IL COMMENTO
del Direttore Pietro Visconti.
Nella seduta di lunedì del
consiglio comunale, come
abbiamo già riferito, Tommaso Foti ha avuto un vero colpo
di eleganza. Ha detto "asino chi
scrive" riferendosi al nostro collega Gustavo Roccella. Sul giornale di ieri ci siamo limitati a registrarlo, da cronisti anche di noi
stessi. Ho poi voluto riascoltare
(lo potete fare anche voi, c'è sul
sito del Comune) l'intervento
dell'esponente di Fratelli d'Italia,
sperando di trovare la conferma
che si era trattato di una caduta
di stile, una frase certo pesantemente offensiva ma dovuta al gusto incontrollato della battuta, e
dunque sopportabile. Speravo
male. "Asino chi scrive" il consigliere Foti l'ha detto non una ma
due volte, ostentatamente. Ci ha
aggiunto un "lo dicono e lo scrivono gli asini" e un "giornalaio"
pronunciati con identico tono di
disprezzo. Più una domanda retorica, la seguente: "Qualcuno vive in questo mondo o sa fare solo titoli per vendere?".
GLI ASINI
E LE FRASI
TRACOTANTI
SEGUE DALLA PRIMA
iù un'altra frase distensiva, a corredo di una lamentela (legittimissima) sulle nostre cronache,
che suona così: "Non so se per
falsità o perché non l'hanno
letto (un certo documentondr)".
Sei cadute di stile sono troppe. Forse sono lo stile del consigliere Foti. Ognuno sceglie il
frasario e l'intonazione di voce che ritiene, ci mancherebbe, per di più nell'esercizio del
mandato popolare. Osservo
solo che tanta tracotanza mi
sembra fuori luogo, e non soltanto nel senso che all'aula del
consiglio comunale non si addice (sto parlando del mondo
come dovrebbe essere, mi
rendo conto) la pratica del dileggio. "Asino chi scrive", parodia dell' "Asino chi legge"
con cui ci siamo divertiti da
bambini, sarebbe meglio lasciarlo alla goliardia infantile, magica formula chimica lo
rendeva all'istante un'offesa
così leggera da riderci sopra.
Ma evidentemente Foti vuole
che l'orma dell'offesa resti. Ritiene così – presumo – di rendere pan per focaccia. Senonché "Libertà" non l'ha mai dileggiato. Ha raccontato di alcune sue recenti iniziative politico-amministrative, certo,
in termini da lui non graditi.
Gli ha dato tempestivamente
lo spazio per rimettere i puntini sulle i che negli articoli di
Roccella, complice il sottoscritto, sarebbero stati (sottolineo sarebbero) distribuiti a
casaccio. In un mondo a basso tasso di tracotanza, tutto ciò
apparterrebbe alla semplice e
perfino noiosa fisiologia politico-giornalistica. Per i nervi
di Foti no. Sempre lui, capo di
FdI a Piacenza e con un posto
di riguardo a Roma (vice capogruppo vicario alla Camera), in un post su Facebook ci
contesta anche il servizio sulla giunta che non risponde alle interpellanze dei consiglieri di minoranza, e anche qui
non si risparmia colpi di eleganza. Attribuisce a un altro
nostro giornalista, Marcello
Pollastri, una "clientela" con
la sinistra che è solo una volgare insinuazione. E a "Libertà" il disegno di "cercare la rissa" e la sorte di "fare solo compassione".
Onorevole Foti, noi cerchiamo notizie e non altro. E volevo solo dirle: non è mai troppo tardi per fare un salto di qualità.
Pietro Visconti
Libertà
