AVEVA 67 ANNI. ERA STATO PRESIDENTE DELLA PROVINCIA E SINDACO DI MONTICELLI
Una stretta di mano vigorosa, di
quelle che infondono fiducia. Il fare
bonario delle gente della Bassa,
la sua gente. Che, anche se plurilaureata,
ama la battuta in dialetto.
Come quella che l'ha reso famoso:
"La vegna bella". Ne fece lo slogan
delle campagna elettorale del
2004, il suo capolavoro politico,
quando diventò presidente della
Provincia battendo un avversario
del calibro di Tommaso Foti.
C'è da scommettere che Gian Luigi
Boiardi anche al cospetto di chi
ha incontrato in queste ore lasciando
per sempre la amatissima Monticelli
si è presentato sfoderando,
ironico e sorridente, il fortunato
motto coniatogli su misura dal guru
della comunicazione Mauro
Ferrari. Una fulminante infezione
batterica se l'è portato via in pochi
giorni. Aveva 67 anni.
Manager dell'Ibm, sposato con
Barbara, una figlia, Boiardi di Monticelli
è stato sindaco per due mandati
(dal 1997), portacolori dei Ds
per poi confluire nel Pd. Alla sua
terra era legatissimo. Se doveva indicare
il momento più bello della
vittoriosa campagna elettorale per
la Provincia rispondeva così: «Ho
fissa nella mente l'immagine di
una donna di 87 anni, che ho conosciuto a Castelvetro, mi stringeva
il braccio come una tenaglia, mi
ha guardato negli occhi e mi ha detto
seria "g'aviss treint'ann ad menu".
Voleva dire che se avesse avuto
trent'anni di meno mi avrebbe
aiutato personalmente. Mi ha
commosso».
C'è in queste parole tutto l'orgoglio
delle radici, il legame identitario
con la Bassa, la Bassa padana e piacentina.
Che ne ha segnato la militanza
politica: «Qui c'è una perfetta
rappresentazione di quello
che è il centrosinistra da almeno
ottant'anni, i moti socialisti, un certo
modo di fare politica», spiegava Boiardi a "Libertà" nel giugno 2004,
nella prima intervista da presidente
della Provincia: «Io da qui non
mi muoverei mai perchè c'è un
grande modello solidale di società,
abbiamo ventiquattro associazioni,
un volontariato potentissimo,
sono questi i modelli da cui
non possiamo prescindere, non il
"Grande Fratello", non dobbiamo
mai dimenticare da dove siamo
partiti».
Anche quando imbracciava la chitarra,
una delle sue passioni, riemergeva
il legame al territorio:
amava le canzoni popolari, stornelli
simpaticamente irriverenti accompagnati
con l'arpeggio, ballate
acustiche da rock-star del Po.
Perché il fiume gli apparteneva.
«Senza il fiume farei fatica a vivere,
la gente ha paura, ma in realtà bisogna
averne rispetto, è una grande
risorsa che da queste parti ha
mantenuto intere generazioni»,
raccontava sempre in quell'intervista:
«Occorre rilanciare il Po con
la navigabilità e un turismo diportistico
intelligente. Intanto, con la
conca di Isola Serafini (l'anno prossimo
parte il cantiere) cominciamo
a renderlo navigabile e far tornare
Piacenza nel golfo di Venezia».
L'inaugurazione della conca ha fatto
in tempo a vederla. E' arrivata in
grande ritardo, la primavera scorsa,
esempio di quella lentezza del la politica italiana da cui nemmeno
l'amministrazione Boiardi è stata
esente. La sua giunta provinciale
era nata con grandi aspettative
nel centrosinistra: un po' per cercare
di mettersi in fretta alle spalle
i veleni che che avevano accompagnato
la scelta del candidato (clamoroso
l'appello al voto per Foti
che a tre giorni dal ballottaggio fece
il presidente uscente di via Garibaldi
e leader della Margherita e
dell'Ulivo piacentino Dario Squeri),
un po' per vedere all'opera quello
schema allargato di alleanza dal
civismo moderato a Rifondazione
comunista che due anni dopo
avrebbe portato Romano Prodi al
governo del Paese.
Aspettative andate in parte deluse
nei cinque anni di mandato di
Boiardi. Che tra i suoi si attirò critiche
anche per la "melina" sulla ricandidatura
nel 2009. Non il migliore
viatico per una riconferma
elettorale. Difatti non arrivò: il centrodestra
di Massimo Trespidi prevalse
già al primo turno, segnandone
di fatto la fine politica.
Boiardi rimase convinto della bontà
del suo modello politico, dando
vita in consiglio provinciale al gruppo
del Nuovo Ulivo. Una scelta in
solitaria che testimonia il suo rapporto
spesso controverso con il
centrosinistra. Come quando finì
nel mirino per avere accumulato
tre cariche: sindaco di Monticelli,
presidente della Provincia e deputato.
Era il luglio del 2004, l'elezione
in parlamento, a cui si era candidato
nel 2001, era scattata in un
secondo tempo per un giro di dimissioni
alla Camera. Boiardi lasciò
Montecitorio nel febbraio
2005, sull'onda di richieste sempre
più pressanti pure dai suoi.
E anche in questo braccio di ferro
si specchia, vien da dire, il carattere
sanguigno della gente della Bassa.
Libertà
