cancellato definitivamente con un rapido tratto di penna.
Eppure questa drammatica situazione rimane una piega silenziosa della "grande crisi", stretta fra l'indifferenza della stampa e le grida spesso scomposte dei precari organizzati e sindacalizzati. Che una parte di opinione pubblica abbia visto sempre con una certa diffidenza il mondo del terziario qualificato è sotto l'occhio di tutti, atteso che nel corso del boom economico degli anni ottanta molti hanno preferito ingrossare le fila degli studi professionali e dei consulenti piuttosto che collocarsi in fabbrica o nei campi.
Le scarse tutele, l'assenza pressoché completa di ammortizzatori sociali erano coperte, sia agli occhi di chi svolgeva queste mansioni, sia agli occhi di chi li osservava dall'esterno, dai guadagni di un settore che viaggiava a gonfie vele.
Nel momento in cui le vele si sgonfiano, ammainate di forza dalla tempesta della crisi economica, l'invidia e la diffidenza di opinione pubblica e stampa nei confronti di questo mondo si trasformano in indifferenza, quasi che la chiusura degli studi professionali o i tagli delle consulenze non facciano parte dell'economia italiana. Convinti, quasi tutti, altresì, che la ripresa - quando verrà - sarà dettata e guidata solo dal settore manifatturiero, come se l'economia di un paese potesse camminare su una sola gamba. Eppure i professionisti hanno lavorato in questi decenni in silenzio e con dedizione, contribuendo in modo determinante allo sviluppo del nostro Paese. Hanno lavorato giorno dopo giorno spesso con progetti a termine, con consulenze e incarichi a volte improvvisi e improvvisati, i più fortunati con contratti a tempo determinato; hanno lavorato senza ammortizzatori sociali, tutele o assistenze mediche, né la certezza della pensione. Mentre lavoravano non si sono organizzati in corporazioni, sindacati o rappresentanze; non hanno protestato se un contratto non si concludeva o se un cliente non pagava in tempo il loro onorario. Hanno continuato a indossare i loro colletti e camici bianchi e a lavorare. Oggi, insieme alla diffidenza degli "altri", pagano anche questa mancanza di rappresentanza e il fatto di non essersi fatti sindacalizzare.
C'è purtroppo chi fa della protesta, delle grida, degli atti estremi, della lotta di classe motivo di polemica politica spesso preconcetta e, per fare questo, sfrutta le difficoltà e le problematiche di certi settori sociali ed economici. I professionisti non l'hanno mai fatto, non hanno mai demandato la loro rappresentanza a certi sindacati politicizzati e oggi consumano nel silenzio e nell'indifferenza la loro crisi economica, uguale se non più grave dei precari della scuola, della pubblica amministrazione, dell'industria o del commercio. Anche se in troppi fanno finta di non vedere.
*Parlamentare Il Popolo della Libertà

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