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E tiene in ostaggio il Comune dimettendosi da presidente ma non da consigliere

Data: 28/06/2019

Palazzo Mercanti prima dà notizia che lascia ogni carica poi il clamoroso contrordine

Preannunciate, praticamente arrivate. Solo i tempi tecnici di acquisizione al protocollo e verranno ufficialmente registrate. A metà pomeriggio di ieri una nota del Comune ha informato dell'imminente deposito delle dimissioni di Giuseppe Caruso «da qualsiasi carica ricoperta in seno» a palazzo Mercanti. Dunque, non solo da presidente del consiglio comunale, ma dalla stessa carica di consigliere comunale dove due anni fa era stato eletto nella lista di Fratelli d'Italia. In serata il colpo di scena. Da Palazzo Mercanti è filtrata l'imbarazzato contrordine. Dimissioni solo da presidente, Caruso rimane consigliere comunale, come, interpellata da "Libertà", ha confermato il suo avvocato, Romina Cattivelli. 

Impasse procedurale 
Una smentita che, seppur parziale, ha cambiato drasticamente le carte in tavola. Al consiglio comunale di lunedì non potrà più essere iscritta la surroga di Caruso con il primo dei non eletti di Fdi, Carlo Ceretti. Tantomeno verrà calendarizzata l'elezione del nuovo presidente dell'aula, per la quale le forze politiche già si stavano preparando. Un pasticcio procedurale che, con ogni probabilità, costringerà a rimandare di un paio di giorni la convocazione della seduta, in attesa che il diretto interessato si convinca a rassegnare dimissioni anche da consigliere. La strada alternativa della sospensione dalla carica in base alle normative anti-corruzione che scattano in caso di amministratori pubblici accusati di reati della portata di quelli imputati a Caruso ha tempi non rapidissimi. E andare ugualmente all'elezione di un nuovo presidente, con l'uscente ancora in sella come consigliere potrebbe costituire una rischiosa forzatura procedurale. Morale: Palazzo Mercanti tenuto sostanzialmente in ostaggio da Caruso.

La corsa alla successione 
Tutto questo quando già si era messo in tumultuoso movimento il toto-successione. Per oggi la maggioranza di centrodestra aveva in agenda due incontri che, a questo punto, c'è da chiedersi se verranno confermati. Risulta a "Libertà" che alle 10 sia convocata una riunione in via Cavour nell'ufficio dell'ex senatore Agogliati (Forza Italia) alla presenza anche della sindaca Barbieri; e che alle 18 se ne tenga un'altra in via Cittadella nella sede dell'associazione dei Liberali piacentini "Luigi Einaudi". 

La pista Fdi 
Prima del contrordine sulle dimissioni di Caruso, lo scenario sulla successione era in concitato e mutevole movimento. Una pista che si coglieva dai riservatissimi contatti tra le forze della maggioranza porta a una riconferma di un esponente di Fdi. Premesso che il partito di Tommaso Foti potrebbe anche avere messo in conto un passo indietro dopo la bufera giudiziaria che ha investito un suo uomo di alta responsabilità istituzionale tratto in arresto per affiliazione alla 'ndrangheta, nella coalizione c'è chi caldeggerebbe ancora l'assegnazione a Fratelli d'Italia della presidenza, tenuto conto sia dell'opportunità di non dare il "la" a un rischioso effetto-domino nei non solidissimi equilibri interni della maggioranza sia dell'aumento del peso del gruppo di Fdi che con l'ingresso di Gloria Zanardi (ex Liberi ed ex gruppo misto) è cresciuto da cinque a sei consiglieri. Se questa fosse la soluzione, scartato il nome del capogruppo Giancarlo Migli che già due anni fa si era sfilato dalla corsa alla presidenza per ragioni legate alla sua professione, le ipotesi accreditate sono quelle di Filippo Bertolini e Nicola Domeneghetti, con quest'ultimo che parrebbe in vantaggio.

Lega alla finestra 
Difficile che sia la Lega, già forte di tre assessori (Fdi ne ha uno, Forza Italia due, altri due sono di fiducia del sindaco), a rivendicare la carica. Lo confermano le poche parole dichiarate a "Libertà" dal capogruppo Carlo Segalini: «E' il profilo della persona da individuare che conta. Se la Lega ne ha di profili adatti? Non lo so». E su un bis in quota Fdi, «è un partito che fa parte della maggioranza», ha risposto evasivo, ma possibilista Segalini.  

Il pungolo dei Liberali 
Un'altra pista porterebbe sullo scranno più alto dell'aula uno dei due consiglieri dei Liberali Piacentini, e rispetto a Gianpaolo Ultori sarebbe il capogruppo Antonio Levoni ad avere più chances. Ieri l'associazione Einaudi ha ricordato in una nota che due anni fa, quando Caruso venne eletto, Levoni non fece mistero, intervenendo in Consiglio, di un certo mal di pancia definendo la scelta del candidato il  «frutto di un accordo fra i partiti che non ci ha mai visto seduti al tavolo delle trattative». E se all'epoca «presero atto» e si «allinearono», oggi i Liberali esortano la maggioranza a cogliere nella sostituzione del presidente «un'occasione per prendere le misure necessarie a un rilancio dell'azione amministrativa, eliminando sbavature e insufficienze, che possono essere superate solo se la giunta recupererà il rapporto con le forze politiche che l'hanno finora sostenuta». E nella loro nota tornano su quelle che definiscono le «reazioni isteriche che hanno accompagnato osservazioni critiche dei Liberali», ad esempio sulla «vendita/svendita delle quote Iren», sul «rapporto coi dirigenti e la segreteria comunale» che «occorre decidere coralmente», o sul «doppione per i Teatri inventato dalla sinistra». «Urge una nuova politica di bilancio», secondo i Liberali, «un segno di svolta, che caratterizzi un'amministrazione che non può continuare a essere, nei propositi, uguale a tutte le precedenti di diversa area».

Mano tesa alla minoranza 
C'è anche un'altra pista, diciamo di discontinuità, e cioè che la maggioranza apra all'opposizione per eleggere un suo esponente. C'è chi ha pensato al pentastellato Sergio Dagnino, attuale vicepresidente, chi a Massimo Trespidi, capogruppo di Liberi, chi a Roberto Colla di Piacenza Oltre e chi al pd Christian Fiazza che già il presidente del consiglio lo ha fatto nella seconda metà del mandato del sindaco Dosi. Tutta da vedere però la disponibilità delle minoranze: i primi segnali che da quella parte si colgono sono di lasciare che sia il centrodestra a venire a capo dello spinosissimo caso che l'inchiesta su Caruso ha fatto scoppiare. E non è escluso che per far tornare tutti i conti al proprio interno la sindaca possa dover nuovamente mettere mano agli assetti di giunta. Verso un rimpasto bis?

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