Il giudice di pace respinge il ricorso del Centro islamico. L'imam Shemis: è nostro diritto pregare. Foti (Fd'I): ora rispettino l'ordinanza
Sembra non conoscere la parola "fine" il braccio di ferro tra palazzo Mercanti e il Centro culturale islamico di via Mascaretti ritenuto, da
un'ordinanza comunale, luogo non
adatto alla preghiera. Sulla contesa,
che si trascina da almeno tre anni,
era arrivata come benzina sul fuoco anche la reiterata protesta di alcuni residenti del quartiere, infastiditi dal continuo via vai a loro dire
intercorso anche in ore notturne
presso i locali, soprattutto in concomitanza con il mese di preghiera del
Ramadan.
Ora, nel tortuoso iter di azioni e contro azioni, c'è un nuovo capitolo che
si aggiunge.
Il Giudice di Pace di Piacenza, secondo un comunicato fornito dal
Comune, ha respinto con sentenza
il ricorso proposto dal Centro Culturale Islamico contro l'ordinanza,
emessa nel maggio 2018 dal Comune di Piacenza, con cui si ordinava
l'immediata cessazione di uso non
conforme dell'immobile di via Mascaretti come luogo di preghiera.
Il Centro Islamico aveva proposto
ricorso al Giudice di Pace ritenendolo competente rispetto al Giudice Amministrativo, come invece indicava il Comune nella propria ordinanza.
Il Giudice di Pace, che aveva inizialmente sospeso l'ordinanza in questione, ha - secondo la stessa nota
pervenuta da palazzo Mercanti - accolto l'eccezione sollevata dall'Avvocatura comunale e dichiarato il
proprio difetto di giurisdizione, ritenendo competente il Tar dell'Emilia Romagna.
A quanto emerge, allo stesso Tar si
è già rivolto, negli ultimi giorni, il
Centro culturale islamico con sede
in via Mascaretti, presentando ricorso su cui ora il tribunale amministrativo sarà chiamato a pronunciarsi. «Secondo noi - ha riferito ieri Shemis Mohamed, imam della comunità islamica cittadina (la seconda
si trova sulla Caorsana) - la richiesta del Comune di ritenere inadatta la
sede di via Mascaretti alla preghiera non è fondata. L'agibilità dei locali c'è, esiste. E c'è il diritto alla preghiera, chiunque, anche un musulmano, può pregare. Può farlo anche
per strada». Shemis ha confermato
che i riti di preghiera, nel centro culturale di via Mascaretti, non si sono
interrotti, insieme ad altre attività.
«Dire dove celebreremo il prossimo
Ramadan adesso è presto - afferma
ancora l'imam - vedremo. Un nuovo spazio di preghiera per il centro
culturale? Lo stiamo cercando e non
da oggi. Ma servono fondi, fondi di
cui adesso ancora non disponiamo. E ribadiamo - conclude - il fatto che
abbiamo diritto a pregare. Tutti i
centri in Italia simili al nostro possono anche ospitare la preghiera. Ed
è quello che facciamo anche noi».
Parole di fuoco arrivano da Tommaso Foti, vice-capogruppo di Fratelli
d'Italia alla Camera dei Deputati:
«Che da anni il Centro islamico occupi un immobile che non può essere utilizzato per gli scopi di preghiera è noto a tutti. Ciò nonostante e disattese le promesse di trasferimento del Centro, i suoi responsabili pensano di potere violare la
legge e non rispettare le ordinanze
comunali emesse al riguardo. Vogliono adire nuovamente i giudici?
Lo facciano. Per intanto però, rispettino quanto l'ordinanza stabilisce e
poi, quando avranno avuto torto anche nel giudizio di merito, se ne faranno una ragione».
Libertà
