Rassegna Stampa

'Fatti inimmaginabili ora lasci il Consiglio mi scuso con la citta''

Data: 27/06/2019

«Fatti inimmaginabili ora lasci il Consiglio mi scuso con la città»

CENE A CUI NON SI PARTECIPA È RESPONSABILITÀ POLITICA CHE PRECEDE QUELLA PENALE

Giuseppe Caruso deve dimettersi dal consiglio comunale perché è indifendibile. Sul piano politico prima ancora che per le responsabilità penali addebitategli dalla Dda di Bologna che ne ha disposto l'arresto. Vale a dire per le frequentazioni documentate dalle fotografie che hanno fatto il giro di tutta Italia e non solo. «Chi appartiene a Fratelli d'Italia non può partecipare a cene come quelle e dire frasi come quelle, certe frequentazioni non le può avere chi ha, o chi ambisce ad avere funzioni pubbliche che vanno onorate». Ieri Tommaso Foti con queste parole ha reso tombale una pietra che sulla storia politica del presidente del consiglio comunale era già pesantemente caduta il giorno prima con le intercettazioni e le immagini del suo coinvolgimento nei traffici della cosca mafiosa dei cutresi. Non si tratta di derogare al garantismo, ma di evidenziare un requisito pre-penale che attiene alla «cultura politica di chi a suo tempo ha votato Paolo Borsellino presidente della Repubblica, una cultura della legalità» incompatibile con tutto ciò che già è emerso senza bisogno di aspettare sentenze di condanna. La messa al bando di Caruso, che già la segretaria nazionale Giorgia Meloni aveva decretato a caldo sollevandolo da ogni incarico di partito, lo stato maggiore piacentino di Fdi l'ha ribadita in una conferenza stampa convocata ieri pomeriggio. L'onorevole Foti, circondato dal gruppo consiliare allargato per la circostanza a Carlo Ceretti, primo dei non eletti chiamato a subentrare a Caruso in caso di dimissioni, ha aperto il suo intervento con voce rotta dall'emozione. A testimoniare quello che ha definito un «pugno nello stomaco», perché «mai ci saremmo immaginati di trovarci in questa situazione», si è sfogato sottolineando tre volte il "mai". Una vigorosissima presa di distanze che però non esime da una assunzione di «responsabilità sotto il profilo almeno politico»: «Ci scusiamo con la città, con il sindaco, con i partiti della coalizione e con tutto il consiglio comunale minoranze comprese», è la dichiarazione di contrizione fatta da Foti. Non però incondizionata. Anzitutto va chiarito che le vicende che inguaiano Caruso «si consumano quasi completamente al di fuori del nostro territorio». In secondo luogo, risalgono al 2015 e «non vedono coinvolta in alcun modo né la sua funzione pubblica né l'amministrazione comunale». In terzo luogo, è «vergognoso l'accostamento della mia persona», ha reagito Foti minacciando querele per diffamazione ai «sostenitori della tesi del "non si poteva non sapere"». E spiegando che a Caruso come a tutti i candidati di Fdi alle comunali di due anni fa «è stato applicato il massimo rigore di verifiche possibili, chiedendo certificati penali e i carichi pendenti». «Adesso tutti scoprono chissà quante cose, ma nessuno mi ha telefonato per riferirmi qualcosa del genere, gliebìne saremmo stati grati», considera Foti smentendo anche - e siamo alla quarta puntualizzazione - che la carriera politica di Caruso sia «cresciuta alla mia ombra». «Ci conosciamo da vent'anni, ma chiunque vada a vedere i passaggi di quegli anni sa chi erano i protagonisti delle vicende di Alleanza nazionale e di una persona che si era ritagliata un suo spazio autonomo». «Né è vero» - è la quinta obiezione - «che sia stata imposta da me la sua candidatura alla presidente del consiglio comunale». «Nelle 280 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare non c'è una riga né su Fdi né su Foti», rivendica l'onorevole a cui preme anche chiarire (sesto punto) che l'essere rimasto in silenzio per tutta la giornata di martedì non va assolutamente inteso come imbarazzato attendismo: c'è da considerare anzitutto l'aspetto «umanamente doloroso che ha travolto tutta la nostra comunità politica», poi il fatto di essere a Roma e di non potere convocare la stampa locale prima di un rientro a Piacenza solo in serata, tenendo conto infine dell'opportunità di avere il tempo di leggere le carte dell'inchiesta». Piena sintonia (settima puntualizzazione) con la linea dura della Meloni nei confronti di Caruso («Eravamo a Roma insieme quando la sua dichiarazione è stata inviata alla stampa»), anche perché, ha rincarato la dose Foti, «riteniamo che, nell'interesse della tutela della sua posizione e prima ancora della comunità cittadina, dovrebbe pensare di dimettersi da presidente e dal consiglio comunale». «Lo dico sapendo che in ogni caso si attiverebbe la sospensione», ha concluso in riferimento alle normative che scattano dopo la comunicazione della convalida dell'arresto dall'autorità giudiziaria alla prefettura e al Comune, con le funzioni di guida del Consiglio che passano al vicepresidente Dagnino e il primo dei non eletti di Fdi (Ceretti) che sostituisce Caruso in aula. 

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