Sulla spinosa vicenda il 6 giugno in consiglio il sindaco disse: «A nostro avviso l'accordo con Coemi Property non è stato positivo»
«Su Borgo Faxhall c'è stata superficialità
in passato e l'accordo
con Coemi Property, a nostro giudizio,
non è stato positivo. Dovremmo
portare tutte le carte non
solo alla Corte dei Conti, ma anche
in Procura».
Sbottò con queste parole, il sindaco
Patrizia Barbieri, nel bel mezzo
di un burrascoso dibattito su una
variazione di bilancio il 6 giugno
scorso in consiglio comunale. Un
proposito che, in quella sede, vide
la maggioranza di centrodestra ma
anche diversi esponenti dell'opposizione
(tra cui Massimo Trespidi
di Liberi e Christian Fiazza del Pd)
invitare il sindaco a dare seguito alle
parole. Così a distanza di qualche
mese il primo cittadino è passata
ai fatti: nei giorni scorsi infatti
ha portato in procura tutti gli atti
relativi all'annosa e spinosa vicenda
trasmettendoli anche alla Corte
dei Conti.
Gli atti in questione fanno riferimento
alla complessa partita ultraventennale
di riqualificazione
del comparto che dalla stazione
ferroviaria si estende fino a via dei
Pisoni dietro la galleria commerciale
(area di 3.500 metri quadrati).
Nel 2014 l'amministrazione Dosi
approvò le linee di indirizzo del
progetto di risanamento e due anni dopo, dicembre 2016, sempre la
giunta Dosi diede il via libera alla
delibera che si proponeva di tradurre
in pratica quelle linee. Fu il
tentativo, insomma, di sbloccare
un impasse e permettere a Borgo
Faxhall di vedere concretizzato il
destino di riqualificazione urbana
scritto a metà anni '90, ma fin qui
rimasto in gran parte sulla carta.
Risaliva infatti al 1996 la convenzione
siglata tra Comune e la proprietà
del comparto che, dopo alcuni
passaggi di mano, rispondeva
al nome di Coemi Property, società
immobiliare milanese, che
aveva come oggetto l'area ex Sift,
come si chiamava allora. L'intesa
diede come unico frutto l'edificazione
del centro commerciale lato
piazzale Marconi, rimanendo
però al palo relativamente a molti
degli impegni di riqualificazione
di tutta la porzione retrostante, impegni
sia privati che pubblici. La delibera del 2016 poggiava su
uno scambio tra le controparti per
compensare i reciproci oneri (su
cui c'era stata anche una perizia
del tribunale sui valori immobiliari
in gioco e una valutazione di congruità
del Demanio): la cessione
da parte di Coemi al Comune di
unità immobiliari e aree per sgravarsi
dalle inadempienze; Palazzo
Mercanti dal canto suo acquistava
a sua volta altri beni dal privato impegnandosi
a realizzare quanto
ancora inattuato, dai parcheggi per
i pendolari (200 posti circa) alla
nuova autostazione delle corriere,
dalla cura delle aree verdi alla messa
in ordine della viabilità interna.
Uno scambio che ha comportato
per il Comune un saldo di 2,6 milioni
di euro da versare a Coemi,
più una cifra necessaria per la realizzazione
delle opere mancanti,
in primis parcheggi e autostazione.
Nella delibera si faceva anche
espresso riferimento al Bando periferie
e a quei 4,5 milioni di euro
destinati esplicitamente alla riqualificazione
di Borgo Faxhall e al recupero
dell'ex rimessa locomotori
nota come "Berzolla", edificio di
pregio che sta all'interno del comparto.
Dopo un inizio di lavori, però,
tutto si è interrotto, complice il
cambio di amministrazione.
Nel frattempo la pratica è stata pesantemente
contestata dalla giunta
Barbieri e dalla maggioranza che
la regge sostenendo, in buona sostanza,
che si fosse fatto un favore
ai privati. Quel 6 giugno scorso in
consiglio anche Tommaso Foti
(Fd'I) criticò le scelte passate:
«Questa amministrazione deve
trovarsi sul gobbo Borgo Faxhall e
tutti i problemi che impediscono
di utilizzarlo».
Libertà
