Palazzo Mercanti prima dà notizia che lascia ogni carica poi il clamoroso contrordine
Preannunciate, praticamente arrivate. Solo i tempi tecnici di acquisizione al protocollo e verranno ufficialmente registrate.
A metà pomeriggio di ieri una nota
del Comune ha informato dell'imminente deposito delle dimissioni
di Giuseppe Caruso «da qualsiasi
carica ricoperta in seno» a palazzo
Mercanti. Dunque, non solo da presidente del consiglio comunale, ma
dalla stessa carica di consigliere comunale dove due anni fa era stato
eletto nella lista di Fratelli d'Italia.
In serata il colpo di scena. Da Palazzo Mercanti è filtrata l'imbarazzato
contrordine. Dimissioni solo da
presidente, Caruso rimane consigliere comunale, come, interpellata da "Libertà", ha confermato il suo
avvocato, Romina Cattivelli.
Impasse procedurale
Una smentita che, seppur parziale,
ha cambiato drasticamente le carte in tavola. Al consiglio comunale
di lunedì non potrà più essere iscritta la surroga di Caruso con il primo
dei non eletti di Fdi, Carlo Ceretti.
Tantomeno verrà calendarizzata
l'elezione del nuovo presidente
dell'aula, per la quale le forze politiche già si stavano preparando. Un
pasticcio procedurale che, con ogni
probabilità, costringerà a rimandare di un paio di giorni la convocazione della seduta, in attesa che il
diretto interessato si convinca a rassegnare dimissioni anche da consigliere.
La strada alternativa della sospensione dalla carica in base alle normative anti-corruzione che scattano in caso di amministratori pubblici accusati di reati della portata
di quelli imputati a Caruso ha tempi non rapidissimi. E andare ugualmente all'elezione di un nuovo presidente, con l'uscente ancora in sella come consigliere potrebbe costituire una rischiosa forzatura procedurale. Morale: Palazzo Mercanti
tenuto sostanzialmente in ostaggio
da Caruso.
La corsa alla successione
Tutto questo quando già si era messo in tumultuoso movimento il toto-successione. Per oggi la maggioranza di centrodestra aveva in agenda due incontri che, a questo punto, c'è da chiedersi se verranno confermati. Risulta a "Libertà" che alle
10 sia convocata una riunione in via
Cavour nell'ufficio dell'ex senatore
Agogliati (Forza Italia) alla presenza anche della sindaca Barbieri; e
che alle 18 se ne tenga un'altra in via
Cittadella nella sede dell'associazione dei Liberali piacentini "Luigi
Einaudi".
La pista Fdi
Prima del contrordine sulle dimissioni di Caruso, lo scenario sulla
successione era in concitato e mutevole movimento. Una pista che si
coglieva dai riservatissimi contatti
tra le forze della maggioranza porta a una riconferma di un esponente di Fdi. Premesso che il partito di Tommaso Foti potrebbe anche avere messo in conto un passo indietro dopo la bufera giudiziaria che
ha investito un suo uomo di alta responsabilità istituzionale tratto in
arresto per affiliazione alla 'ndrangheta, nella coalizione c'è chi caldeggerebbe ancora l'assegnazione
a Fratelli d'Italia della presidenza,
tenuto conto sia dell'opportunità di
non dare il "la" a un rischioso effetto-domino nei non solidissimi
equilibri interni della maggioranza
sia dell'aumento del peso del gruppo di Fdi che con l'ingresso di Gloria Zanardi (ex Liberi ed ex gruppo
misto) è cresciuto da cinque a sei
consiglieri. Se questa fosse la soluzione, scartato il nome del capogruppo Giancarlo Migli che già due
anni fa si era sfilato dalla corsa alla
presidenza per ragioni legate alla
sua professione, le ipotesi accreditate sono quelle di Filippo Bertolini e Nicola Domeneghetti, con
quest'ultimo che parrebbe in vantaggio.
Lega alla finestra
Difficile che sia la Lega, già forte di
tre assessori (Fdi ne ha uno, Forza
Italia due, altri due sono di fiducia
del sindaco), a rivendicare la carica. Lo confermano le poche parole
dichiarate a "Libertà" dal capogruppo Carlo Segalini: «E' il profilo della persona da individuare che conta. Se la Lega ne ha di profili adatti?
Non lo so». E su un bis in quota Fdi,
«è un partito che fa parte della maggioranza», ha risposto evasivo, ma
possibilista Segalini.
Il pungolo dei Liberali
Un'altra pista porterebbe sullo
scranno più alto dell'aula uno dei
due consiglieri dei Liberali Piacentini, e rispetto a Gianpaolo Ultori sarebbe il capogruppo Antonio Levoni ad avere più chances. Ieri l'associazione Einaudi ha ricordato in
una nota che due anni fa, quando
Caruso venne eletto, Levoni non fece mistero, intervenendo in Consiglio, di un certo mal di pancia definendo la scelta del candidato il «frutto di un accordo fra i partiti che
non ci ha mai visto seduti al tavolo
delle trattative». E se all'epoca «presero atto» e si «allinearono», oggi i
Liberali esortano la maggioranza a
cogliere nella sostituzione del presidente «un'occasione per prendere le misure necessarie a un rilancio dell'azione amministrativa, eliminando sbavature e insufficienze,
che possono essere superate solo
se la giunta recupererà il rapporto
con le forze politiche che l'hanno
finora sostenuta». E nella loro nota
tornano su quelle che definiscono
le «reazioni isteriche che hanno accompagnato osservazioni critiche
dei Liberali», ad esempio sulla
«vendita/svendita delle quote
Iren», sul «rapporto coi dirigenti e
la segreteria comunale» che «occorre decidere coralmente», o sul
«doppione per i Teatri inventato
dalla sinistra». «Urge una nuova politica di bilancio», secondo i Liberali, «un segno di svolta, che caratterizzi un'amministrazione che non
può continuare a essere, nei propositi, uguale a tutte le precedenti di
diversa area».
Mano tesa alla minoranza
C'è anche un'altra pista, diciamo di
discontinuità, e cioè che la maggioranza apra all'opposizione per eleggere un suo esponente. C'è chi ha
pensato al pentastellato Sergio Dagnino, attuale vicepresidente, chi a
Massimo Trespidi, capogruppo di
Liberi, chi a Roberto Colla di Piacenza Oltre e chi al pd Christian
Fiazza che già il presidente del consiglio lo ha fatto nella seconda metà del mandato del sindaco Dosi.
Tutta da vedere però la disponibilità delle minoranze: i primi segnali che da quella parte si colgono sono di lasciare che sia il centrodestra
a venire a capo dello spinosissimo
caso che l'inchiesta su Caruso ha
fatto scoppiare.
E non è escluso che per far tornare
tutti i conti al proprio interno la sindaca possa dover nuovamente mettere mano agli assetti di giunta. Verso un rimpasto bis?
Libertà
