Lettera aperta al quotidiano Libertà del Sig. Paolo Lega, del Comitato Sos ambiente Piacenza capace di futuro.
Ringrazio l'on. Foti per il suo intervento in Consiglio comunale a favore dell'inceneritore di Piacenza, riportato da Libertà del 21
marzo u.s., poiché ci offre l'occasione per
ribadire alcuni concetti sui quali ci siamo
già pronunciati da anni su queste stesse
pagine.
C'è poco da fare, messi in discarica o bruciati, i nostri rifiuti urbani o speciali inquinano pesantemente l'ambiente e ci fanno perdere irrimediabilmente ingenti
stock di materie prime, disponibili sul nostro pianeta unicamente in quantità limitata; l'unica alternativa che abbiamo, per
noi e per i nostri figli (Greta Thunberg insegni!) è la raccolta differenziata al 100%
e la riduzione progressiva (fino all'annullamento!) della produzione di rifiuti, fino
a raggiungere l'obiettivo "rifiuti zero". Non
si scappa.
Questo obiettivo non era sconosciuto
nemmeno al nostro governo, che nel 2006
con il DL 152 (il Testo unico ambientale)
fissava l'obiettivo del 65% di raccolta differenziata da raggiungere entro il 2012;
cosa è successo nel frattempo nel comune di Piacenza?
Nel 2017 (dopo 5 anni dalla scadenza) la
percentuale di raccolta differenziata era
appena del 56%, mentre ogni cittadino
smaltiva nell'inceneritore ben 317 kg di
rifiuto indifferenziato in un anno! Che cosa hanno fatto dunque le amministrazioni di sinistra e di destra che si sono susseguite alla guida della città per costringere il gestore della raccolta rifiuti (Iren) a
perseguire gli obiettivi di legge? Troppo
poco!
Ebbene, chi sono gli "ambientalisti dell'ultima ora"? Non certamente noi che queste politiche le richiediamo a gran voce
da almeno vent'anni!
Ma è possibile fare a meno dell'inceneritore? Certamente sì, e non solo perché ce
lo impone il Piano regionale di Gestione
rifiuti (Prgr), approvato ormai già da tre
anni (!!!), e la legge regionale sull'economia circolare (Legge regionale numero 16/2015, in vigore da 4 anni!!!): il Prgr ci
chiede di raggiungere al 2020 una percentuale media regionale di raccolta differenziata del 73%, di ridurre la produzione di
rifiuti del 25% fino ad un valore inferiore
ai 150 kg procapite annui di rifiuti indifferenziati da smaltire e di applicare la tariffazione puntuale su tutto il territorio regionale. Ma non è il Prgr a dimostrare che
questo è possibile, lo sono le realtà di centinaia di comuni emiliani.
Dal rapporto "Comuni ricicloni 2018" (dati del 2017) si può agevolmente scoprire
che sono 76 i Comuni sopra il 75% di raccolta differenziata, 85 i Comuni che smaltiscono meno di 150 kg/abitante all'anno,
e 60 quelli che applicano la tariffazione
puntuale; ma c'è di più, la raccolta differenziata può spingersi ben oltre, a un passo dal 100%: sono infatti già 3 i comuni di
Modena che hanno raggiunto il 90% di
raccolta differenziata, e anche nella nostra provincia il comune di Podenzano ha
già raggiunto l'86%, con soli 97 kg annui/procapite a smaltimento, e per di più
riducendo la tariffa dei rifiuti!
Non solo, ma anche tra i comuni con più
di 25.000 abitanti sono diversi quelli che
hanno superato l'80%; tra questi spicca
Parma (190.000 abitanti, ben più di Piacenza), 81% di raccolta differenziata, 106
kg/anno/procapite a smaltimento, stesso gestore (Iren): amministrazione comunale miracolosa?
Cittadini particolarmente virtuosi? No,
molto semplicemente i parmensi hanno
imposto al gestore, con determinazione,
obiettivi più stringenti, il porta a porta e la
tariffazione puntuale generalizzate.
Perchè non a Piacenza? E, si badi bene,
anche a Parma c'è un inceneritore (sottoutilizzato), che non ha impedito di raggiungere questi risultati lodevoli di raccolta differenziata e di produzione procapite di indifferenziato.
Tutto questo per ricordare all'on. Foti e alla Amministrazione comunale che gli
obiettivi del Prgr sono realizzabilissimi,
anzi sono a portata di mano, anzi potremmo tranquillamente superarli, se solo lo
volessimo; che quando raggiungeremo
l'80 o il 90% di raccolta differenziata e i 150
o i 100 kg/annui/procapite di rifiuti da
smaltire, il numero di camion che porteranno i nostri rifiuti a Parma sarà irrisorio
e nemmeno paragonabile a quello dei camion della logistica; che dal 2016 al 2017
in regione abbiamo ridotto i rifiuti indifferenziati da smaltire di circa 100.000 tonnellate, quindi l'equivalente di un inceneritore in meno; che non vogliamo in
nessun modo che l'inceneritore prosegua la sua vita come inceneritore di rifiuti speciali industriali provenienti da tutta
Italia e dall'estero; e infine che è vero che
nel 2020 avremo ancora bisogno di inceneritori, ma non certamente di tutti gli 8
inceneritori della regione, e che quindi è
giusto incominciare a chiuderli a partire
da quelli più datati, cioè da quelli di Ravenna e di Piacenza, come afferma il Prgr!
Insomma, possiamo e dobbiamo fare a
meno del nostro inceneritore, perché in
fin dei conti a chi serve?
A Iren certamente sì, ma a noi piacentini
no, no di sicuro! On. Foti, signora sindaca, amministratori piacentini, aiutateci a
raggiungere gli obiettivi del Piano regionale e a chiudere definitivamente questo
inceneritore!
Libertà
