Rassegna Stampa

Fideiussioni smarrite e niente certificati: per la galleria un calvario ultraventennale

Data: 27/10/2018

LA TRIBOLATA STORIA DEL COMPARTO

La mancanza dei certificati anti-incendio dei negozi fin dalle origini; lo smarrimento di una fideiussione da 1,3 milioni; i vari passaggi di mano tra società; fino alla delibera di compravendita del 2017 per circa 7 milioni di euro con la quale il Comune ritornava in possesso di un'ampia ala del fabbricato. Obiettivo: trasferirci parte degli uffici comunali e al contempo riqualificare tutta l'area esterna del parcheggio con i fondi del Bando periferie. Vicenda complessa e tribolata quella della galleria commerciale di Borgo Faxhall in piazzale Marconi che ha visto tantissime amministrazioni metterci le mani. Un groviglio amministrativo che negli anni ha visto montare più volte la rabbia degli operatori commercialie e che ora, con gli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria, rischia un nuovo stop.

«Ci fu superficialità» 
«Su Borgo Faxhall c'è stata superficialità in passato e l'accordo con Coemi Property, a nostro giudizio, non è stato positivo. Dovremmo portare tutte le carte non solo alla Corte dei Conti, ma anche in Procura». Detto, fatto. Qualche mese dopo aver pronunciato queste parole in consiglio comunale (il 4 giugno scorso), il sindaco Patrizia Barbieri passò dalle parole ai fatti portando in procura tutti gli atti relativi alla spinosa vicenda e trasmettendoli anche alla Corte dei Conti.

Borgo Faxhall story 
Gli atti in questione fanno riferimento alla complessa partita ultraventennale di riqualificazione del comparto che dalla stazione ferroviaria si estende fino a via dei Pisoni dietro la galleria commerciale (area di 3.500 metri quadrati). Nel 2014 l'amministrazione Dosi approvò le linee di indirizzo del progetto di risanamento. Fu durante quel dibattito in aula che emerse il caso della fideiussione da 1,3 mai escussa dal Comune. Del documento si persero le tracce (ci fu una denuncia per smarrimento). Una circostanza che l'allora consigliere comunale Filiberto Putzu definì «una barzelletta». Due anni dopo, dicembre 2016, sempre la giunta Dosi diede il via libera alla delibera che si proponeva di tradurre in pratica quelle linee. Fu il tentativo di sbloccare l'impasse e permettere a Borgo Faxhall di vedere concretizzato il destino di riqualificazione scritto a metà anni '90. Risaliva infatti al 1996 la convenzione siglata tra Comune e la proprietà del comparto che, dopo alcuni passaggi di mano, rispondeva al nome della società milanese Coemi Property. L'intesa diede come unico frutto l'edificazione del centro commerciale, ma rimasero al palo molti degli altri impegni, sia privati che pubblici. La delibera del 2016 poggiava su uno scambio tra le controparti per compensare i reciproci oneri, sui cui valori immobiliari in gioco c'era stata anche una perizia del tribunale e una valutazione di congruità del Demanio. Lo scambio prevedeva la cessione da parte di Coemi al Comune di unità immobiliari e aree per sgravarsi dalle inadempienze; Palazzo Mercanti dal canto suo acquistava, a sua volta, altri beni dal privato impegnandosi a realizzare quanto ancora inattuato, dai parcheggi per i pendolari (200 posti circa) alla nuova autostazione delle corriere, dalla cura delle aree verdi alla messa in ordine della viabilità interna. Uno scambio che ha comportato per il Comune un saldo di 2,6 milioni di euro da versare a Coemi, più una cifra necessaria per la realizzazione delle opere mancanti. Nella delibera si faceva anche espresso riferimento al Bando periferie e a quei 4,5 milioni di euro destinati esplicitamente alla riqualificazione di Borgo Faxhall. Dopo l'inizio dei lavori nel 2017, però, tutto si era interrotto, complice il cambio di amministrazione. Arriviamo ad oggi con la pratica pesantemente contestata dalla giunta Barbieri e dalla maggioranza: la tesi è sempre stata che si fosse fatto un favore ai privati. Quel 4 giugno scorso in consiglio arrivarono pesanti attacchi alla pratica anche da Massimo Trespidi (Liberi) e da Tommaso Foti (Fd'I). Quest'ultimo disse: «Questa amministrazione si trova sul gobbo Borgo Faxhall e tutti i problemi che impediscono di utilizzarlo». Il riferimento era anche alla questione della mancanza dei certificati anti-incendio di tutti i locali della galleria fin dalla sua nascita. Lacuna che negli ultimi mesi la nuova amministrazione stava cercando di regolarizzare.

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