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L'ipotesi di vendere azioni Iren: 16 milioni per opere pubbliche

Data: 22/01/2019

In Consiglio le modifiche statutarie, aumenta la quota di titoli cedibili Maggioranza verso la dismissione. Minoranze: «Boccone avvelenato»

Irrobustisce la voglia di vendere azioni Iren per dare fiato alle esangui casse comunali la modifica allo statuto della multiutility votato ieri dal consiglio comunale. Se fino a ieri era di 5,5 milioni il pacchetto di azioni disponibile per la dismissione, la quota cioè libera dai vincoli del patto di sindacato con gli altri soci pubblici che detengono il controllo di Iren, ora sale a 7,5 milioni. In soldoni significa, agli attuali valori borsistici del titolo, 16,3 milini di euro che teoricamente si possono introitare. Per impiegarli in opere pubbliche, dal momento che quella destinazione tale voce di entrata può avere, spesa per investimenti. Cifra importante, in grado di ingolosire giunta e maggioranza da cui già dalla fine del 2018 è arrivato il segnale del sostanziale via libera all'alleggerimento della partecipazione in Iren di cui il Comune detiene l'1,6% circa del capitale. L'assessore al bilancio Paolo Passoni ha confermato ieri l'intenzione di portare entro breve in aula una delibera con la proposta di vendita. «Dopodiché il consiglio comunale è sovrano», ha aggiunto come se non desse per scontato l'esito del voto. Magari dopo avere sentito Tommaso Foti (Fdi) che poco prima aveva concluso così il suo intervento: «La situazione attuale di Iren suggerisce di fare parte della governance in modo attivo». Quasi ad avvertire che non è questo il momento di vendere azioni alleggerendo il peso nella società. In realtà Foti e Fdi nelle scorse settimane erano stati i primi della maggioranza di centrodestra a esortare a recuperare risorse per investimenti mettendo in conto una dismissione di quote di partecipazione. Vero d'altro canto che ieri in consiglio il dibattito si è concentrato soprattutto sulla governance i cui equilibri stanno significativamente cambiando, con nuove opportunità che si aprono per Piacenza. Le modifiche agli accordi tra i Comuni soci della multiutility - oltre al nostro, ci sono Reggio, Parma, Torino e Genova - che la maggioranza ha approvato insieme a Liberi, gruppo misto, Piacenza Oltre e Piacenza Più (astenuti Pd e M5s, no di Piacenza in Comune) derivano dall'ingresso di La Spezia nell'azionariato: il cda passa da 13 a 15 membri. Nei mesi scorsi è stata poi portata a termine la scissione della finanziaria Fsu, controllata da Torino e Genova, attraverso la quale i due Comuni gestivano le proprie azioni, con la nascita di Fct, la nuova controllata del capoluogo piemontese. Separazione a seguito della quale Torino ha venduto il 2,5% delle sue azioni, subito acquistate da Genova. Ora è la Liguria ad aver maggior peso in Iren: grazie all'ingresso dei soci spezzini supera quota 20%, seguita dall'Emilia sopra il 15%. Morale: se è Genova ad avere conquistato in Iren una leadership che prima era di Torino e prima ancora di Reggio, sarà meglio rivolgersi al mare per cercare alleanza da cui trarre benefiche ricadute e investimenti della multitutility sul territorio, tanto più che al govenro del capoluogo ligure c'è da due anni una giunta di centrodestra. Questo il messaggio arrivato da Foti - ma pure dai banchi dell'opposizione con Massimo Trespidi (Liberi) - a cui ha fatto sponda lo stesso sindaco Patrizia Barbieri che ha parlato di «affinità» con il primo cittadino di Genova Bucci, in materia ad esempio di gestione della risorsa idrica e anche di settore logistico. Prima di decidere se vendere azioni, va dunque tenuto conto della partita sugli equilibri politici in Iren. Oltretutto, ha avvertito Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune) quante più azioni si cedono tanto meno ricco sarà il dividendo annuale che sin qui è stato sui 1,3 milioni di euro, risorse preziose a copertura della spesa corrente che è uno dei nodi finanziari che il Comune ha di fronte. «Occhio a non farlo diventare un boccone avvelenato», è il monito di Rabuffi che ha puntato il dito anche sui faraonici stipendi dei manager di Iren. Giulia Piroli (Pd) ha evidenziato anche il rilevante contributo in sponsorizzazioni che arriva dalla multiutility. E a esortare a «far valere il nostro peso» sono stati Carlo Segalini (Lega), Andrea Pugni (M5s), Gianluca Bariola (Piacenza Più), Roberto Colla (Piacenza Oltre). Ma «vendere oggi azioni non vuol dire allontanarci da Iren», ha cercato di rassicurare Passoni.

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