Seduta di consiglio nervosa, passa all'unanimità un emendamento del sindaco: «Non mettiamo le mani nelle tasche dei cittadini»
Non solo per il 2019. L'Irpef non
aumenterà nemmeno per il 2020 e
il 2021. Lo ha deciso ieri il Consiglio
comunale al termine di una seduta
lunga e nervosa (l'ultima dell'anno)
in cui non potevano che rimbalzare le roventi polemiche dei giorni
scorsi. Decisivo il voto unanime dei
28 presenti in aula a un emendamento del sindaco Patrizia Barbieri che ha esteso al biennio 2020-
2021 quel blocco dell'addizionale
comunale che la delibera di giunta
di due settimane fa aveva previsto
solo per l'anno che bussa alle porte.
«Alla luce del dibattito emerso in
commissione accettiamo la sfida di
non mettere le mani nelle tasche dei
cittadini senza andare a intaccare la
qualità dei servizi. Il minor gettito
sarà compensato da una riduzione
della spesa corrente e da un aumento di altre voci di entrata», ha spiegato il sindaco. «Prendo atto di un
emendamento che aggrava il lavoro dell'assessore», ha osservato Paolo Passoni, titolare del bilancio.
«Certe decisioni vanno prese in anticipo. Chiuderemo il 2019 in modo
dignitoso mentre per il 2020 e 2021
dovremo prestare molta attenzione. Quello di non aumentare l'addizionale è un mandato che viene
dato a tutta la giunta», ha aggiunto
Passoni lanciando un chiaro avvertimento ai colleghi dell'esecutivo
sulle rinunce che questa decisione
comporterà sui vari capitolati.
«Confronto acceso»
E' intorno a questo emendamento,
che di fatto recepisce un preciso indirizzo di Fratelli d'Italia emerso in
commissione, che il centrodestra si
è ricompattato superando le aspre
tensioni interne dei giorni scorsi su chi volesse aumentare l'Irpef e chi
no. «E' vero, tra di noi c'è stato un
confronto serio, anche acceso
sull'argomento per poi arrivare a
una sintesi positiva per la città. Ma
in quale maggioranza non c'è confronto?», ha puntualizzato il capogruppo di Fdi, Gian Carlo Migli.
Odg ritirato
Al tempo stesso l'emendamento calato sul banco dal sindaco ha indotto le opposizioni a ritirare - seppur
a fatica e dopo ripetuti appelli alla
maggioranza, caduti nel vuoto, affinché si votassero entrambi «per
mostrare alla città che siamo uniti»
- un ordine del giorno che chiedeva la stessa cosa.
Minoranze all'attacco
Ma l'ottenimento dell'obiettivo non
ha comunque risparmiato la coalizione di governo dalle bordate delle opposizioni che hanno definito
«teatrino» le liti dei giorni scorsi.
Tutt'altro che tenero Christian Fiazza (Pd): «E' sotto gli occhi di tutti: il
sindaco ha accettato la linea di Tommaso Foti». «Foti è il vero regista, fossi in Passoni mi dimetterei», ha addirittura azzardato il pentastellato
Andrea Pugni. «Dopo la resa dei
conti, questa giunta fa la figura di
comparsa», ha aggiunto Luigi Rabuffi (Pc in Comune). «Avete solo pasticciato», ha rincarato la dose
Giorgia Buscarini (Pd). E Massimo
Trespidi (Liberi), ancora: «Avete
esposto Passoni al fuoco di fila delle opposizioni». «Galleggiate dentro una politica che non funziona,
non emergono tre idee di come volete portare avanti la barca», ha incalzato Mauro Monti (Liberi). «Vi
siete dati dei calci nelle caviglie fino
a ieri», ha commentato sarcastico
Stefani Cugini (Pd). «Il teatrino è stato sotto gli occhi di tutti», ha aggiunto Roberto Colla (Pc Oltre). Ha parlato invece di «vittoria» il capogruppo di Forza Italia Sergio Pecorara,
seguito a ruota dal leghista Carlo Segalini.
Recupero risorse
Ma adesso la partita si sposta su un
altro versante, altrettanto decisivo: quello del recupero delle risorse (2,6 milioni per due anni) che
per le opposizioni «non è assolutamente chiaro e ci preoccupa»,
hanno ammonito in chiusura Trespidi e Cugini.
Libertà
