In Consiglio le modifiche statutarie, aumenta la quota di titoli cedibili Maggioranza verso la dismissione. Minoranze: «Boccone avvelenato»
Irrobustisce la voglia di vendere
azioni Iren per dare fiato alle esangui casse comunali la modifica allo
statuto della multiutility votato ieri
dal consiglio comunale. Se fino a ieri era di 5,5 milioni il pacchetto di
azioni disponibile per la dismissione, la quota cioè libera dai vincoli
del patto di sindacato con gli altri soci pubblici che detengono il controllo di Iren, ora sale a 7,5 milioni. In
soldoni significa, agli attuali valori
borsistici del titolo, 16,3 milini di euro che teoricamente si possono introitare. Per impiegarli in opere pubbliche, dal momento che quella destinazione tale voce di entrata può
avere, spesa per investimenti.
Cifra importante, in grado di ingolosire giunta e maggioranza da cui
già dalla fine del 2018 è arrivato il segnale del sostanziale via libera all'alleggerimento della partecipazione
in Iren di cui il Comune detiene
l'1,6% circa del capitale. L'assessore
al bilancio Paolo Passoni ha confermato ieri l'intenzione di portare entro breve in aula una delibera con la
proposta di vendita. «Dopodiché il
consiglio comunale è sovrano», ha
aggiunto come se non desse per
scontato l'esito del voto. Magari dopo avere sentito Tommaso Foti (Fdi)
che poco prima aveva concluso così il suo intervento: «La situazione
attuale di Iren suggerisce di fare parte della governance in modo attivo».
Quasi ad avvertire che non è questo
il momento di vendere azioni alleggerendo il peso nella società.
In realtà Foti e Fdi nelle scorse settimane erano stati i primi della maggioranza di centrodestra a esortare
a recuperare risorse per investimenti mettendo in conto una dismissione di quote di partecipazione. Vero
d'altro canto che ieri in consiglio il
dibattito si è concentrato soprattutto sulla governance i cui equilibri
stanno significativamente cambiando, con nuove opportunità che si
aprono per Piacenza.
Le modifiche agli accordi tra i Comuni soci della multiutility - oltre al
nostro, ci sono Reggio, Parma, Torino e Genova - che la maggioranza
ha approvato insieme a Liberi, gruppo misto, Piacenza Oltre e Piacenza Più (astenuti Pd e M5s, no di Piacenza in Comune) derivano dall'ingresso di La Spezia nell'azionariato:
il cda passa da 13 a 15 membri. Nei
mesi scorsi è stata poi portata a termine la scissione della finanziaria
Fsu, controllata da Torino e Genova, attraverso la quale i due Comuni gestivano le proprie azioni, con la
nascita di Fct, la nuova controllata del capoluogo piemontese. Separazione a seguito della quale Torino
ha venduto il 2,5% delle sue azioni,
subito acquistate da Genova. Ora è
la Liguria ad aver maggior peso in
Iren: grazie all'ingresso dei soci
spezzini supera quota 20%, seguita
dall'Emilia sopra il 15%.
Morale: se è Genova ad avere conquistato in Iren una leadership che
prima era di Torino e prima ancora
di Reggio, sarà meglio rivolgersi al
mare per cercare alleanza da cui
trarre benefiche ricadute e investimenti della multitutility sul territorio, tanto più che al govenro del capoluogo ligure c'è da due anni una
giunta di centrodestra. Questo il
messaggio arrivato da Foti - ma pure dai banchi dell'opposizione con
Massimo Trespidi (Liberi) - a cui ha
fatto sponda lo stesso sindaco Patrizia Barbieri che ha parlato di «affinità» con il primo cittadino di Genova Bucci, in materia ad esempio
di gestione della risorsa idrica e anche di settore logistico.
Prima di decidere se vendere azioni, va dunque tenuto conto della
partita sugli equilibri politici in Iren.
Oltretutto, ha avvertito Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune) quante più
azioni si cedono tanto meno ricco
sarà il dividendo annuale che sin qui
è stato sui 1,3 milioni di euro, risorse preziose a copertura della spesa corrente che è uno dei nodi finanziari che il Comune ha di fronte.
«Occhio a non farlo diventare un
boccone avvelenato», è il monito di
Rabuffi che ha puntato il dito anche
sui faraonici stipendi dei manager
di Iren. Giulia Piroli (Pd) ha evidenziato anche il rilevante contributo
in sponsorizzazioni che arriva dalla multiutility. E a esortare a «far valere il nostro peso» sono stati Carlo
Segalini (Lega), Andrea Pugni
(M5s), Gianluca Bariola (Piacenza
Più), Roberto Colla (Piacenza Oltre).
Ma «vendere oggi azioni non vuol
dire allontanarci da Iren», ha cercato di rassicurare Passoni.
Libertà
