Camera

Università, riforma
in bilico sulla fiducia

Data: 13/12/2010

E' stata approvata dalla Camera, tra le proteste di studenti e ricercatori, la riforma dell'università. Il disegno di legge Gelmini, che costituisce uno dei provvedimenti bandiera del governo, deve essere approvato dal Senato per diventare legge. Ma essendo stato calendarizzato dopo il 14 dicembre, giorno del voto sulla sfiducia del governo, c'è chi prevede che possa non arrivare mai al varo definitivo.
Nei giorni della discussione a Montecitorio il leader del Partito democratico, Pierluigi Bersani, è salito sul tetto della facoltà di Architettura dell'università La Sapienza di Roma per manifestare solidarietà ai ricercatori e gli studenti. Ne è seguito un botta e risposta con il ministro dell'Istruzione. «Come fa un uomo di più di 50 anni, segretario di un grande partito, a non capire che così rischia di legittimare gli eccessi? », ha detto Gelmini. E Bersani ha replicato: «Il ministro Gelmini non gradisce che io vada sui tetti. Vorrei confermarle che io vado e andrò davanti ai cancelli di una fabbrica in crisi, all'Asinara, dove ci sono operai da ascoltare e sui tetti».
Critico anche Maurizio Migliavacca per il quale «si contrabbanda con il premio quello che in realtà è solo un taglio di risorse all'università e alla formazione in generale. Mentre in altre realtà, anche in paesi governati dal centro destra si investe, da noi si fa il contrario. Sul contenuto del disegno di legge - prosegue il coordinatore della segreteria del Pd - la scelta dei docenti attraverso un albo nazionale avrà l'effetto di complicare le procedure e aumentare i margini di discrezionalità». La proposta del Pd è invece quella di «investire prevedendo tre livelli di specializzazione: il primo, molto diffuso, del diploma, la laurea più qualificata e selettiva e, al terzo livello, la ricerca che va molto potenziata. Riguardo la volorizzazione del merito bisogna puntare sulla responsabilizzione della autonomia universitaria».
Per Paola De Micheli il ddl «rappresenta l'ennesimo atto di forza di un governo che ancora una volta non ha lasciato spazio a una seria discussione sul merito. Siamo di fronte a una legge inutile e dannosa, che non colma le mille lacune del nostro sistema universitario e, anzi, aumenta la precarietà delle risorse per la ricerca. Le proposte del Pd sull'università partono da tre questioni fondamentali: gli studenti e il diritto allo studio, la qualità della carriera docente, gli investimenti. Per gli studenti - spiega la deputata - si propone lo stanziamento di 10 mila borse per il merito da 10 mila euro all'anno, un piano per le residenze e l'assistenza sanitaria per i fuorisede». Sui docenti, tra le altre, sono due le proposte chiave: «una per il ricambio generazionale dei docenti attraverso il pensionamento a 65 anni, l'altra per la creazione di nuovi spazi per i docenti di ruolo».
Massimo Polledri, Lega Nord, ritiene che «la situazione dell'università è semi disperata, non funziona: nessun ateneo italiano è nei primi cento della classifica del Times, ci sono 5 mila corsi di laurea di cui 37 con uno studente, nepotismo e pochi risultati scientifici. Insomma bisognava metterci mano. Certo noi avremmo voluto fare di più - osserva il deputato della Lega - ma questo non è paese da rivoluzioni, sopporta solo riforme». Positiva «la valutazione del merito con una agenzia indipendente, gli scatti agli stipendi dei docenti sulla base del lavoro, la certificazione della loro presenza e il giudizio anche da parte degli studenti. La rifoma - conclude - va assolutamente approvata perché i bilanci delle università dipendono da questa legge e perché lo chiedono i rettori, le contestazioni sono politiche: bisogna ascoltare tutti ma poi decidere».
Per Tommaso Foti il ddl Gelmini «è una riforma radicale del sistema di governo delle università e della forma di reclutamento dei docenti. Viste le carenze accumulate era un intervento non più rinviabile. Grazie a questa riforma - prosegue il parlamentare del Pdl - si punta a una razionalizzazione dei corsi di laurea, abolendo quelli inutili e favorendo concorsi e assunzioni trasparenti. Si decreta la fine delle baronie e degli sprechi e anche sui fondi si punta a premiare le università meritevoli». Insomma, «contrariamente a quanto sostenuto da una propaganda strumentale, questa riforma punta a rendere il nostro sistema più moderno e competitivo». Riguardo al voto di fiducia del 14 Foti osserva che «se tutti rispetteranno il mandato loro assegnato dagli elettori, senza lasciarsi trasportare da giochi di palazzo incomprensibili per i cittadini, il governo otterrà la fiducia e proseguirà nella sua azione partendo appunto dall'approvazione definitiva della riforma universitaria».
Anna Bertoli

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