Camera

Una vecchia idea della destra politica italianaLa partecipazione agli utili
non è più una chimera

Data: 05/09/2009

di TOMMASO FOTI*
Al recente Meeting di Rimini, straordinaria occasione di confronto sui temi etici, politici e sociali, il Ministro Tremonti ha auspicato che in accordo con il mondo dell'impresa e quello sindacale si preveda la possibilità di fare partecipare i lavoratori agli utili delle imprese in cui prestano l'attività.
Le reazioni del mondo sindacale alla proposta di Tremonti risultano incoraggianti in ragione dei pareri favorevoli resi dalla Cisl e dalla Uil, sicché vi è oggi la concreta possibilità di chiudere per davvero il Novecento e, con esso, quell'interminabile stagione di contrapposizione tra impresa e lavoratore.
Non è qui il caso di elencare coloro che - negli anni - si sono pronunciati a favore del concetto partecipativo nel mondo del lavoro: giova solo ricordare che si tratta di una visione avveniristica che risale alla metà dell'ottocento da un ideale mazziniano e che trovò in seguito condivisione ed interesse particolare nel mondo cattolico (dagli scritti del Toniolo alla Rerum Novarum di Papa Leone XIII).
Un'idea - quella della partecipazione agli utili dell'impresa da parte dei lavoratori - che in ambito politico la destra politica italiana, rappresentata prima dal Msi-Destra Nazionale e poi da Alleanza Nazionale, ha portato avanti per anni, anche se con scarsi risultati.
Eppure, dopo tutto, si trattava e si tratta di dare attuazione a quella parte dell'articolo 46 della Costituzione in cui si afferma che"la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende".
Una norma, rimasta lettera morta, con un unico primitivo quanto isolato sussulto quando la Fiat, in relazione al buon andamento aziendale del 1987-1988, erogò un importo aggiuntivo al salario riconosciuto ai propri dipendenti.
Tornando ai giorni nostri va evidenziato che il Senato, nella competente commissione, dovrebbe a breve licenziare un testo normativo volto a prevedere la partecipazione dei lavoratori agli utili delle aziende.
E' bene evidenziare che l'auspicata approvazione della legge in questione non dovrà costituire un obbligo ma una facoltà per le imprese, così da non contrastare con le regole del libero mercato.
In una stagione come l'attuale dove un po' tutti prendono le distanze dal dogma del "mercatismo" - come lo ha definito brillantemente il ministro Tremonti - e da un liberismo sfrenato privo di regole e di un codice etico, la partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese può essere l'occasione epocale per affrontare finalmente una riforma sociale che si muova nella direzione di un riequilibrio dei rapporti di forza all'interno del mondo produttivo al fine di rendere il lavoro sempre meno oggetto e sempre più soggetto della produzione.
Si aprirebbe, infatti, un capitolo nuovo delle relazioni sociali ed imprenditoriali che vedrebbero il lavoratore non solo pagato in ragione della prestazione resa, ma anche premiato per i risultati economici conseguiti dall'impresa in cui opera ed ai quali ha contribuito. Una iniziativa che in Europa, a partire dalla Germania, ha dato risultati più che soddisfacenti.
*Deputato Popolo della Libertà

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