LA TRIBOLATA STORIA DEL COMPARTO
La mancanza dei certificati anti-incendio
dei negozi fin dalle origini;
lo smarrimento di una fideiussione
da 1,3 milioni; i vari passaggi
di mano tra società; fino alla
delibera di compravendita del
2017 per circa 7 milioni di euro con
la quale il Comune ritornava in
possesso di un'ampia ala del fabbricato.
Obiettivo: trasferirci parte
degli uffici comunali e al contempo
riqualificare tutta l'area esterna
del parcheggio con i fondi del Bando
periferie. Vicenda complessa e
tribolata quella della galleria commerciale
di Borgo Faxhall in piazzale
Marconi che ha visto tantissime
amministrazioni metterci le mani. Un groviglio amministrativo
che negli anni ha visto montare
più volte la rabbia degli operatori
commercialie e che ora, con gli sviluppi
dell'inchiesta giudiziaria, rischia
un nuovo stop.
«Ci fu superficialità»
«Su Borgo Faxhall c'è stata superficialità
in passato e l'accordo con
Coemi Property, a nostro giudizio,
non è stato positivo. Dovremmo
portare tutte le carte non solo alla
Corte dei Conti, ma anche in Procura».
Detto, fatto. Qualche mese
dopo aver pronunciato queste parole
in consiglio comunale (il 4 giugno
scorso), il sindaco Patrizia Barbieri passò dalle parole ai fatti portando
in procura tutti gli atti relativi
alla spinosa vicenda e trasmettendoli
anche alla Corte dei Conti.
Borgo Faxhall story
Gli atti in questione fanno riferimento
alla complessa partita ultraventennale
di riqualificazione
del comparto che dalla stazione
ferroviaria si estende fino a via dei
Pisoni dietro la galleria commerciale
(area di 3.500 metri quadrati).
Nel 2014 l'amministrazione Dosi
approvò le linee di indirizzo del
progetto di risanamento. Fu durante
quel dibattito in aula che emerse
il caso della fideiussione da 1,3 mai escussa dal Comune. Del documento
si persero le tracce (ci fu
una denuncia per smarrimento).
Una circostanza che l'allora consigliere
comunale Filiberto Putzu
definì «una barzelletta».
Due anni dopo, dicembre 2016,
sempre la giunta Dosi diede il via
libera alla delibera che si proponeva
di tradurre in pratica quelle
linee. Fu il tentativo di sbloccare
l'impasse e permettere a Borgo
Faxhall di vedere concretizzato il
destino di riqualificazione scritto
a metà anni '90.
Risaliva infatti al 1996 la convenzione
siglata tra Comune e la proprietà
del comparto che, dopo alcuni
passaggi di mano, rispondeva
al nome della società milanese
Coemi Property. L'intesa diede
come unico frutto l'edificazione
del centro commerciale, ma rimasero
al palo molti degli altri impegni,
sia privati che pubblici.
La delibera del 2016 poggiava su uno scambio tra le controparti per
compensare i reciproci oneri, sui
cui valori immobiliari in gioco
c'era stata anche una perizia del
tribunale e una valutazione di
congruità del Demanio.
Lo scambio prevedeva la cessione
da parte di Coemi al Comune
di unità immobiliari e aree per
sgravarsi dalle inadempienze; Palazzo
Mercanti dal canto suo acquistava,
a sua volta, altri beni dal
privato impegnandosi a realizzare
quanto ancora inattuato, dai
parcheggi per i pendolari (200 posti
circa) alla nuova autostazione
delle corriere, dalla cura delle aree
verdi alla messa in ordine della
viabilità interna. Uno scambio
che ha comportato per il Comune
un saldo di 2,6 milioni di euro
da versare a Coemi, più una cifra
necessaria per la realizzazione
delle opere mancanti. Nella delibera
si faceva anche espresso riferimento
al Bando periferie e a quei 4,5 milioni di euro destinati
esplicitamente alla riqualificazione
di Borgo Faxhall. Dopo l'inizio
dei lavori nel 2017, però, tutto si
era interrotto, complice il cambio
di amministrazione.
Arriviamo ad oggi con la pratica
pesantemente contestata dalla
giunta Barbieri e dalla maggioranza:
la tesi è sempre stata che si fosse
fatto un favore ai privati. Quel
4 giugno scorso in consiglio arrivarono
pesanti attacchi alla pratica
anche da Massimo Trespidi
(Liberi) e da Tommaso Foti (Fd'I).
Quest'ultimo disse: «Questa amministrazione
si trova sul gobbo
Borgo Faxhall e tutti i problemi
che impediscono di utilizzarlo».
Il riferimento era anche alla questione
della mancanza dei certificati
anti-incendio di tutti i locali
della galleria fin dalla sua nascita.
Lacuna che negli ultimi mesi
la nuova amministrazione stava
cercando di regolarizzare.
Libertà
