TRA LE DUE IPOTESI, PASSA LA COMMISSIONE PERMANENTE DELLA GIUNTA. E' FRATTURA
Hanno passato oltre sei ore a
scannarsi in aula, maggioranza e
opposizione. Su quale delle due
commissioni fosse migliore o,
semplicemente, più adatta a neutralizzare eventuali future infiltrazioni mafiose in Comune. Sui
tempi, i modi e la cronologia degli atti relativi al "sorpasso" in corsa della versione di commissione
voluta dalla giunta Barbieri su
quella proposta dai consiglieri di
minoranza Roberto Colla e Gianluca Bariola. E sulle responsabilità politiche di quello che le opposizioni hanno definito un «gravissimo sgarbo istituzionale senza precedenti», per usare le parole dei dem Christian Fiazza e Giulia Piroli.
Niente soluzione condivisa e bye
bye collaborazione. I voti sulle
due tipologie di commissione
"antimafia" sul tappeto si sono trasformati in un'autentica prova di
forza tra i poli. Vinta dal centrodestra, in tarda serata, grazie ai
numeri vantati in consiglio. Ha
così prevalso l'ipotesi della giunta, deliberata solo pochi giorni fa:
quella di una quinta commissione "permanente" (denominazione ufficiale: "prevenzione e contrasto delle mafie e della corruzione, promozione della cultura e
della legalità") che andrà ad affiancarsi alle quattro già contemplate dal Regolamento. Bocciata,
invece, quella sponsorizzata dalle minoranze - una "commissione speciale d'inchiesta in ordine
alla comprensione delle dinamiche delle associazioni criminali
presenti nel territorio", prevista
senza gettone e con facoltà di invitare esperti del campo - che era
stata presentata una prima volta
addirittura a novembre, nonostante la vicesindaca Elena Baio
abbia riferito ieri di esserne venuta a conoscenza solo il 29 maggio.
Muro contro muro su tutta la linea. Perfino sull'emendamento,
a firma Sergio Dagnino (M5s) e
Luigi Rabuffi (Pc in Comune), che
per cavalleria istituzionale puntava a concedere a un esponente
dell'opposizione almeno la presidenza. Niente da fare. «La commissione permanente non lo prevede» ha risposto seccamente il
capogruppo di Fdi, Giancarlo Migli, apparso il più granitico nella
contrapposizione di ieri.
Quasi paradossale che l'unico
aspetto su cui si sono trovati tutti
d'accordo è sembrato essere il superamento della vicenda legata a
Giuseppe Caruso", l'ex presidente del consiglio comunale oggi
imputato nel processo contro
l'n'drangheta Grimilde, e dal cui caso trae origine la discussione
odierna.
No alla sospensiva
L'auspicio di un dibattito diverso,
più sereno e condiviso su un tema particolarmente delicato è
naufragato già alle prime battute
del consiglio, quando la maggioranza ha stroncato la proposta di
sospensiva di Fiazza (Pd). Era
l'estremo tentativo di avviare un
dialogo e cercare una sintesi tra le
due opzioni in campo. A poco è
valsa la consapevolezza, pur diffusa tra molti consiglieri, «che fuori i cittadini ci guardano e non è
bello dividersi su certi argomenti, per di più in un momento delicato come questo in cui la crisi
post epidemia impone nuove
priorità», è stato il senso degli interventi di Antonio Levoni e Gian
Paolo Ultori (liberali). Appelli vani. E nemmeno la sindaca Barbieri, nonostante qualche timido
sforzo dialettico, è riuscita a ricomporre la frattura. «La mia porta è sempre aperta, ma davvero
non capisco cosa non vada nella
nostra proposta» ha detto. Pensiero ricalcato dalla vicesindaca
Baio, secondo la quale «la commissione permanente assorbe i
poteri e le facoltà di quella speciale».
Furia minoranze
Furiose le opposizioni. A partire
dal solitamente pacifico Colla, che
ha difeso con i denti fino all'ultimo la sua proposta di commissione. «Un conto sono le indagini
della magistratura e un conto sono le nostre trattazioni. Il nostro
compito non sarebbe quello di
sostituirci, ma di affiancare le indagini - ha detto -. A mio parere
bisognava rispondere in modo
eccezionale a un fatto eccezionale. Una commissione permanente, e non speciale, significa attestare che il problema delle infiltrazioni mafiose è costantemente presente. La risposta giusta era
la commissione speciale». Fiazza
ha definito la delibera di giunta
«un atto politico che pretende di
essere coraggioso, ma nasce dalla paura» e ha evocato il parlamentare ed ex consigliere comunale di Fdi Tommaso Foti come
"deus ex machina" di questo braccio di ferro. Dura anche Giorgia
Buscarini (Pd): «Ci state trattando a pesci in faccia. Parlate di condivisione e poi strategicamente
trovate il modo di bocciare tutte
le nostre proposte». Lo stesso capogruppo dem Stefano Cugini,
che ha da subito escluso l'ipotesi
per il Pd di ambire alla presidenza «di qualsiasi commissione», ha
parlato di «collaborazione solo a
parole da parte del centrodestra.
Siamo passati sopra tutto, gli insulti, i presidenti e i vicepresidenti, i cda. Non veniteci a parlare di
collaborazione». Anche Rabuffi
non ci è andato per il sottile: «Questa commissione è il vostro tentativo di salvare la faccia e di tenere
un basso profilo sull'argomento».
Piroli: «Subito abortito l'abbozzo
di collaborazone partito con il bilancio consuntivo. E' uno sgarbo
politico, non certo un buon segno
per il futuro». Per Samuele Raggi (Pc del futuro) «il voto unanime
sarebbe stato un buon senale se
non si fosse voluto forzare la mano, senza coinvolgere la minoranza, mettendola di fronte al fatto
compiuto». Per Dagnino, oltre a
questioni di lealtà politica, c'era
in ballo anche la sostanza: «La
commissione permanente è tecnicamente sbagliata, quella delle
minoranze era la più giusta».
«Commissione ampia»
Dai banchi del centrodestra hanno ribattuto colpo su colpo. Il capogruppo della Lega, Carlo Segalini, ha chiesto ai colleghi dell'opposizione «di non metterla sul
piano politico in un caso come
questo che ci deve vedere tutti
piacentini». Interventi duri con le
minoranze quelli di Sergio Pecorara (misto) e Giancarlo Migli. Per
Ultori «non è necessario chiamare degli esperti, ci sono già i magistrati che ci pensano nelle sedi
opportune. La commissione proposta dalla giunta è più ampia».
Giardino si sfila
Si è invece sfilato Michele Giardino (misto), uscito in anticipo
dall'aula prima del voto sulla proposta dell'amministrazione:
«Penso che ci siano argomenti su
cui non ci si debba dividersi. Per
questo ho sperato fino all'ultimo
che si trovasse una intesa. In questo caso le minoranze avevano
presentato una proposta per prime e penso che debba essere la
maggioranza ad avere più responasbilità». Fuori dagli schemi l'intervento di Massimo Trespidi di
Liberi (che non ha partecipato al
voto): «Penso che la vera emergenza da affrontare, prima della
mafia, sia quella economico e sociale che abbiamo di fronte. Nonostante quello che è accaduto
oggi, continuerò a lavorare affinché da domani venga garantito
uno spazio per il dialogo e la collaborazione».
Libertà
