Editoriale di Gabriele Dadati, sul quotidiano Libertà.
La vicenda è nota. Con grande
ritardo la gara per assegnare
l'appalto di manutenzione di
parchi e aiuole cittadine ha premiato, per la zona est della città, un raggruppamento temporaneo d'imprese con capofila la cooperativa
Cuore Verde. Che messosi all'opera
non s'è dimostrato, almeno per ora,
all'altezza del compito. Così nelle ultime settimane l'erba fin troppo rigogliosa ha dato i natali a: innumerevoli lamentele (dei cittadini), vibrate richieste di chiarimento (delle opposizioni), insetti (gli unici ad
apprezzare la situazione), pagine sui
social (ad esempio "Piacenza in the
jungle", su Facebook), un'inchiesta
per turbativa d'asta (la procura ha
però chiesto l'archiviazione) e un ricorso al Tar (di Geocart, il concorrente uscito sconfitto).
Posto che l'auspicio è che la situazione si normalizzi, proviamo a ripercorrere lo spartito per verificare le stonature.
La prima è questa: l'assessore Paolo Mancioppi ha rivendicato un risparmio di circa 270mila euro l'anno.
Totale: 800mila euro nel triennio. Il che è vero se il confronto lo si fa con l'assegnazione precedente, ma diventa falso se si considera la sola gara in oggetto. Cuore Verde aveva infatti proposto un ribasso sulla base
d'asta del 26,33%, Geocart del 23%. Un'incollatura: se
avesse vinto Geocart, il risparmio sarebbe stato attorno ai 700mila euro. Inoltre per tamponare la situazione il Comune ha dovuto impiegare altri 350mila euro tra affidamenti diretti e ulteriori appalti, come rilevato da alcuni consiglieri di minoranza. Se le cose
stanno così, tirata la riga, oggi la manutenzione costa
250mila euro più di prima. Almeno per ora.
La seconda è questa: Cuore Verde prevedeva 19.040
euro di oneri per la sicurezza contro i 57.139 di Geocart. Si tratta di una voce importante, il cui sottodimensionamento (circa un terzo…) non è una buona
notizia. Come non è una buona notizia passare da un
gestore che ha per certo il 50% più uno di lavoratori
svantaggiati nel proprio organico a un altro che deve
ancora fornirne il proprio elenco. Non sarebbe invece una notizia, ma un semplice dato di fatto, che l'aggiudicataria sia cremonese. Lo diventa solo perché
ad averla incoronata è una parte politica che ribadisce spesso, in altre sedi, lo slogan: "Prima i piacentini". E piacentina, Geocart, in effetti la è.
La terza è questa: a inizio settimana Antonio Agogliati (Forza Italia), Tommaso Foti (Fd'I), Corrado Pozzi
(Lega) e Antonio Coppolino (Liberali piacentini) si
sono trovati a ragionare sull'andamento della maggioranza. Dandosi tempo fino a settembre per verificare se è possibile un cambio di passo o se è inevitabile un nuovo rimpasto di Giunta: il rischio è infatti
che il malcontento dei cittadini aumenti invece che
sopirsi. Posto che è lecita qualsiasi riunione e qualsiasi ragionamento, tuttavia non è la Giunta che ha
bisogno di un cambio di passo. O, se ce l'ha bisogno,
non è comunque il tema del giorno. Qui abbiamo una
singola vicenda sotto la lente. E le possibilità sono due:
o si crede nell'operato di Mancioppi, e quindi gli si fa
quadrato attorno, oppure si hanno dei dubbi fondati, e gli si chiede un passo indietro. Subito, non tra due
mesi. Decidere in base all'umore della piazza (è l'antica ma mai tramontata modalità Gesù-o-Barabba)
non è rispettoso né nei confronti della persona né nei
confronti dell'elettorato, che viene così inteso come
gogna e non come interlocutore.
La quarta è questa: la polizia municipale ha trovato
un mezzo di Cuore Verde che scaricava abusivamente rami e fogliame in un'area di sgambamento per cani a Montale. Interpellato in merito Matteo Maggioni, direttore tecnico della cooperativa, ha dichiarato
che può capitare che si rompa un mezzo, e così si lascia il materiale dove si può e si ripassa il giorno dopo. Si tratta di una risposta inaccettabile. Non tanto
perché non si possa rompere un mezzo – ci mancherebbe – ma perché quando capita, prima di compiere un atto illegittimo, si avvisa. Semplicemente. A chi
non è capitato di avere la macchina ferma dove non
dovrebbe e lasciare un cartello di scuse scritto a mano sul parabrezza? In casi come questi, occorre segnalare l'anomalia e concordare cosa fare. Non prendere d'imperio una decisione sbagliata.
Mentre tutto questo accade, aumenta nel cielo sopra
Piacenza la schiera dei gabbiani – confesso di vederne di bellissimi, il mattino, dal balcone che si affaccia
sul cortiletto interno di casa – che purtroppo sono noti per frequentare ambienti insalubri. E hanno fatto la
loro comparsa inedite mosche. Non è tanto e solo colpa della gestione del verde, però. È che a questo si accompagna la gestione ancora tutta da mettere a punto della raccolta differenziata porta a porta da parte
di Iren per il centro storico. Mentre il caldo arroventa
la città.
Con l'editto di Saint-Cloud, nel 1804, Napoleone volle che per la salubrità dell'aria i cimiteri fossero posti
fuori dagli abitati. Accadde anche a Piacenza, dove
venne edificato il camposanto su progetto di un bravo architetto neoclassico dal nome appropriato: Lotario Tomba. A distanza di oltre due secoli non occorre un editto del più grande statista moderno, per risolvere la situazione. Basta una sana normalità, per il
verde come per i rifiuti, che azzeri le stonature e faccia ripartire il canto.
Libertà
