L'iniziativa è partita da un manipolo di ex amministratori
Un uomo dello Stato. Ma anche
un appassionato lettore di
dottrina sociale della chiesa, una
persona schiva ma sempre disponibile.
Così è stato ricordato Franco
Tei, segretario comunale dal
1986 al 1998 a cui ieri pomeriggio
è stata intitolata la sala giunta del
municipio e che il prossimo 7 dicembre
verrà ricordato ancora attraverso
le testimonianze di chi lo
conobbe e degli amici.
L'iniziativa, partita da un manipolo
di ex amministratori ossia Aldo
Lanati, Carlo Mazza e Stefano Pareti, ha inteso ricordare un piacentino
che è spiccato nell'ambito
della gestione e della direzione
della macchina comunale: Tei era
infatti entrato in Comune nel 1964
ed è stato vicesegretario comunale
dal 1965 al 1986 prima di ricoprire
l'incarico di segretario. La
celebrazione, consacrata dalla benedizione
della targa fatta da don
Ezio Molinari, ha visto partecipare
anche i figli Isabella e Daniele.
«È una persona che ha segnato
un'epoca ed è stata un punto di riferimento
per tanti – ha fatto notare
il sindaco Patrizia Barbieri –
era una persona con una cultura
giuridica profondissima e la disponibilità
ad aiutare tutti, ma anche
l'autorevolezza per far notare
ai dirigenti e agli amministratori
quando sbagliavano. Franco Tei
ha amato la sua città ed è giusto
che la città risponda: lo farà anche il 7 dicembre con un momento
per ricordare l'uomo attraverso
le testimonianze degli amici».
«Era un uomo dello Stato, capace
di avere un rapporto coi consiglieri
schietto e diretto – ha ricordato
il consigliere Tommaso Foti – univa
una cultura giuridica disarmante
alla capacità di trasmettere
sicurezza nella scelta degli atti
sotto il profilo amministrativo, ma
non amava stare in vetrina nonostante
abbia ricoperto un ruolo allora
fondamentale per la vita della
città. Il Comune gli deve essere
grato per avere creato una squadra
di dirigenti capace di fornire
delle risposte ai dubbi che venivano».
«Conobbi bene Tei nel 1994
quando diventai presidente del
consiglio comunale – ha ricordato
Carlo Mazza – era una persona
schiva e originale, non potevi diventare
suo amico se lui non voleva.
Era un assiduo frequentatore
della libreria Romagnosi e ricordo
molto bene quando, una
settimana prima della sua morte,
prenotò un libro di racconti intitolato
"Non dimenticatemi": quasi
un'anticipazione. Quel libro poi
lo acquistai io dal signor Gobbi».
Stefano Pareti invece conobbe Tei
da sindaco dal 1980 al 1985: «Era
un uomo che esprimeva un coraggio
antico, grande integrità e
senso del dovere – ha ricordato –
era permanentemente al servizio
delle istituzioni indipendentemente
dalla maggioranza politica che governava. Ma al di là di
questo, Franco Tei aveva anche
una passione per le letture religiose
e per la dottrina sociale della
Chiesa: leggeva l'Osservatore romano
e le encicliche papali, ma
quando un sindaco volle invitare il vescovo per un incontro con il
consiglio comunale lui mi disse
che non era d'accordo. Con la sua
scomparsa ci siamo sentiti tutti
meno tutelati».
«Quando sono venuta in comune
avevo 20 anni e Franco Tei è stato uno dei primi di cui ho un
chiaro ricordo – ha spiegato Mara
Conti – era un uomo di grande
autorevolezza che gli veniva anche
dal fisico importante e per il
quale forma e sostanza coincidevano».
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