Data: 11/02/2011
di TOMMASO FOTI*
Può sembrare superfluo - ma i fatti ci dimostrano che non lo è - osservare che l'istituzione del "giorno del ricordo" in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale, doveva rappresentare un atto di riparazione da parte della Repubblica a fronte di quella lunga stagione di volute omissioni, di verità negate, di stragi e di omicidi di massa occultati, di infami persecuzioni, patite dagli Italiani della Venezia-Giulia che avevano avuto l'unica colpa di essere tali.
Quando nel marzo del 2004 - con Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - venne promulgata la legge n. 92, pressoché unanimemente votata dai due rami del Parlamento, in molti ritennero che finalmente fosse stata resa giustizia a quelle povere vittime e, con loro, alla storia.
In realtà, a ben guardare, dopo sette anni, quel 10 Febbraio riconosciuto come "il giorno del ricordo" dalla legge, si è arricchito di sempre più deplorevoli "non ricordo".
Lo confermano le pochissime iniziative assunte al riguardo dagli enti locali, cui significativamente la legge affidava il compito di favorire la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende.
Anche molti Enti locali piacentini - ivi compresa l'Amministrazione Provinciale, e me ne dispiaccio - si sono ben guardati di assumere un'iniziativa al riguardo.
Certo, so bene che le risorse finanziarie a disposizione degli Enti locali si sono ristrette, ma basta scorrere le determinazioni dirigenziali assunte da molti enti locali piacentini per verificare come delle stesse vi è ampia disponibilità quando si tratta di finanziare altre commemorazioni storiche o, il che è peggio, ludiche.
E allora mi viene il legittimo sospetto che celebrare "il giorno del ricordo" per troppi ancora non rappresenti un contributo alla ricostruzione della verità storica ed un tributo alle vittime di quelle terribili vicende, ma un'inutile perdita di tempo.
E' amaro doverlo constatare, ma è così. Sarebbe probabilmente stato meglio non approvarla, quella legge, se poi - neppure simbolicamente - si riesce a dare vita ad un'occasione pubblica per ricordare soprattutto alle giovani generazioni - che in gran parte queste note sui giornali non leggono, né leggeranno mai - una tragedia che non fu di una parte politica, ma dell'Italia.
Insomma, seppure è spiacevole ammetterlo, ma per tanti rappresentanti delle Istituzioni, le vittime delle Foibe erano e sono rimaste di serie "B". Con una non irrilevante aggravante: che a differenza di quelle che avevano combattuto "dalla parte sbagliata", queste avevano la sola colpa di volere bene alla propria Patria, l'Italia. Se così non fosse, almeno una Santa Messa in loro memoria la si sarebbe potuta fare celebrare.
In questo non esaltante atmosfera, anche locale, registro con piacere che il Sindaco Reggi, seppure qualche anno dopo, ha dato seguito ad una decisione assunta dal Consiglio Comunale intitolando ai "Martiri delle foibe" l'area verde di Via Trivioli, Buozzi, Sbolli.
Ma una rondine non fa primavera: per rendere il giusto riconoscimento ai Martiri delle foibe è ancora notte fonda.
*Parlamentare Il Popolo della Libertà
da Libertà
