Nel mirino i bandi di concessione di immobili statali. La maggioranza e Trespidi: «Le scelte urbanistiche non siano condizionate dall'esterno»
«Il sindaco di Piacenza non è il
direttore dell'Agenzia del Demanio».
Un assist pennellato quello
che Massimo Trespidi (Liberi) ha
servito alla maggioranza. Il suo ordine
del giorno sul Dup (Documento
unico di programmazione)
che ieri era all'esame del consiglio
comunale ha fornito al centrodestra
la migliore occasione per un attacco
frontale a Roberto Reggi, che
di mestiere fa per l'appunto il direttore
dell'Agenzia del Demanio.
Il documento di Trespidi, uno dei
diciotto ordini del giorno (odg) presentati
- quasi tutti dalle minoranze
- nell'ambito della discussione
sul Dup che è tra gli atti fondamentali
redatti dall'amministrazione, accende i riflettori sulla programmazione
territoriale, in particolare
le grandi riqualificazioni e trasformazioni
urbanistiche avviate dalla
giunta Dosi. E con il Demanio
spesso in veste di protagonista alla
luce dei tanti immobili di pregio di
cui è proprietario e delle svariate
operazioni di valorizzazione e concessione
messe in campo sotto la
direzione Reggi.
Proprio quelle finite in primis nel
mirino di Trespidi. «Partite qualificanti
che si stanno giocando da
altre parti», le ha definite. Ce le ha
infilate tutte: dai progetti di riconversione
dell'ex ospedale militare
alla riqualificazione dell'ex caserma
Dal Verme, dalla destinazione
di bastione di porta Borghetto a
quella dell'ex chiesa di Sant'Agostino,
dal recupero di bastione San Sisto
e torrione Fodesta al restauro
dell'ex convento accanto al Carmine dove sta per trasferirsi l'Agenzia
delle entrate.
«Quello che c'è in campo urbanistico
lo decidono quest'aula e questa
amministrazione, non poteri
esterni che puntano a condizionare
le scelte, questa cattiva abitudine
deve finire, le partite sul tavolo
sono di un'importanza tale che occorre
una visione d'insieme senza
subire influenze e pressioni da ambiti
di potere al di fuori dell'amministrazione».
«Questo andazzo è già finito», ha
colto al volo l'assist l'assessore all'urbanistica
Erika Opizzi, «non ci faremo
imporre nulla da nessuno».
E ha fatto un esempio: «A porta
Borghetto, prima di farci la discoteca,
mi devono dimostrare che ci
sono tutti gli standard di legge», ha
ammonito in riferimento al bando
che sta portando il Demanio, che
del bastione è proprietario, a darlo
in concessione al gestore di locali
da ballo Roberto Carbonetti, forte
di un progetto di cittadella dello
svago e della musica.
E se Trespidi, nell'odg, chiede una
mappa di rigenerazione urbana di
tutti gli edifici interessati da interventi
di recupero, Opizzi ha assicurato
che la giunta Barbieri la sua «visione
di città» la esprimerà, «senza
condizionamenti di sorta», quando sarà vigente la nuova legge regionale
che chiamerà ad «adeguare
gli strumenti urbanistici» del Comune.
All'assessore ha dato man forte
Tommaso Foti (Fdi) che ha chiamato
l'Agenzia del Demanio a un
«chiarimento»: «Non è possibile
che in piazza Cittadella, in una zona
carente di parcheggi, venga spostata
l'Agenzia delle Entrate dall'attuale
sede di via Modonesi dove affluiscono
200-300 auto al giorno».
Il dito Foti l'ha puntato anche Anche
sul polo della musica in bastione
Borghetto e sui lavori a in corso in bastione San Sisto ( «Un locale
sulle mura è una cosa ammissibile?»),
nonché sul progetto di spazio
mostre nell'ex chiesa di
Sant'Agostino («Come sarebbe sostenibile
se non ci fosse il parcheggio
della Cavallerizza?»). «Non mi
risulta che il Demanio possa decidere
al posto del Comune, non
penso che la città debba diventare
un caos, un conto è dare in concessione
beni demaniali per valorizzarli,
ma le destinazioni dovrebbero
essere almeno concordata preventivamente:
e se qualcuno lo ha
fatto di nascosto in passato, non è detto che ci si debba mantenere il
dito», ha concluso esortando a convocare
Reggi in audizione davanti
alla commissione consiliare Territorio.
«Le destinazioni d'uso incidono
sulla mobilità, sui parcheggi, sulle
attività commerciali, quello che è
avvenuto per l'Agenzia delle entrate
non deve più capitare», ha fatto
eco Trespidi prima di accogliere
l'invito di Opizzi e Foti a ritirare il
suo odg. E tra gli osservatori c'è chi
non ha mancato di segnalare un rumoroso
silenzio dai banchi del centrosinistra.
Libertà
