La rinuncia al caro-addizionale Irpef mette a prova la copertura dei conti triennali già nel 2019. Ma il buco più grande si apre dopo
Guai a parlare di tagli. Troppo diretto. Efficientamenti, ottimizzazioni, al massimo razionalizzazioni sono i termini ammessi nel vocabolario del politically correct utilizzato
dall'amministrazione comunale e
in particolare dall'assessore al bilancio Paolo Passoni.
E d'altro canto, li si chiami come si
vuole, di quello si tratta, di tagli, di
abbattimenti della spesa che la ragioneria di Palazzo Mercanti è a richiedere agli assessorati per far tornare conti dalla quadratura sempre
più complicata. Parliamo del bilancio triennale di previsione 2019-
2021 che è in fase di gestazione per
essere portato ad approvazione in
consiglio comunale entro febbraio.
Bilancio in gestazione
La cancellazione, da parte dell'amministrazione Barbieri, dell'aumento dell'addizionale Irpef che la giunta precedente aveva deliberato proprio per dare garanzia contabile a
prospettive di bilancio che già allora si presentavano tutt'altro che rosee, mette a dura prova il lavoro della ragioneria comunale. Il combinato disposto del venir meno di quei
2,6 milioni di euro di gettito stimato con la promessa di non «mettere
la mani nelle tasche dei cittadini»
nemmeno con altri rialzi di imposte, conduce a un'unica alternativa:
tagliare la spesa, e in primis quella
per il welfare che da sola si porta via
un quarto delle uscite correnti del
Comune. Significa "mettere le mani" nei servizi sociali, nelle prestazioni alla persona di cui usufruiscono soprattutto le fasce deboli - disabilità, infanzia, terza età -, complicato mantenerne intatti i livelli di
qualità e quantità.
Se al bilancio 2019, il primo cioè dei
tre anni della manovra economica
da varare, l'amministrazione aveva
comunque messo in conto di riuscire a porre una pezza «contraendo la
spesa, ma senza tagli al sociale, casomai con efficientamenti e razionalizzazioni», aveva spiegato l'assessore Passoni a metà dicembre all'annuncio della rinuncia al rincaro
dell'Irpef, è nel 2020 e nel 2021 che
principalmente i nodi vengono al
pettine. Complici le progressive contrazioni di risorse che da Stato e Regione ai Comuni a fronte di crescenti fabbisogni finanziari, risulta a "Libertà" che nel 2020 manchino all'appello sui 2,7 milioni di euro, cifra destinata a lievitare a 3,5 milioni, o giù
di lì, nel 2021. Complessivamente
circa 6 milioni. O si trovano le coperture o il triennale non si chiude. Per
questo l'assessorato al bilancio, riferiscono le indiscrezioni, sta richiamando a una serrata opera di revisione della spesa che rimpingui le
casse tutti gli apparati comunali, a
partire dagli uffici sociali a cui viene
richiesto lo sforzo maggiore.
Il nodo della spesa corrente
Il nodo principale è la parte corrente del bilancio, che trova copertura
con aumenti di entrate e con riduzioni di uscite: se il primo canale è
impraticabile, tocca ricorrere al secondo, cioè a tagli di spesa che possono rivelarsi politicamente molto
dolorosi. L'annunciata vendita di azioni di società municipalizzate come Iren non viene in soccorso dal
momento che i proventi sono poste
in conto capitale, vanno destinati a
investimenti. Idem per le alienazioni immobiliari e gli oneri di urbanizzazione. C'è sì la possibilità di dirottarne gli introiti a copertura di spesa corrente, ma così vengono a mancare preziose risorse al capitolo degli investimenti e delle manutenzioni (strade, edifici, aree verdi) che
pure è in profonda sofferenza. Altra
leva a disposizione è l'indebitamento, che però Passoni in consiglio comunale (v. "Libertà del 15 dicembre
scorso") ha definito «strada non percorribile» perché «se dovessimo accendere dei mutui si andrebbe a ridurre la capacità di spesa del Comune».
La spending review
Non resta perciò che «accelerare sul
trend di razionalizzazioni che è in
corso da anni, potremo rivedere gli
appalti di servizio quando giungeranno a scadenza, ottenere risparmi con un nuovo piano energetico
sugli immobili comunali». Così l'assessore, quando però, un mese fa,
parlava solo del 2019 dal momento
che la scelta annunciata dalla giunta di rinunciare ai 2,6 milioni di addizionale riguardava solo quell'anno essendo stata mantenuta per il
biennio successivo. La vibrante polemica scoppiata nel centrodestra
dei giorni seguenti, con il prevalere
della posizione di Fdi che ha portato la maggioranza a optare per l'azzeramento del rincaro Irpef anche
nel 2020 e 2021, ha fatto subito suonare l'allarme-conti negli ultimi due esercizi del triennale.
Il monito dell'assessore
Nel consiglio comunale che il 27 dicembre ha votato quell'indirizzo è
stato chiaro l'avvertimento lanciato
da Passoni sui contraccolpi sul bilancio: «Prendo atto di un emendamento che aggrava il lavoro dell'assessore, certe decisioni vanno prese in anticipo, chiuderemo il 2019 in
modo dignitoso mentre per il 2020
e 2021 dovremo prestare molta attenzione, quello di non aumentare
l'addizionale è un mandato che viene dato a tutta la giunta».
POLEMICA IN MAGGIORANZA
È stata polemica nella maggioranza (nella foto il sindaco, Foti,
Passoni e Pecorara) per la decisione di azzerare il caro-Irpef
non solo nel 2019, come aveva
scelto la giunta, ma anche nel
2020 e 2021. È in questo biennio
che si apre un fabbisogno
finanziario sui 6 milioni totali.
Libertà
